"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)
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mercoledì 15 giugno 2016

La NATO nuovamente "fuori tema"...

Certo si rimane allibiti!

Con tutti i problemi che ci sono nel mondo e con tutti i morti e distruzione che sta provocando il così detto califfo dell'ISIS, sia in Medio Oriente che in Africa, cosa fa la NATO? 
Ancora una volta, rivolge il prioprio occhio minaccioso al nemico di sempre, la Russia.

E' di questi giorni la propostadei vertici della NATO di spostare ingenti truppe nei paesi baltici per frenare chi sa quali vellelità russe.

Cosa ci si poteva aspettare? 
Niente di meglio ovviamnete, tranne la solita e sempre piùsubdola campagna mediatica di innalzamento della tensione e della paura nell'opinione pubblica occidentale.

Certi media* hanno ventilato la possibilità di una invasione russa dei paesi baltici! Ma stiamo scherzando?

Vediamo invece in che tipo di contraddizioni sta nuovamente cadendo la NATO:

La Turchia è un membro della NATO che ha un forte impegno nei bombardamenti del Medio Oriente. Peccato che la Turchia bombardi le truppe Kurde e non le postazioni dell'ISIS, Inoltre la Turchia, paese NATO !! E' anche uno dei paesi che più di tutti appoggia, se pur informalmente e finanzia, anche tramite l'acquisto del petrolio, proprio il movimento del califfo, l'ISIS. 
Si tratta di una tradizione religiosa sunnita radicale che contrappone l'Arabia Saudita dall'altrettanto potente tradizione sciita iraniana. Tradizione sunnita che in Turchia, dopo un processo intenso di democratizzazione degli ultimi decenni, sta tornando in auge con l'attuale leadership politica.

Ultimamente tra Turchia e Russia non corre buon sangue, proprio a causa dei bombardamenti di Turchia e Russia in territorio siriano. I bombardamenti avrebbero teoricamente il comune intento di fermare l'avanzata del califfo, nei fatti e nella pratica la Russia bombarda l'ISIS e i movimenti anti Assad, mentre la Turchia, bombarda qualche obbiettivo ISIS di comodo ma bombarda pesantemente le truppe Kurde che combattono l'ISIS dal suolo.

Ma torniemo in Europa. La questione Ukraina è ovviamente ancora aperta ed è uno smacco che i permalosi leader della NATO dei paesi nordici non riescono a dimenticare. 
L'Ukraina faveva parte dei progetti di espansione della NATO oramai da anni, in modo che l'America potesse finalmente installare gli agognati missili al confine tra est e ovest.
L'ingresso nella NATO da parte dell'Ukraina era stato nascosto, mascherato, con l'ingresso dell'Ukraina stessa nella Comunita Europea.
Peccato che in quella occazione la Russia, in base al diritto internazionale riconosciuto, abbia preso a cuore la propria popolazione abitante della Crimea e abbia preso provvedienti.... militari in territorio ukraino, proprio per scongiurare non l'ingresso in Europa, ma l'adesione alla NATO e la creazione della piattaforma missilistica, ovviamnete puntata verso la Russia.

In fin dei conti chi vorrebbe vivere perennemente con i missili della NATO puntati nel proprio giardino di casa? Nessuno, tantomeno la Russia che, a parte i propri interessi in giro per il mondo come fanno tutti, compresi i commercianti di petrolio e terrorismo del Medio Oriente e gli ipocriti mercanti di armi e democrazia di America e Europa, non ha mai aggredito nessuno. 
Al contrario, a tutti noi la Russia vende il gas che ci tiene al caldo di inverno e che alimenta le nostre gran parte delle nostre industrie. 

Ancora una volta, perché la Russia dovrebbe invadere l'Europa? Solo la NATO lo sa ma non lo dice. Intanto la NATO manda soldati nel baltico per mostrare i muscoli.

