"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)
Visualizzazione post con etichetta Afghanistan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Afghanistan. Mostra tutti i post

sabato 3 marzo 2018

Kualid che non riusciva a sognare


La storia di un bambino afgano, ambientata a Kabul nel periodo della guerra tra talebani e allenaza del Nord, fino "all'invasione" americana.


Una storia probabilmente di fantasia ma che potrebbe essere la storia vera di centinaia o migliaia di bambini afgani anche ai giorni nostri.

Un bel racconto che vale la pena di leggere.
M.

venerdì 4 luglio 2014

Occhio... parecchio occhio...






















Perchè occhio?

I militanti di questo nuovo gruppo terroristico che oramai tutti conosciamo con l'acronimo di ISIS, sembrano più di un gruppo di scalmanati che ammazza persone innocenti con la certezza di andare in paradiso.
Questi sembrano determinati a realizzare il loro progetto neanche così utopico.
Anche se di fatto, almeno per adesso questo nuovo califfato mondiale non esiste, in pratica le cose non stanno proprio così.

In larga misura stanno provvedendo da soli con stragi di innocenti in tutto il Medioriente. 
Sono armati, determinati, ma ancora di più sembrano bene addestrati e ancora meglio equipaggiati.
Capeggiati da un leader che si chiama o si fa chiamare Abu Bakr, come il primo califfo dell'Islam vissuto intorno al 630 d.c.
Questo leader già era cattivo ma è diventato una belva soprattutto dopo essere passato dalle prigioni americane

In misura ancora più larga però gli stanno dando una buona mano le politiche occidentali.

Guardiamo la mappa da destra a sinistra:
Il Pakistan non rappresenta un fronte su cui fare affidamento per rallentare l'avanzata dell' ISIS poiché da sempre è servito da base per i talebani afghani e per ogni sorta di terroristi islamici, incluso lo stesso Osama Bin Laden. 

Il governo fantoccio dell'Iraq, pro americano, non ha resistito un giorno all'avanzata terroristica; cos'altro ci si poteva aspettare da un paese che esce da una guerra durata anni, che è servita solo a destabilizzare un governo e a crearne uno più amico a noi, ma senza efficacia sul proprio territorio?

In Syria, dove la guerra non si può fare per non scatenare la rappresaglia dell'Iran contro Israele, si continua ad alimentare gruppi separatisti con armi a non finire, con il risultato di indebolire il governo locale, che altrimenti riuscirebbe a controllare il proprio territorio;

L'Arabia Saudita che già di per se non è il paese più moderato del Mediooriente, anzi ha sempre appoggiato non ufficialmente movimenti estremisti sunniti, in questo caso inizia addirittura ad avere paura degli estremisti dell'ISIS e della presa che il movimento potrebbe avere in quel paese; oltre a valutare seriamente gli oramai probabili tentativi di incursione in territorio arabico.
Per adesso l'Arabia Saudita ha iniziato a schierare 30.000 soldati alle frontiere con l'Iraq.

In Yemen, come in altri paesi, il governo legittimo è stato deposto da tempo e anche li imperversano movimenti armati in cerca della loro fetta di potere, oltre ai droni americani che via via annientano svariate decine di persone, secondo loro tutti terroristi di Al-Qaeda.
Quanto tempo servirà prima che qualcuno, spontaneamente rivendichi la propria appartenenza all'ISIS?

Torniamo più a nord:
In Afghanistan la situazione la conosciamo bene: dopo anni e anni di presenza della NATO, chi controlla il territorio sono ancora i talebani. Di male in peggio, il governo pro americano del'Afghanistan non avrebbe vita lunga difronte all'insorgere del nuovo estremismo, neanche con i proventi di tutta l'eroina del mondo.

Tralasciamo i paesi minori per parlare della Turchia. Questo paese da un lato si apre alla Comunità Europea, dall'altro è governato da una classe politica coinvolta in scandali finanziari e osteggiata da movimenti interni contrari alla politica attuata. La Turchia in questo momento è tendenzialmente radicata ad un Islam meno moderato e più propenso ad appoggiare movimenti estremisti sunniti.

In Africa:
la Somalia ha già i suoi problemi con gli Shabaab, già appoggiati da Al-Qaeda e tendenzialmente recettivi nei confronti di un radicalismo ancora più estremo.

Le incursioni di Al-Shabaab in Kenya sono oramai fatti di cronaca piuttosto frequenti, sì da rendere anche quel paese un paese a rischio.

L'Etiopia potrebbe costituire un ostacolo al califfato, ma neanche tanto rilevante vista l'estensione del territorio e la caratteristica tipica delle frontiere africane di essere estremamente permeabili.

Spostandoci verso ovest, c'è il Sud Sudan, uno dei paesi più giovani del mondo, ma anche tra i più poveri e malmessi, praticamente una vittima senza possibilità di replica  

Il Sudan invece, già di per se si caratterizza per essere un paese islamico con tendenze alla guerra e con lotte interne già molto accese nella parte ovest del paese, zona conosciuta come Darfur.

