"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)
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domenica 1 giugno 2014

La storia di Samia Yusuf Omar su Rai 3

La tredicesima ora - Le scelte che hanno cambiato la vita del 30/05/2014


Nella puntata del 30 Maggio 2014, Carlo Lucarelli ha raccontato la storia di Samia Yusuf Omar, l'atleta somala che morì il 18 Agosto 2012, nel tentativo di fuggire dalla guerra civile somala e raggiungere l'Europa.

Samia morì annegata a poche miglia dalle coste italiane. Proprio come avviene per altre centinaia di persone; la maggioranza delle quali cerca di affermare il proprio diritto di vivere, fuggendo da Somalia, Nigeria, Libya e altri paesi in preda alla guerra e al terrorismo islamico.
Nell'indifferenza di Europa e del mondo occidentale.

Anche noi avevamo ricordato Samia dopo la sua tragica morte, nel post del 20 Agosto 2012.

giovedì 27 febbraio 2014

Ancora Somalia. Ancora problemi mai risolti...

Passa il tempo ma i problemi vecchi rimangono. 
La Somalia ha oramai un governo suo, eletto non si sa da chi e da quanti cittadini, ma la Comunità Internazionale ha la pretesa di definirlo legittimo.

Legittimo si, ma corrotto e che non ha il controllo sulla propria economia e neppure sul proprio territorio, dove ancora imperversa la presenza del movimento estremista islamico Al-Shabaab.
Come sempre chi ci rimette sono i civili. E non i civili che riescono ad arrangiarsi; a rimetterci sono soprattutto i bambini.

A mio modo di vedere non è sufficiente denunciare la corruzione del Governo. Quello della Somalia è un Governo che è nato corrotto, sin da quando era un Governo transitorio supportato dall'ONU e da milioni di dollari che mai sono stati completamente convertiti in aiuti concreti e che raggiungessero tutti i bisognosi.

E' incredibile come, ogni volta che un paese viene destabilizzato per interessi economici, strategici o religiosi, ogni successiva istituzione creata a forza in quel paese, dall'intervento occidentale e dalle Nazioni Unite (gli esempi sono molti, dall'Afghanistan, al Kosovo), sia affetta da livelli di corruzione altissimi e con un'autorevolezza sul proprio territorio ridotta al minimo.

La storia ovviamente non insegna.
Peccato che a rimetterci in prima persona siano sempre i bambini. 
Bambini che in alcuni casi hanno un'aspettativa di vita di circa 5 anni....

Max
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AFRICA/SOMALIA - A rischio 50 mila bambini somali per malnutrizione e condizioni igienico sanitarie inadeguate

Mogadiscio (Agenzia Fides) – In Somalia la carestia del 2011 è finita, i miliziani sono stati mandati via da Mogadiscio, in politica sono stati fatti grandi progressi. Eppure le Nazioni Unite e il Governo somalo continuano a chiedere ai benefattori internazionali di aiutare il Paese, che sostengono essere in grave crisi. Le associazioni umanitarie, pressate dalle situazioni di emergenza in Somalia degli ultimi anni, non sono state in grado di impiegare tempi e risorse necessarie per la ricostruzione del Paese. Molti sopravvivono in condizioni terribili, la vita di 50 mila bambini è a rischio per malnutrizione severa. I benefattori internazionali, a causa del perdurare della crisi in Siria e delle nuove continue emergenze in Sud Sudan e nella Repubblica Centrafricana, hanno dato meno contributi alla Somalia, anche se gli indicatori sanitari somali sono molto più gravi rispetto a quelli di altri paesi. Destano inoltre preoccupazione i furti di denaro e la corruzione, in un Paese dove il Governo non ha un controllo efficace sull’economia. Un rapporto del gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite sulla Somalia e l’Eritrea aveva già denunciato in passato casi di corruzione tra i ministri del Governo, di appropriazione indebita di generi alimentari destinati agli aiuti, di cattiva amministrazione. Circa il 60% della popolazione, 3milioni e mezzo di persone che vivono nella Somalia centro meridionale, sono sotto il controllo di al-Shabab. L’ONU teme che l’offensiva potrebbe scattare nella stagione della semina proprio in questa regione conosciuta come paniere di beni di consumo e di servizi essenziali del Paese, e potrebbe quindi avere un grave impatto sul prossimo raccolto. (AP) (27/2/2014 Agenzia Fides)

Same article in english.



lunedì 7 ottobre 2013

Lotta al terrorismo e guerre ignote...

Anche oggi nel mondo e anche in Italia si è data notizia "dell'ennesimo successo americano contro il terrorismo"....

In due parti del mondo, in Libya e in Somalia, le truppe americano avrebbero catturato un pericoloso terrorista legato ad Al-Qaeda che si aggirava per le strade di Tripoli (a cui tra l'altro era stato dato asilo politico nel Regno Unito negli anni '90). Oltre a questo, sempre le truppe americane, avrebbero distrutto una base dei militanti Al-Shabaab in Somalia, in risposta a quanto avvenuto in Kenya non più di una settimana fa.

Bene... nonostante questo basti a far pensare all'opinione pubblica che da oggi il mondo è più sicuro e che la lotta al terrorismo procede bene (sembra di leggere 1984 di Orwell e io spero di non fare la parte del Signor Winston), cerchiamo di vedere questi fatti sotto un'ottica leggermente diversa e soprattutto cercando il punto di osservazione di chi subisce le aggressioni altrui....

L'attuale governo libico si è in effetti lamentato dell'ingerenza militare americana. L'azione di cattura del così definito terrorista islamico in territorio libico è avvenuta senza preavviso e senza il preventivo consenso delle autorità nazionali libiche, proprio come era avvenuto per l'omicidio di Osama Bin Laden in Pakistan.
Considerando che gli Stati Uniti si trovano ad almeno 9 ore di aereo dalla Libya, questo la dice lunga su quanto sia versatile "la falange armata di Obama" e quanto essa sia immune dal rispetto di qualsiasi legge e di qualsiasi confine.