E' chiaro che i distratti analisti della NATO guardano più all'antico bilanciamento di forze tra est ed ovest, pittosto anacronistico ma l'unico che fa vievre la NATO di vita propria, anziché preoccuparsi della questione mediorientale che tanto non mette d'accordo nemmeno i membri della stessa NATO.

L'ipocrisia della campagna mediatica, propedeutica a guerre che costano migliaia di vittime e miliardi di euro, si palesa nel fatto che la guerra è una cosa necessaria alla sopravvivenza di una "macchina da guerra" come la NATO. Sena guerra non servono né armi, né guerrieri...
La guerra però non deve essere necessariamente una guerra funzionale alla sicurezza mondiale, ma una guerra che vada bene a tutti i membri della NATO. Per questo l'ISIS non va bene, perché non va bene a tutti membri. La Russia invece si, per ragioni diverse, mette tutti d'accordo.

Perché da parte della NATO è meglio rivolgersi alla Russia?
Perché mette tutti d'accordo: mette d'accordo l'America in qualità di nemico di sempre e con ingerenze notevoli nel sud est asiatico, in Asia, Europa e Medio oriente. 
Mette d'accordo l'Europa che ha mire espnsionistiche sempre più ad est per far quadrare i conti.
Mette d'accordo la Turchia che ha interessi mediorientali contrapposti a quelli russi.
E mette d'accordo i vulnerabili paesi nordici che, memori del socialismo sovietico, preferiscono di grand lunga il capitalismo sfrenato, i sorrisi vuoti, l'arrivismo e i grandi discorsi della Comunità Europea che non portano a niente . 

Il califfo e l'ISIS saranno un problema che prima o poi dovremmo affrontare singolarmente, quando ilproblema del terrorismo inizierà ad interessarci da vicino e, per concludere:

Ad oggi nel Mediterraneo ci sono più navi e aerei della NATO (dei vari paesi) che pesci, possibile che le zone SAR (search and rescue) di oltre mezzo Mediterraneo dipendano esclusivamente da mezzi italiani della Marina, della Capitaneira di Porto e delle Forze dell'Ordine? Possibile che la NATO non abbia mai sentito parlare di crisi umanitaria e di miglia di profughi che affogano in mare?


* - articoli correlatiExpressYahoo notizie, articoli solo a titolodi esempio ma ne è pieno il web.

venerdì 4 luglio 2014

Occhio... parecchio occhio...






















Perchè occhio?

I militanti di questo nuovo gruppo terroristico che oramai tutti conosciamo con l'acronimo di ISIS, sembrano più di un gruppo di scalmanati che ammazza persone innocenti con la certezza di andare in paradiso.
Questi sembrano determinati a realizzare il loro progetto neanche così utopico.
Anche se di fatto, almeno per adesso questo nuovo califfato mondiale non esiste, in pratica le cose non stanno proprio così.

In larga misura stanno provvedendo da soli con stragi di innocenti in tutto il Medioriente. 
Sono armati, determinati, ma ancora di più sembrano bene addestrati e ancora meglio equipaggiati.
Capeggiati da un leader che si chiama o si fa chiamare Abu Bakr, come il primo califfo dell'Islam vissuto intorno al 630 d.c.
Questo leader già era cattivo ma è diventato una belva soprattutto dopo essere passato dalle prigioni americane

In misura ancora più larga però gli stanno dando una buona mano le politiche occidentali.

Guardiamo la mappa da destra a sinistra:
Il Pakistan non rappresenta un fronte su cui fare affidamento per rallentare l'avanzata dell' ISIS poiché da sempre è servito da base per i talebani afghani e per ogni sorta di terroristi islamici, incluso lo stesso Osama Bin Laden. 

Il governo fantoccio dell'Iraq, pro americano, non ha resistito un giorno all'avanzata terroristica; cos'altro ci si poteva aspettare da un paese che esce da una guerra durata anni, che è servita solo a destabilizzare un governo e a crearne uno più amico a noi, ma senza efficacia sul proprio territorio?