La situazione politica dell'Egitto non è inoltre di buon auspicio. I movimenti estremisti islamici, se pur arginati dal governo militare, non tendono a dissolversi anzi, l'avanzata vittoriosa dell'ISIS, potrebbe dare loro nuovo vigore, almeno in termini di morale.

La zona sahariana è di per se un deserto che non ha padroni ne confini. 
Ci sono paesi come il Ciad che non oppongono nessuna resistenza neanche all'immigrazione clandestina, figuriamoci ad una eventuale avanzata armata. 

Il Niger è uno dei più poveri al mondo, se non il più povero.

Da li si arriva Nigeria, paese che già da anni combatte con i terroristi islamici di Boko Haran che fanno esplodere scuole, assaltano chiese cattoliche e rapiscono giovani donne.

Il Mali sta affrontando il problema terrorismo islamico già da un po' di tempo. Problema che ha già richiesto l'intervento di truppe francesi e dell'ONU.

Risalendo nel Magreb, troviamo la Libya, dove a seguito
dell'omicidio del leader Gheddafi, si vive una situazione fuori controllo, dove il territorio è oramai in preda a movimenti tribali armati fino ai denti, anch'essi recettivi all'eventuale radicalizzazione per ottenere il tanto anelato potere.

Una volta giunti fin qui, i paesi della Costa occidentale non costituirebbero un rilevante problema all'ulteriore allargamento del califfato. Il Marocco, paese islamico moderato e tollerante, da solo non riuscirebbe ad opporre una resistenza efficace.

E alla fine eccoci giunti in Europa:
nonostante una lunga tradizione di guerre, la NATO ha manifestato dei problemi nell'affrontare un nemico non convenzionale come il terrorismo islamico. Ce lo insegna l'esperienza dell'Iraq e dell'Afghanistan.

Va detto che anche in Europa una buona mano ai terroristi islamici gliel'abbiamo sempre data: non dimentichiamoci mai la Bosnia e il Kosovo, dove già negli anni novanta hanno combattuto mujaheddin provenienti da molti paesi Mediorientali, che ora sembrano ricambiare il favore ai guerriglieri siriani.
Ci sono guerriglieri membri dell'ISIS che hanno vissuto in Europa, hanno studiato in Europa e sono addirittura cittadini di paesi europei.

Occhio... perché? 
Perché adesso non ci sono più i cavalieri crociati a difendere l'Europa, i teutonici sul versante orientale e i templari sul fronte spagnolo. Ad oggi, oltre a mancare un esercito comune, non c'è neppure una politica estera adeguata e condivisa, oltre a mancare un attaccamento alle origini religiose europee.

Manca una politica europea che possa far fronte ad una eventuale emergenza come quella che si sta sviluppando in Medioriente. Non dimentichiamo che cosa ha scatenato la "non politica" europea in Ukraina: da un accordo economico e di avvicinamento politico, si è passati all'"obbligatorio" e automatico ingresso nella NATO.
Come era facile immaginare questo tipo di accordo ha suscitato le immediate riserve russe, trascinando il paese nel caos e nella divisione etnica.

Le nostre decisioni in tema di politica estera sono dettate da una classe politica approssimativa, da un'economia spregiudicata che fa l'interesse di pochi e, nella migliore delle ipotesi, quando si tratta di difesa, fa sempre ossequioso riferimento al "fratello maggiore americano".

Il califfato della mappa, non necessariamente deve stabilire dei confini politici che nessuno mai riconoscerebbe. E' sufficiente che crei le condizioni per instaurare il terrore in modo da fare presa sul territorio, fondando la propria autorità sulla paura.

L'effetto della paura derivata dal terrorismo, è in parte già visibile oggi dove in ogni aeroporto passano ore tra perquisizioni, controlli e violazioni della privacy, prima di arrivare all'imbarco di un volo qualunque.

In paesi già invasi dai movimenti terroristici di matrice islamica, la stessa paura c'è quando si cammina per strada, quando si va al supermercato, quando si mandano i figli e le figlie a scuola.

Il riconoscimento politico e un governo ufficiale non contano niente, quando la vita dei cittadini è condizionata dalla paura e il controllo sul territorio è appannaggio di movimenti terroristici.

Quindi... occhio... parecchio occhio...


giovedì 17 gennaio 2013

Le Lezioni Proibite....... Afghanistan


Cosa succede in Afghanistan? 
Come si muove la macchina degli aiuti umanitari?
Quante tragedie si consumano in Afghanistan senza che nessuno lo venga a sapere?

La situazione dell'Afghanistan raccontata attraverso l'esperienza umanitaria dell'autrice.
Esperienza diretta che ci mostra una faccia dell'Afghanistan ancora più brutta di quella che ogni giorno ci propinano i mass media.

Un Afghanistan che prima, oramai tanto tempo fa, era un giardino fiorito e adesso si ritrova ad essere un deserto distrutto da anni di guerre, invasioni, lotte interne per il potere.