Diciamo pure che fino a quando c'era Gheddafi, la Libya era immune dai movimenti estremisti islamici, infatti le porte verso l'Europa erano protette proprio dal leader non allineato della Libya che teneva a bada movimenti tribali avversi al suo potere, ma anche eventuali alleanze con estremisti e gruppi radicali fondamentalisti islamici.

Poi l'Occidente ha avuto la brillante idea di giustiziare senza processo il leader libico perché ci faceva pagare troppo caro il suo petrolio (la protezione dei diritti umani non centra niente, la Libya di Gheddafi era uno dei paese africani con il reddito pro-capite più altro e il paese africano a cui tutti i paesi occidentali e orientali avevano venduto armi a non finire). 

Crollato il potere forte in Libya, rimpiazzato da un governo riconosciuto dall'Occidente ma che di fatto non governa il proprio territorio, è subentrato il problema terrorismo islamico che attecchisce in maniera impressionante dove non ci sono autorità fortemente radicate (e noi lo avevamo già preannunciato). Con l'insediamento del terrorismo, si rende anche necessario un intervento arbitrario americano che dimostra l'inefficacia del nuovo sistema di potere instaurato in Libya, ma che tristemente dimostra quanto il terrorismo si espanda proprio in conseguenza delle guerre occidentali.

Teniamo presente che un leader terrorista catturato, non significa che i terroristi in Libya se ne sono andati, l'azione americana era mirata a quella singola cattura, non a debellare cellule terroristiche insediate in Libya.

C'è una considerazione ulteriore da fare: nessuno vorrebbe essere vittima dei terroristi islamici, gente senza scrupoli che pur di creare danno all'occidente sarebbe disposta a farsi esplodere. 
Ma chi vorrebbe essere vittima di un'aggressione militare americana non autorizzata da nessuno? Svegliarsi a casa propria con la canna di un fucile in bocca e circondato da militari americani non sarebbe sicuramente presagio di una buona giornata...

Eppure tutto questo succede. Non una volta sola: questo succede a seguito di attività costanti di spionaggio, che una volta ogni tanto si tramutano in una notizia "quasi" certa, che scatena un'azione militare arbitraria autorizzata da Obama. 

In modo meno marcato, anche le precedenti amministrazioni americane fomentavano guerre (Iraq, Afghanistan, solo per citarne due scatenate da J.W. Bush) e alimentavano movimenti ribelli per destabilizzare governi non allineati alla politica del petrolio americana, o contrari al concetto di "sicurezza interna" degli USA (ad esempio la Syria). 

Erano mosse che politicamente ci si potevano aspettare da un repubblicano come Bush, finanziato e autofinanziato dalle multinazionali del petrolio. Manovre mirate al controllo delle risorse petrolifere anche se mascherate dalla protezione dei diritti dei popoli. 

Un incremento nel numero delle manovre militari segrete, l'uso smoderato di droni e la totale assenza di un coordinamento internazionale (neanche in ambito NATO) come quello degli ultimi anni ad opera di un democratico, premio Nobel per la Pace, come Obama, fanno pensare a scopi meno materiali come ad esempio il controllo del petrolio. Fanno più pensare all'auto proclamazione dell'America a protettore del mondo e all'elevazione di Obama a custode della pace e della sicurezza dell'America e di tutti i paesi che ad essa si assoggettano. 

Fanno pensare a una percezione del rischio da parte americana molto più spasmodica rispetto al passato, ad una necessità di proteggere i propri interessi guardando a confini troppo lontani come quelli della Macedonia di Alessandro Magno, della Francia di Napoleone o della Germania del Terzo Reich; oltre ad un'assunzione di poteri sovrumani, senza controlli ulteriori, quasi "divini", da parte di Obama.

Scordiamoci per un attimo di essere in un paese alleato o comunque nell'area di influenza americana. Mettiamoci per un secondo nei panni dei così detti paesi non allineati: tutti quei paesi islamici che non praticano il terrorismo e neppure approvano il terrorismo islamico, mettiamoci anche nei panni della Korea del Nord, di tanti paesi cento e sud americani e di altri paesi che rivendicano la propria indipendenza in politica interna e nei rapporti con gli altri Stati...

In quest'ottica qual'è la differenza tra l'azione dei terroristi islamici e quella delle truppe di Obama? Entrambi tentano di annientarsi a vicenda, entrambi sparano e colpiscono con i mezzi che hanno a disposizione, entrambi credono di essere dalla parte della ragione, entrambi non concepiscono un modo di pensare diverso dal loro.

Obbiettare che gli americani non si fanno esplodere in mezzo a folle di civili non è sufficiente, dal momento che quando si tratta di attacchi di droni o bombardamenti, anche gli americani accettano un discreto numero di "danni collaterali" (si legga vittime civili) pur di raggiungere il loro scopo.

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Nel frattempo in Italia piangiamo le vittime di Lampedusa. Oltre 200 morti (destinati ad aumentare e che non contano tutti i morti di precedenti viaggi della speranza), tutti immigrati clandestini africani, in prevalenza somali, che fuggono da un paese ancora lontano dal trovare un assetto democratico; da un paese dove i terroristi di Al-Shabaab (che sembravano annientati, sui mass media lo erano) sono ancora più forti che mai. 

Civili che fuggono dalla Somalia dove dopo anni di gestione transitoria supervisionata dalle Nazioni Unite, siamo ancora al punto di partenza; dove nonostante la presenza di migliaia di truppe dell'Unione Africana (con mandato ONU), non si riesce a creare un governo che controlli il territorio. 

In questi paesi l'intervento si limita alle solite rappresaglie militari americane (senza mandato ONU), dove viene devastata una presunta base dei terroristi, ma dove non si ha intenzione di intervenire per dare sollievo alla popolazione civile, costretta a scappare per poi morire in prossimità delle coste italiane.