In Syria, dove la guerra non si può fare per non scatenare la rappresaglia dell'Iran contro Israele, si continua ad alimentare gruppi separatisti con armi a non finire, con il risultato di indebolire il governo locale, che altrimenti riuscirebbe a controllare il proprio territorio;

L'Arabia Saudita che già di per se non è il paese più moderato del Mediooriente, anzi ha sempre appoggiato non ufficialmente movimenti estremisti sunniti, in questo caso inizia addirittura ad avere paura degli estremisti dell'ISIS e della presa che il movimento potrebbe avere in quel paese; oltre a valutare seriamente gli oramai probabili tentativi di incursione in territorio arabico.
Per adesso l'Arabia Saudita ha iniziato a schierare 30.000 soldati alle frontiere con l'Iraq.

In Yemen, come in altri paesi, il governo legittimo è stato deposto da tempo e anche li imperversano movimenti armati in cerca della loro fetta di potere, oltre ai droni americani che via via annientano svariate decine di persone, secondo loro tutti terroristi di Al-Qaeda.
Quanto tempo servirà prima che qualcuno, spontaneamente rivendichi la propria appartenenza all'ISIS?

Torniamo più a nord:
In Afghanistan la situazione la conosciamo bene: dopo anni e anni di presenza della NATO, chi controlla il territorio sono ancora i talebani. Di male in peggio, il governo pro americano del'Afghanistan non avrebbe vita lunga difronte all'insorgere del nuovo estremismo, neanche con i proventi di tutta l'eroina del mondo.

Tralasciamo i paesi minori per parlare della Turchia. Questo paese da un lato si apre alla Comunità Europea, dall'altro è governato da una classe politica coinvolta in scandali finanziari e osteggiata da movimenti interni contrari alla politica attuata. La Turchia in questo momento è tendenzialmente radicata ad un Islam meno moderato e più propenso ad appoggiare movimenti estremisti sunniti.

In Africa:
la Somalia ha già i suoi problemi con gli Shabaab, già appoggiati da Al-Qaeda e tendenzialmente recettivi nei confronti di un radicalismo ancora più estremo.

Le incursioni di Al-Shabaab in Kenya sono oramai fatti di cronaca piuttosto frequenti, sì da rendere anche quel paese un paese a rischio.

L'Etiopia potrebbe costituire un ostacolo al califfato, ma neanche tanto rilevante vista l'estensione del territorio e la caratteristica tipica delle frontiere africane di essere estremamente permeabili.

Spostandoci verso ovest, c'è il Sud Sudan, uno dei paesi più giovani del mondo, ma anche tra i più poveri e malmessi, praticamente una vittima senza possibilità di replica  

Il Sudan invece, già di per se si caratterizza per essere un paese islamico con tendenze alla guerra e con lotte interne già molto accese nella parte ovest del paese, zona conosciuta come Darfur.

La situazione politica dell'Egitto non è inoltre di buon auspicio. I movimenti estremisti islamici, se pur arginati dal governo militare, non tendono a dissolversi anzi, l'avanzata vittoriosa dell'ISIS, potrebbe dare loro nuovo vigore, almeno in termini di morale.

La zona sahariana è di per se un deserto che non ha padroni ne confini. 
Ci sono paesi come il Ciad che non oppongono nessuna resistenza neanche all'immigrazione clandestina, figuriamoci ad una eventuale avanzata armata. 

Il Niger è uno dei più poveri al mondo, se non il più povero.

Da li si arriva Nigeria, paese che già da anni combatte con i terroristi islamici di Boko Haran che fanno esplodere scuole, assaltano chiese cattoliche e rapiscono giovani donne.

Il Mali sta affrontando il problema terrorismo islamico già da un po' di tempo. Problema che ha già richiesto l'intervento di truppe francesi e dell'ONU.

Risalendo nel Magreb, troviamo la Libya, dove a seguito
dell'omicidio del leader Gheddafi, si vive una situazione fuori controllo, dove il territorio è oramai in preda a movimenti tribali armati fino ai denti, anch'essi recettivi all'eventuale radicalizzazione per ottenere il tanto anelato potere.