Un bel libro...

mercoledì 16 maggio 2012

Dopo la strage degli innocenti

L'articolo che segue era sul sito de "Il Manifesto" del 15/05/2012, 
il contenuto è eloquente anche senza lunghi commenti...
Aggiungo solo che:


"La guerra... è una brutta cosa..." 
Max

- - -
Dopo la strage degli innocenti

di Manlio Dinucci - da Il Manifesto , 15 maggio 2012

Una delle capacità dell’Arte della guerra del XXI secolo è quella di cancellare dalla memoria la guerra stessa, dopo che è stata effettuata, occultando le sue conseguenze. I responsabili di aggressioni, invasioni e stragi possono così indossare la veste dei buoni samaritani, che tendono la mano caritatevole soprattutto ai bambini e ai giovani, prime vittime della guerra. 
L’Italia – dopo aver messo a disposizione della Nato sette basi aeree per le 10mila missioni di attacco alla Libia, e avervi partecipato sganciando un migliaio di bombe e missili – ha varato un «progetto a favore dei minori colpiti da traumi psicologici derivanti dal recente conflitto». Il progetto, del costo di 1,5 milioni di euro, prevede l’invio di una task force di esperti che opererà a Bengasi, Tripoli e Misurata, collaborando con le «autorità libiche». Le stesse che perfino il Consiglio di sicurezza dell’Onu chiama in causa per «le continue detenzioni illegali, torture ed esecuzioni extragiudiziarie». 
In Afghanistan, dove ogni anno muoiono migliaia di bambini per gli effetti diretti e indiretti della guerra, gli aerei italiani non lanciano solo bombe e missili, ma viveri, indumenti, quaderni e penne per i bambini, così da «integrare l’azione operativa con l’attività di supporto umanitario». Un centinaio di fortunati bambini ha ricevuto, in una base militare italiana, un pacco dono, frutto di «una raccolta spontanea durante le celebrazioni delle Sante Messe». «Con l’occasione», alcuni sono stati perfino visitati da un ufficiale medico pediatra. E quando la piccola Fatima ha avuto un braccio maciullato da un ingranaggio, c’è stata la «corsa generosa e disperata» verso l’ospedale, effettuata con un Lince, il blindato usato dagli italiani nella guerra in Afghanistan. 
In Iraq, l’Italia è impegnata in un «progetto comune contro la tratta di esseri umani», di cui sono vittime soprattutto ragazze e ragazzi, costretti alla prostituzione e al lavoro forzato nelle monarchie del Golfo. Nascondendo il fatto che tale fenomeno è uno degli effetti della guerra, cui ha partecipato anche l’Italia. Le vittime dirette sono state, nel 2003-11, almeno un milione e mezzo, di cui circa il 40% bambini, documenta il Tribunale di Kuala Lumpur sui crimini di guerra. Molti altri bambini sono morti per le armi a uranio impovertito, che hanno contaminato il terreno e le acque. A Fallujah, le malfomazioni cardiache dei neonati risultano 13 volte superiori alla media europea, e quelle del sistema nervoso superiori di 33 volte. 
A mietere un maggior numero di vittime è il collasso della società irachena, provocato dalla guerra. Circa 5 milioni di bambini sono orfani e circa 500mila vivono abbandonati nelle strade, 3,5 milioni sono in povertà assoluta, 1,5 milioni di età inferiore ai cinque anni sono denutriti e in media ne muoiono 100 al giorno. Sono queste le prime vittime della tratta di esseri umani: bambine di 11-12 anni sono vendute per 30mila dollari ai trafficanti. A provocare questo immenso dramma contribuisce l’Italia, partecipando alle guerre camuffate da missioni internazionali di pace. Anche se il presidente Napolitano, rivolgendosi ai militari in missione, assicura: «Voi oggi, e altri prima di voi, avete dato un grandissimo contributo a un rinnovato prestigio e alla credibilità dell’Italia».

domenica 25 marzo 2012

Afghanistan, ucciso sergente italiano - CRONACA

Con il militare caduto ieri siamo arrivati a 50 morti in Afghanistan  tra le nostre truppe che vanno a combattere una guerra che non ci appartiene...
La missione in Afghanistan in supporto della causa americana, una guerra fortemente voluta dagli USA per creare l'ennesimo avamposto sulla Russia e per controllare i flussi energetici, strategici nella zona, sta causando più vittime di quante qualsiasi governo in Italia potesse prevedere.

Perché tutta questa smania di combattere la causa dell'amico alleato americano? Che cosa c'entriamo noi con l'Afghanistan? Siamo forse in grado di controllare almeno una parte del suo territorio in modo da favorire la vita civile locale? 
Mi sembra di no! 
Ci sono risorse da sfruttare e che ci servono, in stile di Sarkozy in Libya?
A meno che non ci servano delle pietre o qualche tappeto, anche questo aspetto è da escludere.
Stiamo riuscendo a combattere il traffico di eroina verso il nostro paese e verso l'Europa?
No, e l'export di droga dall'Afghanistan non  conosce cali, anzi!