Ancora una volta mettiamoci per un istante "dalla parte del torto" e valutiamo se i morti di Lampedusa sono da attribuire alla Legge Bossi-Fini, alla Guardia Costiera italiana, oppure ad un intervento internazionale inefficace e approssimativo, sia che si tratti di intervento umanitario ONU, sia che si parli di intervento armato americano, nei paesi dove questi viaggi della speranza hanno inizio.

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Articoli relativi alla notizia iniziale delle operazioni militari americane in Libya e Somalia:
http://www.lastampa.it/2013/10/05/esteri/preso-nelle-strade-di-tripoli-lideatore-degli-attacchi-alle-ambasciate-usa-4Ly318KG0WSQ9bpd20TMTK/pagina.html

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/libya/10359319/Abu-Anas-al-Libi-al-Qaeda-kingpin-caught-in-Libya-was-released-by-British-police-before-going-on-the-run.html

http://www.huffingtonpost.com/2013/10/05/abu-anas-al-libi-libya_n_4050844.html

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/alliby-capture-britain-asked-why-americas-most-wanted-alqaida-terror-suspect-was-given-uk-asylum-8863601.html

http://www.washingtonpost.com/world/national-security/us-navy-seals-raid-al-shabab-leaders-somalia-home-in-response-to-nairobi-attack/2013/10/05/78f135dc-2e0c-11e3-8ade-a1f23cda135e_story.html

lunedì 27 agosto 2012

Verrà un giorno...

Verrà un giorno in cui gli innocenti avranno giustizia e i colpevoli condannati per i loro crimini.

E' però di oggi l'ennesima brutta notizia che arriva dalla Somalia. 
Almeno cinque bambini sono rimasti uccisi nella detonazione di un ordigno inesploso con il quale inconsapevolmente, stavano giocando.

Da quanto si legge negli articoli in inglese di Africa Press News e in italiano su Avvenire.it, il fatto sarebbe avvenuto in una scuola coranica di Balal, località a nord di Mogadiscio.

Il  numero delle vittime non sarebbe ancora chiaro dal momento che nella scuola si trovavano almeno venti bambini e non si sa chi altri.  

Numeri a parte... visto che il numero delle vittime cambia a seconda di chi pubblica la notizia, il fatto tragico è che ancora una volta a fare le spese delle guerre sono bambini.
Bambini innocenti che muoiono a causa dei giochi di potere e delle battaglie religiose.

Pur essendo consapevoli di ribadire fatti ovvi, più che esprimere sconcerto e solidarietà per le vittime, o tanti sentimenti di circostanza, vogliamo puntare il dito contro i responsabili di questo ennesimo, tragico avvenimento.

Su chi ricade la colpa della morte di questi piccoli innocenti? Chi, e in che misura ne è responsabile?

Sicuramente una percentuale della colpa va data a chi ha usato quell'ordigno, una grossa percentuale!
Allo stesso tempo è colpevole chi quell'ordigno lo ha prodotto, dal momento che chi produce armi, sa esattamente quale sarà il loro scopo, ovvero quello di ammazzare qualcuno;
Molta della colpa ricade anche su quelle persone che hanno fatto in modo che quell'ordigno raggiungesse la Somalia, sicuramente lucrandoci sopra, dal momento che la Somalia non produce bombe ma le utilizza solamente, e in quantità.
Colpevoli sono anche i così detti maestri di questa scuola che probabilmente prestano attenzione spasmodica all'insegnamento a memoria del corano, ma non si sono accorti che gli allievi giocavano con qualcosa di molto pericoloso;
Nel mucchio dei colpevoli ci va di diritto anche chi facilità il traffico di armi verso la Somalia, perché senza questi sciacalli non ci sarebbero bombe da far esplodere;
Inoltre, per quanto indirettamente, sono colpevoli anche tutti coloro che da 20 anni fanno finta che in Somalia non ci sia alcuna guerra o "se ne lavano le mani";
Tutti coloro che si intromettono negli affari della Somalia (sia paesi occidentali che paesi islamici) fomentando, ignorando, tollerando o partecipando ad una guerra in atto che non vede la fine, senza una strategia mirata a salvaguardare la popolazione e mirando solamente alla formazione di una qualche istituzione formale, non rappresentativa del popolo. 
Parte della responsabilità per ogni vittima di questa situazione ricade su tutti i politici, rappresentanti di istituzioni civili e militari a livello mondiali, su tutte le persone che rappresentano organi il cui scopo formale è quello di portare la pace e che non hanno fatto abbastanza, in 20 anni, per raggiungere questa pace tanto sospirata.

Ognuno di questi individui, centinaia se non migliaia, dovrebbe sentirsi responsabile per queste ennesime vittime innocenti, ma ognuno ha almeno una frase che lo giustifica, che lo scusa, che lo assolve davanti al mondo.

Verrà un giorno però, prima o poi, in cui oltre che con le chiacchiere, ognuno sarà chiamato a fare i conti con la propria coscienza. 

Per adesso, aggiungiamo "+5" all'infinito elenco di vittime innocenti, provocate da gente senza scrupoli. 

lunedì 20 agosto 2012

Samia, l'atleta somala di Pechino 2008 morta su un barcone per raggiungere l'Italia - Corriere.it

Samia Yusuf Omar nata a Mogadisco (Somalia) il 25 Marzo 1991, morta in un punto imprecisato del Mar Mediterraneo il 18 Agosto 2012, mentre a bordo di un "barcone della speranza", tentava di raggiungere le coste italiane, fuggendo dal caos dei combattimenti e della miseria che distruggono la Somalia, e che già avevano ucciso suo padre, vittima di un proiettile da mortaio.

Samia aveva rappresentato la Somalia alle Olimpiadi di Pechino 2008 partecipando alla gara dei 200 metri piani, ottenendo il proprio primato personale di 32' e 16".

Samia non è riuscita a tagliare il suo ultimo traguardo inseguendo il miraggio della speranza e della salvezza, aveva 21 anni.