Una volta giunti fin qui, i paesi della Costa occidentale non costituirebbero un rilevante problema all'ulteriore allargamento del califfato. Il Marocco, paese islamico moderato e tollerante, da solo non riuscirebbe ad opporre una resistenza efficace.

E alla fine eccoci giunti in Europa:
nonostante una lunga tradizione di guerre, la NATO ha manifestato dei problemi nell'affrontare un nemico non convenzionale come il terrorismo islamico. Ce lo insegna l'esperienza dell'Iraq e dell'Afghanistan.

Va detto che anche in Europa una buona mano ai terroristi islamici gliel'abbiamo sempre data: non dimentichiamoci mai la Bosnia e il Kosovo, dove già negli anni novanta hanno combattuto mujaheddin provenienti da molti paesi Mediorientali, che ora sembrano ricambiare il favore ai guerriglieri siriani.
Ci sono guerriglieri membri dell'ISIS che hanno vissuto in Europa, hanno studiato in Europa e sono addirittura cittadini di paesi europei.

Occhio... perché? 
Perché adesso non ci sono più i cavalieri crociati a difendere l'Europa, i teutonici sul versante orientale e i templari sul fronte spagnolo. Ad oggi, oltre a mancare un esercito comune, non c'è neppure una politica estera adeguata e condivisa, oltre a mancare un attaccamento alle origini religiose europee.

Manca una politica europea che possa far fronte ad una eventuale emergenza come quella che si sta sviluppando in Medioriente. Non dimentichiamo che cosa ha scatenato la "non politica" europea in Ukraina: da un accordo economico e di avvicinamento politico, si è passati all'"obbligatorio" e automatico ingresso nella NATO.
Come era facile immaginare questo tipo di accordo ha suscitato le immediate riserve russe, trascinando il paese nel caos e nella divisione etnica.

Le nostre decisioni in tema di politica estera sono dettate da una classe politica approssimativa, da un'economia spregiudicata che fa l'interesse di pochi e, nella migliore delle ipotesi, quando si tratta di difesa, fa sempre ossequioso riferimento al "fratello maggiore americano".

Il califfato della mappa, non necessariamente deve stabilire dei confini politici che nessuno mai riconoscerebbe. E' sufficiente che crei le condizioni per instaurare il terrore in modo da fare presa sul territorio, fondando la propria autorità sulla paura.

L'effetto della paura derivata dal terrorismo, è in parte già visibile oggi dove in ogni aeroporto passano ore tra perquisizioni, controlli e violazioni della privacy, prima di arrivare all'imbarco di un volo qualunque.

In paesi già invasi dai movimenti terroristici di matrice islamica, la stessa paura c'è quando si cammina per strada, quando si va al supermercato, quando si mandano i figli e le figlie a scuola.

Il riconoscimento politico e un governo ufficiale non contano niente, quando la vita dei cittadini è condizionata dalla paura e il controllo sul territorio è appannaggio di movimenti terroristici.

Quindi... occhio... parecchio occhio...


lunedì 3 marzo 2014

Crisi Ukraina e responsabilità internazionali

Quello che accade oggi in Ukraina, sta suscitando l'opinione pubblica in tutto il mondo.
Ovviamente l'opinione pubblica, come al solito, è guidata ad arte, per così dire, dai principali media mondiali che già da molti giorni screditano la posizione russa e appoggiano la posizione occidentale.

Due parole, a titolo di opinione, vanno comunque dette:
la goccia che ha fatto traboccare il vaso in Ukraina, sono le promesse di adesione della Comunità Europea.
Promesse che il Governo ukraino (eletto dal popolo ukraino fino a prova contraria) ha rifiutato, accettando condizioni migliori proposte dalla Russia.