Troppe sarebbero le domande le cui risposte sono più che mai scontate. Il fatto vero è che l'Italia... la guerra non la potrebbe fare, così è scritto nella Costituzione. Se poi vogliamo chiamare la guerra... "Missione di pace"... facciamolo pure, ma questa definizione si incastra male con la situazione afghana dove i nostri soldati muoiono davvero... 

Come per la guerra, definiamo pure la morte con il nome che più aggrada l'opinione pubblica... ma sempre di morte si tratta...
Max
- - - -
Afghanistan, ucciso sergente italiano - CRONACA
Un attacco a colpi di mortaio a una base italiana in Afghanistan che ha provocato un morto e cinque feriti, due dei quali in condizioni critiche, uno in particolare (una soldatessa) gravissimo. La vittima è il sergente Michele Silvestri, 33 anni, originario di Monte di Procida, in provincia di Napoli. Era sposato, e aveva un bambino piccolo. In servizio presso il 21/o reggimento Genio Guastatori di Caserta - era arrivato solo da 10 giorni in Afghanistan. Si trattava della sua sesta missione militare all'estero. Il suo primo impegno oltreconfine fu in Kosovo, successivamente era stato in Iraq e più volte in Afghanistan. Continua...


Article from: www.Lettera43.it

lunedì 12 marzo 2012

AFGHANISTAN - Limitare i diritti delle donne

Quella che segue è veramente una notizia sconcertante. Il governo afgano di Karzai, che tutti noi abbiamo tanto voluto perché improntato su principi democratici, di uguaglianza e sul miglioramento della condizione della donna, ha in questi giorni, avallato una proposta di legge che limita i diritti delle donne, una legge fortemente improntata sui dettami della "Sharia".

C'è da dire che la facciata americana per giustificare la guerra in Afghanistan era fortemente improntata sul risalto mediatico della condizione della donna e il burka. Portare più uguaglianza di diritti tra uomini e donne,  era addirittura tra gli obbiettivi fittizi per mantenere una presenza militare forte dopo la "guerra di pace" scatenata dalla rabbia per l'11 Settembre 

Con questa nuova legge si segna un definitivo passo indietro. I nostri soldati che sono in Afghanistan convinti di avere uno scopo nobile e utile, ovvero di portare la pace, la democrazia e il rispetto dei diritti fondamentali per tutti, saranno certamente delusi; così come dovrebbe essere delusa la nostra classe politica, chiedendosi che scopo continui ad avere la nostra presenza in Afghanistan, a parte gli obblighi diplomatici con gli alleati.
Max
- - - 


Kabul (Agenzia Fides) - Il governo afgano del presidente Hamid Karzai ha dato sostegno pubblico a un "Codice di comportamento" che limita i diritti delle donne, emanato dall'influente Consiglio degli Ulema, organismo che riunisce i principali leader islamici afgani. Come afferma una nota inviata a Fides dalla "Human Rights and Democracy Organisation", Ong della società civile afgana, questo passo è una concessione alla sharia (la legge islamica) e ai talebani, è "un enorme passo indietro" sul tema dei diritti femminili e rappresenta una violazione della stessa Costituzione afgana, che sancisce la parità tra uomo e donna. 
Il Codice consente ai mariti, in alcuni casi, di malmenare le mogli, e incoraggia la segregazione di genere, riportando quasi le donne afgane all'epoca del regime dei talebani. Il testo indica una serie di linee guida che "le donne religiose dovrebbero osservare volontariamente": le donne non sono autorizzate a viaggiare senza essere accompagnate da un uomo e non possono parlare con sconosciuti in luoghi quali scuole, mercati e uffici. Picchiare la propria moglie - afferma il testo - è vietato solo "nel caso questo gesto non sia compiuto in conformità con la sharia".
Secondo gli osservatori, l'appoggio pubblicamente espresso dal Presidente Karzai su tali norme potrebbe essere una mossa per ottenere il sostegno politico degli Ulema nelle delicate trattative con i talebani. Fatana Ishaq Gailani, fondatrice dell'Ong "Afghanistan Women's Council", commenta: "I diritti delle donne sono stati usati come merce di scambio in un gioco politico", aggiungendo: "vogliamo un islam giusto, non un islam politico". (PA) (Agenzia Fides 8/3/2012)


giovedì 5 gennaio 2012

Ma.. lo sapevi.. quanto è stato difficile essere un bambino nel 2011?

In Colombia nel 2011 sono stati assassinati 117 bambini, 65 dei quali uccisi da armi da fuoco?

La notizie non sembra essere della propaganda americana, ma sembra arrivare da fonti con meno interessi diretti e/o indiretti in Colombia, quindi più attendibile.

Delle 117 vittime:
41 erano sotto i 5 anni;
48 erano ragazze;
67 erano ragazzi;
- - -

In Somalia il tasso di mortalità infantile è di 1 nuovo nato su 5 che non arriverà a 5 anni (20%).