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Samia, l'atleta somala di Pechino 2008 morta su un barcone per raggiungere l'Italia - Corriere.it

«Sapete che fine ha fatto Samia Yusuf Omar?». La platea riunita per ascoltare i membri del Comitato olimpico nazionale resta in silenzio. Un silenzio spezzato solo dalle parole e dalla commozione di Abdi Bile, che dopo il trionfo di Mo Farah (atleta britannico di origine somale) all'Olimpiade di Londra 2012, chiede di Samia. 

... Samia Yusuf Omar, la più grande di sei figli di una famiglia di Mogadiscio cresciuta, come i suoi fratelli, in povertà. Nel 2008, questa ragazza piccola e gracile, partecipò alle Olimpiadi proprio in rappresentanza della Somalia. Nata nel '91, figlia di una fruttivendola e di un uomo ucciso da un proiettile d'artiglieria, questa ragazza era riuscita con molti sacrifici a partecipare alla gara dei 200 metri femminili di Pechino 2008. Era arrivata ultima, 32 secondi di sforzo a cui nessuno fece caso, ma che la riempirono di gioia e soddisfazione. Tornò a Mogadiscio felice: «È stata un'esperienza bellissima, ho portato la bandiera somala, ho sfilato con i migliori atleti del mondo». Quattro anni dopo, il destino le ha riservato una storia completamente diversa.

... La ragazza è morta… morta per raggiungere l'Occidente. Aveva preso una carretta del mare che dalla Libia l’avrebbe dovuta portare in Italia. Non ce l’ha fatta. Era un'atleta bravissima. Una splendida ragazza»

Articolo completo pubblicato da: www.corriere.it, il 19 Agosto 2012.

sabato 18 agosto 2012

Democrazia: ancora un miraggio per la Somalia

Quello che segue è uno spezzone di un articolo pubblicato sul sito www.ragionpolitica.it il 16 Agosto 2012.
L?articolo che può essere letto integralmente tramite questo link, mette in evidenza come, nonostante le celebrazioni degli ultimi tempi, la Somalia e in particolare Mogadiscio, sia lontano dall'essere un posto sicuro.
Nonostante la protezione offerta da migliaia di truppe internazionali e i miliardi elargiti (e scomparsi nel nulla) per ridare al paese un assetto democratico e civile.
In Somalia sono ancora molti i problemi irrisolti, o mai affrontati con determinazione ed misure efficaci.
Non solo il periodo di tempo dal 2004 ad oggi non è bastato al governo transitorio per risollevare il paese, ma in Somalia la popolazione muore ancora per mancanza di mezzi di sussistenza oltre che a causa delle battaglie tra fazioni rivali e gruppi terroristici. 
Nonostante tutto la disinformazione fa il suo gioco come spesso accade, e grazie ai maggiori media mondiali, siamo portati a credere che la conclusione del periodo di transizione porterà finalmente alla formazione di uno stato somalo democratico, con soddisfazione delle principali organizzazioni internazionali coinvolte nelle questioni della Somalia.
Fumo negli occhi, dal momento che la democrazia in Somalia sembra essere ancora un miraggio e quanto fatto fino ad oggi, un mero fallimento.
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Estratto dell'articolo di Anna Bono, tratto da www.ragionpolitica.it, pubblicato il 16 Agosto 2012
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Un rapporto redatto a metà luglio dal Gruppo di monitoraggio sulla Somalia delle Nazioni Unite ha rivelato che il 70% del denaro affidato al governo di Mogadiscio negli ultimi anni non è mai arrivato nelle casse dello Stato: «nulla viene fatto dalle istituzioni somale – si legge nel rapporto – senza che qualcuno pronunci la frase ‘che cosa ci guadagno io?» Già a maggio, d’altra parte, un documento della Banca Mondiale denunciava lo smarrimento del 68% degli aiuti internazionali stanziati tra il 2009 e il 2011. Questa è la situazione in cui la Somalia si avvia a dichiarare conclusa la transizione democratica: un passo che qualcuno già definisce storico, da celebrare nel tempo come momento di svolta memorabile. In realtà l’Assemblea costituente, composta da 825 delegati nominati dai capi tradizionali dei clan, si è riunita soltanto a partire dal 25 luglio e ha lavorato su una traccia di costituzione redatta dagli incaricati delle Nazioni Unite e che è stata adottata senza ovviamente poterla sottoporre al giudizio popolare. Ora si attende la nomina – da parte dei capi clan e dunque non tramite elezioni generali – dei membri della nuova Assemblea nazionale che procederà a eleggere il capo dello stato il quale a sua volta sceglierà il prossimo capo del governo. Non soltanto la transizione democratica non è stata ultimata, ma se mai incomincia – se di inizio si può parlare per l’esistenza almeno di una carta costituzionale – e lo fa sotto cattivi auspici, affidata come è agli stessi leader che finora hanno tradito la fiducia dei loro connazionali e del resto del mondo.

giovedì 17 maggio 2012

Attacco aereo UE distrutte cinque barche dei pirati :: informazioni marittime :: napoli

Ecco che, con una scarsa risonanza mediatica, l'UE sfodera gli artigli.

Per quanto un attacco aereo senza vittime, anche casuali, sia difficile da credere, la missione europea EUNAVFOR, operante a largo delle coste somale per contrastare il fenomeno della pirateria nel Corno d'Africa, è passata all'azione.

Il mandato esclusivamente navale della missione è recentemente stato ampliati, praticamente sciogliendo le mani dei militari, che hanno colpito immediatamente distruggendo 5 imbarcazioni appartenenti ai pirati somali (non si sa che cos'altro).

Chi sa cosa trapelerà sui poco attenti media delle future operazioni militari in Somalia? 