Inoltre, quando la protesta ukraina è esplosa, la Comunità Europea ha fatto cautamente marcia indietro, abbandonando le trattative, lasciando all'Ukraina l'unica opzione di accettare i finanziamenti russi proposti da Putin.
Inoltre tutte le organizzazioni a vario titolo coinvolte (ONU, NATO e vari Stati), stanno già discutendo la crisi ukraina; tutti tranne la Comunità Europea che affronterà l'argomento Martedì... guai a disturbare l'EU durante il fine settimana !!

Sia il governo ukraino che la maggior parte della popolazione di quel paese, hanno preferito la proposta russa di un forte sconto sul prezzo del gas e altri finanziamenti, alle promesse di adesione della Comunità Europea che fino al ora, hanno portato al quasi collasso economico di molti Stati membri, dopo che hanno ceduto alla tentazione di far parte dell'Europa Unita.

Il fatto che i media mondiali ci facciano vedere le manifestazioni e le proteste degli europeisti ukraini, scordandosi di parlare di chi la vede in altro modo, non cambia la sostanza di ciò che stiamo dicendo.

E' evidente che dietro la politica estera della Comunità Europea, che grazie alle lobby bancarie si occupa prevalentemente di assetti economici sia dei paesi aderenti, che dei paesi candidati all'adesione, c'è di fatto la NATO, la grande organizzazione militare di cui tutta l'Europa Unita fa parte... e non solo l'Europa.

La NATO che è una organizzazione a carattere regionale (l'unica che mantiene una voce forte su tutto, in virtù delle capacità belliche che ancora paventa), sin dalla fine della guerra fredda si occupa praticamente di politica. E' di fatto la voce più autorevole della Comunità Europea in tema di politica estera, per quanto le decisioni importanti della NATO, siano prese effettivamente dagli Stati Uniti.

L'America è infatti il principale rappresentante della NATO e il paese che ne detta le scelte, che impone e scatena aggressioni armate nei confronti di tutte le realtà non allineate (Lybia, Jugoslavia, Afghanistan, Iraq) e quindi considerate pericolose o altrimenti meritevoli di condividere il nostro modello di democrazia.

La NATO si occupa di politica, tanto che è proprio Rasmussen, Ambasciatore della NATO, a dichiarare che la Russia sta violando la Carta delle Nazioni Unite. Rasmussen Ambasciatore NATO e non Ban Ki Moon, Segretario Generale ONU in carica. 

Ciò che dovrebbe spaventare, più dell'intervento russo in Crimea (popolata prevalentemente da persone di lingua e tradizioni russe o sovietiche), dovrebbero fare paura le dichiarazioni del senatore americano McCain.

Il repubblicano McCain, oltre a voler mostrare i muscoli alla Russia, invoca il dislocamento di missili in Repubblica Ceca (http://swampland.time.com/2014/02/28/ukraine-john-mccain-putin-crimea/), progetto che era già all'ordine del giorno quando Presidente degli Stati Uniti era il repubblicano George W. Bush.
Un progetto per blindare le nuove frontiere tra i blocchi Est e Ovest, nell'epoca post guerra fredda. 

Questi sono i veri venti di guerra, che come al solito spirano dagli Stati Uniti e che dovrebbero preoccupare l'opinione pubblica europea. 

Quando la Comunità Europea deciderà di avere una propria linea in politica estera, svincolata dalla voce della NATO e soprattutto non pilotata dagli Stati Uniti, si potrà finalmente arrivare ad un dialogo serio con la Russia e con i paesi che orbitano nell'area di influenza russa.

Fino a quel momento, l'Europa può rappresentare solo un elemento di confusione; una scusa per creare crisi come quella ukraina attuale e come quelle georgiana e jugoslava del passato.

Inoltre la Comunità Europea, chiaramente succube di NATO e USA in materia di politica estera, dipende fortemente dal gas russo. Fatto che dovrebbe far riflettere sulla necessità di definire una propria linea in politica estera, e la necessità di mantenere rapporti diretti e non mediati, con i paesi che confinano con l'Europa Unita.