Il 70% della popolazione non ha accesso all'acqua;
750.000 persone rischiano di morire di fame e malattie varie;
Molte di più rischiano di morire a causa del conflitto interno;
Dal 1991, in Somalia non c'è un governo funzionante.
Fonte: www.fides.org.
Link all'articolo: (clicca qui)
- - -

In Vietnam nel 2011 un bambino su 4, di età inferiore a 5 anni, non ha avuto la possibilità di bere latte; (fonte)

Da anni, svariate centinaia di bambini vietnamiti sono vittime della tratta di esseri umani verso l'Europa, sfruttati per lavoro o ridotti in schiavitù. Di molti dei bambini trafficati non si sa più nulla.  (fonte)
- - -



In Afghanistan, solo il 16% dei parti è assistito da personale qualificato;

Statisticamente ogni madre afghana va incontro alla perdita di un figlio (almeno uno) nell'arco della vitao, durante il parto o durante i primi 4 anni di vita del bambino . (fonte)

Il 59% dei bambini che sopravvivono cresce con qualche menomazione fisica o mentale a causa della malnutrizione infantile. (fonte)
- - -


In Sud Sudan, i bambini vivono in condizioni tra le più povere al mondo.
Statisticamente 1 bambino su 7 non arriverà all'età di 5 anni, principalmente a causa di malattie e malnutrizione. (fonte)

Il 70% dei bambini in età scolare non ha accesso all'istruzione.
Secondo l'UNICEF, le condizioni di sicurezza per i bambini nel Sud Sudan sono tra le peggiori al mondo. (fonte)

Il fenomeno dei bambini soldato è ancora molto frequente come denunciato da molte fonti informative.
- - -


In molti, troppi altri paesi del mondo la situazione è simile. Essere bambini nel 2011 non è stato affatto un compito facile in molti stati africani, del Sud Est asiatico, del Medio Oriente e anche in tutti i paesi che escono dalle "guerre di pace" volute da NATO & C.

Altre fonti:
Save the Children: State of the World's Mothers 2011  
UNICEF: Condizioni dell'infanzia nel mondo 2011

lunedì 21 novembre 2011

Storie di Afghanistan

Una storia emozionante che ripercorre le vicende dell'Afghanistan degli ultimi trent'anni attraverso la vita di due donne tra loro diverse, ma accomunate dalla necessità di superare le condizioni di vita a loro imposte in quanto donne afghane. 


Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti,
né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri

domenica 9 ottobre 2011

PeaceReporter - Generale Mini: “Afghanistan: missione fallita”

Nell'articolo seguente pubblicato da Peace Reporter, il Generale Mini traccia il bilancio della missione militare in Afghanistan dall'inizio fino ad ora.
Una missione che ha bruciato milioni di Euro e che è stata (ed è ancora) un completo fallimento, come abbiamo sempre sospettato e sostenuto.

Se poi a decretare il fallimento dell'intervento in Afghanistan è una voce autorevole come quella del Generale Mini, possiamo pensare, a ragion veduta, che sia tutto vero e che anche le nostre teorie sul fallimento in Afghanistan siano corrette.

Ricordiamo brevemente solo alcuni episodi di cui non si fa menzione nell'intervista che segue ma che già da soli potevano dare un'idea dei risultati ottenibili:

  1. - Quella in Afghanistan è stata definita inizialmente "guerra preventiva" (contro il terrorismo) e "missione di pace" (???). 
  2. Barak Obama ha ricevuto il Nobel per la pace nel 2009 per "aver rafforzato la cooperazione tra i popoli e la diplomazia internazionale", solo poche settimane prima di inviare migliaia di soldati in Afghanistan nel tentativo di rovesciare le sorti della missione.
  3. I talebani e Osama Bin Laden erano stati armati e addestrati proprio dagli Stati Uniti a partire dagli ultimi anni '80 per contrastare l'invasione russa.

Osservazioni simili si potrebbero fare anche per altre situazioni difficilmente gestibili militarmente in altre zone del mondo e ancora meno giustificabili come: Kosovo, Iraq, Somalia e recentemente Libya, destinata a trasformarsi in un fallimento analogo.
Max
- - - - 
PeaceReporter - Generale Mini: “Afghanistan: missione fallita”


L'ex comandante della missione Nato in Kosovo, traccia un bilancio molto negativo della missione afgana ed esprime pessimismo per il futuro

Generale Mini, che bilancio traccia di questi dieci anni di guerra in Afghanistan?
Un bilancio del tutto negativo, visto che non è stato conseguito nessuno dei grandi obiettivi con cui gli Stati Uniti e la comunità internazionale hanno giustificato l'intervento in Afghanistan: dalla sconfitta del terrorismo internazionale, che non è certo morto con Bin Laden, alla democratizzazione e ricostruzione del Paese, al contrasto al narcotraffico. Se la missione Isaf si fosse limitata al suo obiettivo iniziale stabilito a Bonn nel dicembre del 2001, ovvero alla stabilizzazione dell'area di Kabul e al supporto alla creazione di un governo transitorio, le cose sarebbero andate diversamente.