Chi sa se stiamo inconsapevolmente assistendo all'inizio di operazioni di distruzione di basso profilo, sul modello di quelle già condotte con i droni dagli Stati Uniti sia in Somalia che in Yemen?
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17/05/2012
Attacco aereo Ue, distrutte cinque barche dei pirati

Da Bruxelles arrivano nuovi dettagli in merito all’incursione aerea compiuta martedì sulla costa somala dai militari della operazione navale anti-pirateria Atlanta. L’obiettivo è stato Harardhere, il villaggio a circa 400 chilometri a nord di Mogadiscio, considerato la principale base “logistica” dei gruppi organizzati di predoni. L’inusuale attacco dall’aria (il primo da quando gli uomini della missione Ue pattugliano i mari del Corno d’Africa) è stato portato con un elicottero da combattimento. Almeno cinque imbarcazioni dei pirati sono state distrutte, riferisce il comando di Eunavfor, “ma nessun somalo è stato ferito”. L’ora x è stata preceduta da una ricognizione aerea durata settimane, per individuare le istallazioni più importanti nella cittadella dei pirati. Il salto di qualità nell’operazione militare – dotata attualmente di nove navi da guerra e di cinque aerei da ricognizione – è stato deciso dal Consiglio Ue del 23 marzo scorso, rimuovendo il limite di operare solo in mare. 

Link originale: attacco aereo ue distrutte cinque barche dei pirati :: informazioni marittime :: napoli
Altri link sullo stesso episodio:
-  http://blog.panorama.it/mondo/2012/05/16/lunione-europea-muove-guerra-o-quasi-ai-pirati-somali/
-  http://www.ilgiornale.it/esteri/ora_leuropa_attacca_pirati_distrutte_5_navi/16-05-2012/articolo-id=587989-page=0-comments=1
-  http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/shippingecantieri/2012/05/15/Pirateria-Ue-contrattacca-colpita-tortuga-pirati-somali-_6874441.html

giovedì 26 aprile 2012

Al Shabaab threat to Kenya

STRATFOR has released an interesting analysis about the strenght of al-Shabaab and the possibility of terroristic attacks carried out outside Somalia, especially against Kenya because of its recent military involvement in Somalia.
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Al Shabaab - Capability and Intent

Whenever judging the threat posed by a group, one must examine its capabilities and its intent to conduct such an attack. In this case, we need to look at al Shabaab's capability and intent to attack prominent government buildings and hotels in Nairobi.

Al Shabaab has proved it can conduct attacks against soft targets in Nairobi. The group has also demonstrated the ability to strike soft targets in Kampala, though it has not shown the ability to follow up on its threats to conduct attacks in Burundi. Inside Somalia, the group is capable of conducting devastating attacks against hardened targets and against hotels in Mogadishu, as outlined above.

It is interesting to note that two days prior to the Oct. 24, 2011, Nairobi grenade attacks, the U.S. government posted a warning that the U.S. Embassy in Kenya had received "credible information of an imminent threat of terrorist attacks directed at prominent Kenyan facilities and areas where foreigners are known to congregate such as malls and night clubs." In the wake of the warning, it appears the attackers shifted from high-profile malls and places where foreigners congregate toward softer targets in the form of a low-profile local bar and a bus stop. This is perhaps due to the increased security at high-profile venues because of the warning and Kenyan government initiatives to crack down on al Shabaab in Somali neighborhoods in Nairobi. Likewise, the March 10 attacks were against a soft target in the form of a bus stop. This suggests the attackers were either unable -- or unwilling -- to target a more heavily secured facility. Notably, none of the incidents in Kenya were suicide attacks.

The wording in the April 23 warning is similar to that of the October 2011 warning, and the October 2011 warning proved accurate. Therefore, the U.S. Embassy likely has received credible information that another plot is being planned. Unless the attackers change their mode of attack, they are highly unlikely to succeed in targeting a prominent government building or a hotel housing Westerners -- especially in the wake of the warning, which undoubtedly has resulted in increased security at such sites.

In order to change their mode of attack from those using merely grenades to an attack that could damage a government building or a well-secured hotel, such as an attack involving a VBIED, al Shabaab would have to devote significant resources. While al Qaeda was able to do this in Nairobi in 1998, the present security environment in Kenya is quite different. While ordnance is still available in the country, it is far more difficult to obtain a large quantity of explosives today than it was in 1998. Even smuggling them in from Somalia in small batches would be a difficult, though not impossible, task.

For al Shabaab to undertake such a process, it would need good operational security, something that would be difficult to achieve given the fractious nature of the jihadist movement in Somalia. As the warning prior to the October 2011 attack demonstrated, there was an intelligence leak somewhere. 

Furthermore, al Shabaab would have to expect significant benefits from such an attack to warrant such a risky mission. And it is doubtful they would. At present, Kenyan troops with the help of local Ras Kamboni militants have occupied a buffer zone in southern Somalia, but they have not made much effort to approach al Shabaab bases in cities farther southwest than Afmadow, such as Kismayo. Kenyan public opinion has been quite outspoken about the price tag attached to the Somali Surge, known as Operation Linda Nchi. Many Kenyans consider it an expensive venture that adds to the country's mounting debt. A repeat of the August 1998 bombing, only this time directed against a Kenyan government ministry, could radically change public opinion, steeling it in favor of dramatic military action against al Shabaab. Even though the current Kenyan military offensive has been poorly supported and planned, an angry Kenyan public could see the military offensive become much more aggressive, directly targeting al Shabaab. The issue would also gain notable political traction in the unfolding 2013 Kenyan presidential election.

Because of this dynamic, it seems the group is more likely to take any explosives it could devote toward a VBIED attack in Kenya and use them to conduct attacks against Kenyan forces in Somalia to make their presence in Somalia as uncomfortable -- and bloody -- as possible. The goal would be to influence Kenyan morale enough to encourage them to withdraw. Kenya, and specifically Nairobi, is also an important financial and logistical hub for al Shabaab. If the group did something to rouse the anger of the Kenyan government and alienate the population, its ability to use Kenya as a logistical hub for its operations in Somalia could be severely hampered.

Due to the importance of al Shabaab's Islamic base in Nairobi, Kenya's backlash against that community has been a point of concern in intra-al Shabaab politics. Notably, al Shabaab has denied responsibility for the past attacks in Nairobi, blaming them instead on its supporters. A major attack in Nairobi demonstrating an advanced degree of terrorist capability would make it difficult for the group to deny responsibility.