Quando e perché sono cambiati gli scopi della missione afgana?
Il fallimento afgano è iniziato quando nel 2003 gli Stati Uniti, per concentrarsi sull'Iraq, hanno lasciato la missione Isaf in mano alla Nato, che ne ha stravolto gli scopi allargandoli ai suddetti obiettivi di antiterrorismo, nation-building e antidroga, ma che poi non è stata in grado di gestire la situazione. La Nato ha voluto strafare, disperdendo le sue scarse forze su tutto il territorio e finendo così a fare da bersaglio senza riuscire a raggiungere nessuno di quegli ambiziosi convertiti. Il paradosso è che eravamo andati lì per difendere gli afgani, e oggi ci ritroviamo a difendere noi stessi dagli afgani.

Quali sono le sue previsioni sul futuro dell'Afganistan e della missione internazionale?
Riguardo al futuro sono altrettanto pessimista, perché in dieci anni non è stato affrontato nessuno dei problemi sociali e culturali che avrebbe potuto garantire un futuro diverso all'Afghanistan. In tutto questo tempo non abbiamo portato nessun miglioramento dal punto di vista dell'economia, dell'istruzione, delle leggi. Anzi, con la nostra inazione e i nostri errori abbiamo peggiorato le cose, allontanando sempre più la popolazione dal nuovo governo sostenuto dall'Occidente. Per riparare ai nostri danni dovremmo rimanere in Afghanistan per decenni!

Quindi non crede che l'occupazione dell'Afganistan finirà nel 2014?
Noi europei ce ne torneremo a casa nei prossimi anni senza aver risolto niente, ma gli americani rimarranno a tempo indeterminato, lasciando basi e forze speciali: loro non usciranno mai più dall'Afghanistan, esattamente come non usciranno mai più dall'Iraq. E già che ci sono, fanno di necessità virtù: dovendo rimanere per forza, ne approfittano per piantare degli avamposti contro potenziali nemici regionali e globali, Cina in primis, gettando i presupposti per nuove e ben più rischiose guerre globali. E per rimanerci sono prontissimi a scendere a patti con i talebani.

Mantenere i nostri soldati in Afganistan costa a noi italiani 800 milioni l'anno: in tempi di crisi non sarebbe il caso di riportarli a casa subito?
Se si considerano i pessimi risultati che abbiamo ottenuto finora potremmo andarcene anche domani, risparmiando un bel po' di denaro. Ma per ragioni di politica interna italiana e di rapporti con gli alleati Nato, l'Italia non può permettersi un ritiro unilaterale.
Enrico Piovesana

lunedì 5 settembre 2011

Afghanistan dove Dio viene solo per piangere


La storia di Shirin-Gol, una donna che nella vita è riuscita a leggere ben tre libri e mezzo. La storia raccontata di una donna afgana che dall'invasione russa del suo paese ha vissuto tutte le tragedie della guerra, fino alla ritirata russa e la guerra civile per il potere tra i molti comandanti dei mujaheddin, fino all'avvento dei talebani e l'invasione americana con l'appoggio all'armata del nord che dopo il 2001, ha reso un servizio importante alle forze straniere, fornendo le necessarie truppe di terra che i governi occidentali in un primo momento non riuscivano ad inviare, a causa dell'opinione pubblica contraria al sacrificio di vite umane.

La protagonista, Shirin-Gol, una donna che ha avuto la fortuna di imparare a leggere e scrivere e che, grazie a questo ha capito che il mondo è più grande di quello che il suo sguardo poteva vedere, una donna che nonostante la guerra ha messo al mondo e cresciuto molti figli. Figli di suo marito intossicato dall'oppio e frutto delle violenze subite, in un mondo che rifiuta di riconoscere alle donne qualsiasi diritto, in nome di usi e costumi arretrati e dettati dall'ignoranza degli uomini o dall'interesse di chi detiene il potere, ma soprattutto da una interpretazione della religione estrema e restrittiva per il sesso femminile.

Il libro ripercorre un periodo storico di guerre e battaglie non ancora concluso attraverso gli occhi di una donna che è dovuta scappare con la propria famiglia, prima in Pakistan poi in Iran e poi al Nord dell'Afghanistan, per sfuggire ai bombardamenti dei liberatori e alle violenze gratuite da parte della sua stessa gente.

sabato 13 agosto 2011

Libya, where NATO loses its way - English pravda.ru

Libya, where NATO loses its way - English pravda.ru

L'articolo a cui fa riferimento il link è stato pubblicato il 31.07.2011 su english.pravda.ru.
La traduzione in italiano è disponibile sul sito www.ecplanet.com all'indirizzo www.ecplanet.com/node/2621. Ne riportiamo di seguito solo un passo perché è molto lungo

Il punto di vista dell'autore è molto esplicito e colorito, si tratta di una opinione ma gli stessi argomenti sono stati trattati anche da altre fonti aperte in passato... per citare Giulio Andreotti: "a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca".
Max


.... dal 1990 abbiamo visto sempre più come la NATO procedeva e cosa era. Aveva preso la forma della prostituta armata delle lobby che controllano il sistema capitalistico nel mondo: quelle bancarie, delle armi, della droga, dell'energia.
In una decade di dissoluzione volontaria dell'URSS e conseguente dissoluzione del Patto di Varsavia, la NATO aveva già iniziato le fondamenta della base europea del commercio internazionale di eroina: il Kosovo. L'80-90 per cento del commercio di eroina europea giunge attraverso il Kosovo, dalla Turchia, dall'Afghanistan.
In Afghanistan, la produzione dell'eroina è salita di 40 volte, da quando la NATO ha cominciato a combattere le forze che aveva creato negli anni '80 (i Mujaheddin) per combattere il governo socialmente progressista, distruggere la società che garantiva diritti ai bambini, alle donne e libertà che le genti oggi non hanno.
Vediamo ora dove sta la NATO: insieme ai terroristi (il KLA era una organizzazione terroristica, i Mujaheddin divennero poi i Talebani) e fa la supervisione del commercio di eroina che, tra l'altro, vale miliardi di dollari all'anno.
Alla NATO non interessa quante famiglie distrugge in questo suo processo. Attraverso la manipolazione della paura (creando in successione dei “loro” per giustificare i “noi”) la NATO ce l'ha fatta a controllare l'opinione pubblica e a mantenere se stessa sull'agenda politica dei suoi stati membri; senza essere stata eletta può tuttavia controllare le loro politiche estere (quanto costituzionale è questo?)
Fino all'Iraq, la NATO è riuscita a governare mentalmente una certa immagine di credibilità per coloro che avevano preso per vere le stron... della minaccia sovietica. Dopo l'Iraq, non più. L'assassinio di massa dei civili Iracheni, le torture, la detenzione illegale delle persone, gli stupri, il disprezzo della vita umana, lo spiegamento di hardware militare contro le strutture civili e molto altro ancora ha fatto la NATO.
Ed ora la LIBIA. Era palese sin dall'inizio che era un'altra operazione NATO. Questa volta non per droga ma per il petrolio e molto di più: la presa di posizione di Mu'ammar Gheddafi nel forgiare una unità africana attraverso l'African Union per consentire alle nazioni africane di stare in piedi da sole e non essere sistematicamente violentate dagli ex poteri colonialisti o neo tali, significava che la lobby bancaria veniva tagliata fuori, come quella energetica e quella delle armi.
Il nome del gioco è distruggere l'African Unione sostituirla con l'AFRICOM. I molti progetti umanitari e i programmi finanziati da Mu'ammar Gheddafi non interessano alla NATO perché la NATO non ha interesse nel benessere degli Africani: vuole solo controllare le risorse dell'Africa.
È il modo sinistro in cui la NATO implementa la politica la rende l'organizzazione più odiata. sul pianeta....

giovedì 5 maggio 2011

Sembra proprio che il 2 Maggio 2011 passerà alla storia come il giorno dell'uccisione di Osama Bin Laden, come il giorno della liberazione da una minaccia per l'umanità....

Certamente il valore simbolico della morte di Bin Laden è notevole, per la maggior parte delle persone, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo, la morte di Bin Laden assume significati molteplici:

Per molti è un segno di riscossa se non di vendetta per tutte le vittime di Al Qaeda, tra i molti ci sono tutti quelli che hanno perso qualche persona cara in qualche attentato di matrice islamica;

Per molti altri si tratta di un importante punto messo a segno contro il terrorismo e un passo avanti nel creare un mondo più sicuro, come se l'uccisione di Bin Laden potesse influire in maniera sostanziale sull'efficacia della rete terroristica da lui creata.

Nell'immaginario di molti altri, la morte di Bin Laden coincide con la cessazione immediata del terrorismo di matrice islamica e la definitiva sconfitta del male. L'evento potrebbe dare a queste persone una sensazione di ritrovata sicurezza nel prendere un aereo o frequentare un aeroporto, nell'andare in vacanza in paesi mediorientali, prendere un treno in Spagna o una metropolitana in Inghilterra.

Per altri l'evento si limita alla speranza di potersi finalmente portare un profumo o un doccia schiuma nel bagaglio a mano, senza doverlo lasciare in aeroporto prima dell'imbarco.

Oltre al valore simbolico e al significato positivo che ognuno attribuisce all'uccisione di Osama Bin Laden, rimangono alcuni aspetti oscuri, come purtroppo sempre accade in questi "fatti segreti":

uno di questi aspetti riguarda la tempistica dell'intervento: sembra, perchè riportato da diverse fonti aperte, che l'operazione fosse già pianificata sin dall'Agosto del 2010. L'esecuzione a distanza di 8 mesi, in concomitanza con importanti ricorrenze ebraiche, lascia il dubbio che l'uccisione di Osama Bin Laden sia una carta giocata per ridare linfa alla credibilità della politica estera americana davanti alla stessa opinione pubblica americana. L'evento che come abbiamo detto, ha un forte valore simbolico potrebbe, per ipotesi garantire un appoggio da parte dell'opinione pubblica per altre guerre che gli Stati Uniti stanno intraprendendo, come in Libya o guerre che potrebbero essere intraprese in un futuro prossimo in altri paesi non allineati o per così dire problematici, ad esempio la Syria.