Even if al Shabaab could somehow muster the capability to conduct a spectacular attack in Nairobi, it would seem unlikely it would want to conduct a spectacular attack inside Kenya. We therefore believe it will stick to low-level attacks in Kenya for the foreseeable future.

Read more: Al Shabaab's Threat to Kenya | Stratfor
Source: www.stratfor.org
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Sullo stesso argomento in italiano:
http://www.repubblica.it/esteri/2012/04/26/news/allarme_attentato_kenya-33998512/

lunedì 9 aprile 2012

Somalia: attentato a mercato, 11 morti - Corriere della Sera

Eccoci qua... Lunedì di Pasqua, purtroppo in alcune zone del mondo rimane un giorno come tutti gli altri... e alcuni luoghi non cambiano mai... uno di questi è la Somalia.

Ma poi... mi domando come mai...  l'ONU manda addirittura Kofi Annan a mettere bocca negli affari interni della Syria, mentre in Somalia continuano ad esplodere "bombe al mercato"...

Chi ci va in Somalia a salvare la vita di donne e bambini... Spiderman o Capitan Amerika?
Boh... sarò strano io...
Max
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Somalia:attentato a mercato, 11 morti - Corriere della Sera

09 Aprile 2012
(ANSA) - MOGADISCIO - Almeno 11 civili, in maggioranza donne e bambini, sono stati uccisi oggi per l'esplosione di una bomba in un mercato di Baidoa, ex-bastione degli integralisti islamici Shabaab, nel sud della Somalia. Lo ha reso noto un deputato. Secondo alcuni testimoni, la bomba e' esplosa nei pressi di una macelleria, poco dopo l'arrivo nel mercato di alcuni soldati somali, giunti per fare degli acquisti. L'attentato non e' stato ancora rivendicato.

Fonte: www.corriere.it

mercoledì 4 aprile 2012

TMNews - Somalia/ Attentato Mogadiscio: 10 morti, kamikaze era ragazzina

Era un pò che in Somalia non succedeva un fatto così eclatante. Nell'ultimo periodo si parlava solo di incursioni dei militari keniani, dei soliti campi di accoglienza, della solita siccità. Tutte cose a cui ci stavamo gradualmente abituando leggendo le agenzie stampa.

Oggi al contrario, siamo tornati tristemente alla realtà. Non tanto per l'attentato suicida rivendicato da Al-Shabaab, quanto per il fatto che l'attentatore sia una ragazzina di meno di 16 anni. 

Non so come funzionano queste cose, forse come in Afghanistan con i talebani, dove le famiglie dei kamikaze ricevono un sussidio per aver donato un martire alla "causa islamica", forse la piccola è stata venduta ai terroristi proprio per far fronte a situazioni di miseria estrema. Non a caso in queste situazioni ci libera di una femmina anziché di un maschio. 

Quello che è certo è che l'attentato odierno a Mogadisco ha provocato gli ennesimi 10 morti oltre alla piccola di 15 anni sacrificata nell'attentato. Fatti di una crudeltà estrema, fatti che meritano di essere tenuti in considerazione. In particolare gli organismi internazionali preposti a riportare e mantenere la pace in aree del mondo in guerra, non dovrebbero affatto sottovalutare simili accadimenti bensì agire tempestivamente e in modo efficace, contro questi fanatici senza pietà. 
Max
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TMNews - Somalia/ Attentato Mogadiscio: 10 morti, kamikaze era ragazzina
Roma, 4 apr. (TMNews) E' aumentato a dieci morti il bilancio dell'attacco kamikaze compiuto a Mogadiscio, in cui hanno perso la vita anche i presidenti del Comitato olimpico e della Federcalcio. Secondo le prime ricostruzioni, a farsi esplodere è stata una ragazza non ancora sedicenne.

Anche il primo ministro somalo Abdiweli Mohamed Ali era presente quando l'attentatore suicida ha colpito il nuovo teatro nazionale, recentemente riaperto. Il capo del governo è rimasto illeso.

L'attentato è stato rivendicato dai militanti al Shebab. Il teatro fu chiuso nei primi anni Novanta, quando la Somalia sprofondava nella guerra civile, ed era stato riaperto lo scorso mese, a testimoniare un nuovo periodo di relativo ottimismo. 

Il presidente del Comitato olimpico somalo, Aden Yabarow Wiish, e il responsabile della Federazione calcistica della Somalia, Said Mohamed Nur, facevano parte del gruppo di politici presenti alla cerimonia per il primo anniversario del lancio della tv nazionale somala. Secondo la Bbc, ci sono anche tre giornalisti televisivi somali tra i feriti.

Il primo ministro ha confermato alla Bbc che il kamikaze era una ragazza. Testimoni oculari hanno riferito che l'attentato è avvenuto nel corso di un'esibizione musicale.

Article from: www.tmnews.it

giovedì 22 marzo 2012

Somalia: violenti scontri nel sud, migliaia in fuga - Ticinonews

Ci sono luoghi nel mondo dove la guerra non finisce mai e dove i popoli vivono in un eterno esodo e in condizioni di terrore.
Ci sono luoghi come la Somalia dove l'aspettativa di vita di un  neonato non supera i 5 anni... 

Ci sono luoghi dove la guerra si combatte nella più completa indifferenza di chi avrebbe gli strumenti per fermarla, ma soprattutto avrebbe il dovere morale di salvare migliaia di vite umane.
In Somalia si muore non solo di fame ma decine di persone ogni giorno muoiono a causa di una guerra mai dichiarata....
Max


Ticinonews - Somalia: violenti scontri nel sud, migliaia in fuga


Migliaia di persone sono in fuga da Gedo, regione sud occidentale della Somalia, a causa dei feroci scontri tra le milizie di al Shabaab e l'esercito governativo sostenuto dai militari kenyani. Mohamed Abdi Kaliil, governatore della regione, ha riferito ai media locali che sono centinaia le famiglie costrette a fuggire dalle loro abitazioni: migliaia di sfollati che hanno "disperato bisogno di una casa, assistenza sanitaria, acqua e cibo", ha detto Kaliil.