Ancora riguardo alla tempistica, il fenomeno Bin Laden è stato creato dagli stessi Stati Uniti oltre 15 anni fa per ostacolare l'invasione russa dell'Afghanista. Da oltre 10 anni, una volta cessate le esigenze di disturbo alla Russia, gli stessi artefici cercano di rimediare a quell'errore dando la caccia a Bin Laden, dichiarato il "nemico numero uno" a livello mondiale. Nel frattempo l'organizzazione conosciuta come Al Qaeda, ha avuto modo di svilupparsi e ramificarsi al punto da rendere Osama Bin Laden una figura carismatica nell'ambito di Al Qaeda ma assolutamente non indispensabile al suo funzionamento.

L'aspetto legale dell'operazione che ha portato all'uccisione di Bin Laden pone altri interrogativi:

Sempre in base a quanto riferiscono tutte le fonti informative aperte disponibili, l'operazione contro Osama Bin Laden avrebbe avuto luogo in territorio Pakistano, senza che le autorità locali (il Governo del Pakistan) fossero preventivamente informate. 
Ciò enfatizza ancora una volta che l'interesse nazionale americano prescinde da ogni altra autorità riconosciuta e che il Governo Obama, si sente autorizzato ad ingerenze di ogni tipo pur di raggiungere il proprio scopo, spingendosi a compiere operazioni militari in altri paesi senza un preventivo coordinamento. Generalizzando questo principio di ingerenza, ognuno dei nostri paesi potrebbe subire lo stesso trattamento del Pakistan solo se ritenuto necessario unilateralmente dalle autorità americane.

Altro aspetto che mi sembra sottovalutato al momento è che Bin Laden è stato ucciso nonostante fosse stato inizialmente catturato. La "killing mission" americana contro Bin Laden viene rappresentata al pubblico come un servigio reso all'intera umanità. E' davvero così? 
A mio parere lo sarebbe stato se Bin Laden fosse stato arrestato e processato per tutte le stragi che ha provocato in tutti i paesi del mondo; non dimentichiamo che oltre agli Stati Uniti, altri paesi come Spagna, Kenya, Iraq, Inghilterra, solo per citarne alcuni, sono stati vittime di Al Qaeda, Osama Bin Laden come principale responsabile di tante stragi e attentati, poteva essere giudicato per tali fatti e condannato di conseguenza; la sua uccisione frettolosa e senza processo, lascia presupporre il timore per rivelazioni scomode che potevano scaturire da un processo regolare. 
Con l'uccisione di Osama Bin Laden si è cercato di seppellire definitivamente anche i segreti che questi avrebbe potuto rivelare.

La fine di Osama Bin Laden così come è avvenuta, non rende un servigio all'umanità, dal momento che il livello di allerta per eventuali atti terroristici è addirittura aumentato in tutto il mondo, per paura di vendette da parte delle cellule di Al Qaeda. 
Uccidendo Bin Laden si è fatto si che molti interrogativi sulle stragi terroristiche in molti paesi rimanessero per sempre senza risposte, quindi il fatto che Osama Bin Laden sia stato giustiziato con tanta fretta, va solo a vantaggio di chi lo ha ucciso, che ha scongiurato ogni possibile rivelazione da parte dello sceicco.
Come al solito gli Stati Uniti si sono arrogati unilateralmente il ruolo di giudice e giustiziere.

Infine, a distanza di giorni, mentre si parla del successo operativo e della portata dell'evento, ancora non esiste una foto o un filmato autentico che comprovi la morte di Osama Bin Laden, ma solo una gigantesca campagna mediatica a livello mondiale, volta a farci credere che l'uccisione dello sceicco sia effettivamente avvenuta.
Con questa operazione, il Presidente Obama aumenta fortemente le possibilità di essere rieletto per un secondo mandato.


Per le truppe americane c'è sicuramente un aspetto positivo ovvero quello di avere imparato dalle brutte esperienze passate. Una operazione simile fu tentata all'inizio di Ottobre del 1993 in Somalia, in quell'occasione le truppe speciali americane, su ordine dell'allora presidente Bill Clinton, tentarono di arrestare il signore della guerra Mohamed Farrah Aidid. L'operazione che ebbe luogo a Mogadiscio, si concluse con il mancato arresto dell'obbiettivo principale, 18 vittime tra i soldati americani e due elicotteri abbattuti dai guerriglieri somali.

Questa volta l'operazione è andata a buon fine con l'eliminazione del bersaglio principale e la cattura di altri. Evidentemente le Special Forces americane, forze di indiscusso valore, hanno migliorato le tecniche di pianificazione e non hanno sottovalutato le forze avversarie, in modo da rendere l'intera operazione un successo operativo indiscutibile.