Intanto i combattimenti hanno interrotto qualsiasi comunicazione commerciale con la capitale Mogadiscio, mentre almeno dieci centri sanitari della regione hanno chiuso a causa del conflitto, tra cui l'importante presidio di Garbaharey, distrutto da una bomba, dove sono curati gli ammalati di tubercolosi, come conferma Adan Hashi Abdi, amministratore della struttura.
ATS 

domenica 11 marzo 2012

Somalia: si teme una nuova ondata di siccità

La carestia che ha devastato la Somalia fino a qualche mese fa e che ora sembra risolta, potrebbe essere seguita da un nuovo periodo di carestia "pronosticato" sin da ora. Potrebbe verificarsi o no, ma se ne parla come una eventualità plausibile. Non dimentichiamo che il numero di sfollati a causa della carestia (e dei combattimenti tra forze governative, AMISOM e terroristi islamici) è ancora altissimo, nonostante se ne parli molto meno sui media,
Inoltre buona parte degli degli sfollati si trova proprio in zone che potrebbero essere colpite dalla nuova ondata di siccità. 

Visto che già si parla di siccità probabile nel prossimo futuro e che si tratta di un evento probabile, vediamo se tra tutte le ONG e le agenzie ONU che avrebbero come unico scopo quello di aiutare le popolazioni civili colpite da tali fenomeni, riusciranno a non essere presi di sorpresa come al solito e ad essere quel tanto che basta "proactive", in modo da evitare la morte di migliaia di persone (molti dei quali bambini) come di solito succede.
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AFRICA/SOMALIA - Allarme di Caritas Somalia: si tema una nuova ondata di siccità nel Corno d'Africa e un forte afflusso di sfollati dal Corridoio di Afgoye

Mogadiscio (Agenzia Fides) - Secondo i meteorologi, esiste una forte probabilità di una nuova ondata di siccità nel Corno d'Africa. Lo afferma l'ottavo Situational Report di Caritas Somalia, inviato all'Agenzia Fides. I Paesi che potrebbero essere interessati dal fenomeno sono Somalia, Gibuti, il nord del Kenya e la parte sud-orientale e nord-orientale dell'Etiopia. I climatologi dell'IGAD (Intergovernamental Authority on Development) hanno messo in guardia le ONG e i governi locali per iniziare a prepararsi fin da ora ad affrontare la nuova possibile crisi. Tuttavia, altri esperti sostengono che è troppo presto per conoscere l'andamento delle piogge Gu, che cadono da aprile a giugno, e che sono le più importanti al fine di garantire un buon raccolto.
"In questo momento - afferma il rapporto - tutte le aree della Somalia non sono più in situazione di carestia, grazie al miglioramento dei 'raccolti Deyr' (le piogge che cadono da ottobre a novembre). Rimangono ancora in emergenza solo alcune aree incluse le aree fluviali di Juba e del Medio Shabelle". Tuttavia la situazione rimane precaria e qualsiasi cambiamento nei livelli di assistenza umanitaria, l'aumento della siccità o le attività militari può accrescere all'improvviso il numero degli sfollati. Secondo la Caritas, nel solo mese di febbraio 62.000 somali sono stati costretti a sfollare, due terzi dei quali a causa dell'insicurezza. 
Si teme un forte afflusso di sfollati interni dal corridoio di Afgoye a causa dell'aumento dell'insicurezza. Si prevede infatti che gli Al Shabaab e le truppe africane dell'AMISOM e del governo di transizione somalo potrebbero combattere per il controllo di quest'area, che ospita l'insediamento di sfollati più grande all'interno della Somalia. In caso di conflitto più di 270.000 sfollati interni potrebbe fuggire dal corridoio di Afgoye verso la capitale.
La rete della Caritas continua ad operare sia in Somalia che nei Paesi vicini fornendo assistenza alle popolazioni, agli sfollati ed ai rifugiati. Sua Ecc. Mons. Giorgio Bertin, Vescovo di Gibuti, Amministratore Apostolico di Mogadiscio e Presidente di Caritas Somalia, si è recato negli Stati Uniti dove ha incontrato una delegazione di alto livello del Congresso e i rappresentanti delle Nazioni Unite. Egli ha chiesto un maggiore impegno diplomatico e politico per ricreare uno Stato in Somalia e pervenire ad una pace duratura. Mons. Bertin ha poi preso parte alla riunione a Roma di Caritas Internationalis sull'emergenza nel Corno d'Africa e a Nairobi ad un'incontro di coordinamento tra le Caritas attive nell'area. (L.M.) (Agenzia Fides 9/3/2012)


venerdì 10 febbraio 2012

SOMALIA: Malnutrizione infantile al 20%

Nonostante i proclami di successo delle Nazioni Unite, i numeri riportati di seguito sono spaventosi.
Milioni di persone, di cui molti bambini che muoiono di fame! 

Cito Martin Luther King dicendo che anche io "ho un sogno..."
Il mio sogno è di vedere i governanti che perorano guerre in giro per il mondo, occuparsi disinteressatamente di far cessare le morti per fame in tutti i paesi.

Disinteressatamente, non per il petrolio, il gas, la politica di ingerenza a scopo di difesa. Disinteressatamente perché chi muore di fame sono persone e potremmo essere noi al loro posto.
Max
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AFRICA/SOMALIA - Il tasso di malnutrizione acuta infantile tra gli sfollati di Mogadiscio supera il 20%.

Mogadiscio (Agenzia Fides) - Il tasso di mortalità tra i bambini sfollati nella capitale somala Mogadiscio rimane al di sopra della soglia della fame, nonostante il recente annuncio delle Nazioni Unite sulla fine della carestia nella regione del Corno d'Africa dilaniata dalla guerra. Un raccolto eccezionale, dovuto alle piogge abbondanti, e la distribuzione di generi alimentari da parte delle agenzie umanitarie, hanno migliorato le condizioni nelle tre aree maggiormente colpite. Tuttavia una nuova ondata di carestia si potrebbe verificare nel prossimo mese di maggio, secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite. Oltre 2.3 milioni di persone, circa un terzo della popolazione, hanno ancora urgente bisogno di aiuto. Tra gli sfollati di Mogadiscio il tasso di malnutrizione acuta infantile supera il 20%. Il tasso di mortalità tra i bambini con meno di 5 anni nei campi profughi a Mogadiscio è di 5.46 per 10.000 al giorno. Lo stato di carestia dichiarato nel paese africano lo scorso mese di luglio, ha ucciso decine di migliaia di persone nel sud e nel centro della Somalia, per la maggior parte sono bambini con meno di 5 anni. Circa 325 mila piccoli somali sono ancora gravemente malnutriti e hanno urgente bisogno di cure alimentari specialistiche, soprattutto nelle regioni di Juba e Bakool. I campi di Mogadiscio e Afgoye, il più grande insediamento del mondo per sfollati, a 30 chilometri dalla capitale, rappresentano due delle tre aree che hanno appena superato lo stato di carestia. (AP) (8/2/2012 Agenzia Fides

English version: http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=30951&lan=eng

Source: www.fides.org

giovedì 26 gennaio 2012

SOMALIA: oltre un milione di sfollati interni che dipendono dall'assistenza internazionale


Mogadiscio (Agenzia Fides) - Sono un milione 356 mila gli sfollati interni in Somalia, dei quali 500.000 vivono nel cosiddetto corridoio di Afgoye. Lo afferma l'ultimo Situational Report inviato all'Agenzia Fides da Caritas Somalia. "A causa delle restrizioni all'accesso alle agenzie umanitarie nel sud della Somalia, la grave crisi alimentare continuerà, nonostante una buona stagione delle piogge Deyr" afferma il rapporto. La stagione delle piogge Deyr va da ottobre a novembre.
Mentre le piogge hanno migliorato la produzione di bestiame e il rendimento delle colture, la Somalia č ancora fortemente dipendente dagli aiuti umanitari, soprattutto per quel che concerne l'assistenza sanitaria, l'acqua e la nutrizione. Con l'espulsione di 16 agenzie e organizzazioni non governative, decretata dagli Shabaab alla fine di novembre, e la sospensione della distribuzione di cibo a 1,1 milioni di persone nel sud della Somalia, è forte la preoccupazione che alcune aree della Somalia possano trovarsi di nuovo in condizioni di carestia.
Il periodo di raccolta dei cereali ottenuti grazie alle piogge Deyr va da gennaio a marzo e si ritiene che le regioni di Bay e Lower Shabelle otterranno cereali sufficienti per sostenere le loro popolazioni fino all'inizio del raccolto Gu nel mese di luglio. Tuttavia le zone colpite dalle alluvioni, Gedo e Juba, avranno scorte molto limitate nei prossimi tre mesi.
Rimangono gravi inoltre le condizioni di sicurezza. Combattimenti e attentati con ordigni esplosivi continuano a Mogadiscio e in altre città della Somalia. Negli ultimi quattro settimane, 7 operatori umanitari sono stati uccisi e un operatore umanitario americano č stato preso in ostaggio a Galkayo. Un recente attacco in un campo profughi a Mogadiscio ha causato sei morti.
Nonostante la situazione difficile, Caritas Somalia continua le sue operazioni nel Paese e nel campo di Dadaab, in Kenya, dove sono accolti centinaia di migliaia di rifugiati somali. Tra i partner di Caritas Somalia vi sono: Caritas Germania e Diakonia Germania (che gestiscono con partner locali alcuni progetti finanziati con il contributo di Diakonia Germany, Caritas Polonia, Caritas Slovenia, Caritas Slovacchia, Caritas Lussemburgo, Caritas Austria, Development & Peace/Canada e Cordaid), il Catholic Relief Service (CRS), Caritas Svizzera e Trocaire. Altri fondi sono inviati da Caritas Portogallo, Caritas Norvegia e Caritas Liechtenstein. (L.M.) (Agenzia Fides 26/1/2012)


giovedì 5 gennaio 2012

Ma.. lo sapevi.. quanto è stato difficile essere un bambino nel 2011?

In Colombia nel 2011 sono stati assassinati 117 bambini, 65 dei quali uccisi da armi da fuoco?

La notizie non sembra essere della propaganda americana, ma sembra arrivare da fonti con meno interessi diretti e/o indiretti in Colombia, quindi più attendibile.

Delle 117 vittime:
41 erano sotto i 5 anni;
48 erano ragazze;
67 erano ragazzi;
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In Somalia il tasso di mortalità infantile è di 1 nuovo nato su 5 che non arriverà a 5 anni (20%).

Il 70% della popolazione non ha accesso all'acqua;
750.000 persone rischiano di morire di fame e malattie varie;
Molte di più rischiano di morire a causa del conflitto interno;
Dal 1991, in Somalia non c'è un governo funzionante.
Fonte: www.fides.org.
Link all'articolo: (clicca qui)
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In Vietnam nel 2011 un bambino su 4, di età inferiore a 5 anni, non ha avuto la possibilità di bere latte; (fonte)

Da anni, svariate centinaia di bambini vietnamiti sono vittime della tratta di esseri umani verso l'Europa, sfruttati per lavoro o ridotti in schiavitù. Di molti dei bambini trafficati non si sa più nulla.  (fonte)
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In Afghanistan, solo il 16% dei parti è assistito da personale qualificato;

Statisticamente ogni madre afghana va incontro alla perdita di un figlio (almeno uno) nell'arco della vitao, durante il parto o durante i primi 4 anni di vita del bambino . (fonte)

Il 59% dei bambini che sopravvivono cresce con qualche menomazione fisica o mentale a causa della malnutrizione infantile. (fonte)
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In Sud Sudan, i bambini vivono in condizioni tra le più povere al mondo.
Statisticamente 1 bambino su 7 non arriverà all'età di 5 anni, principalmente a causa di malattie e malnutrizione. (fonte)

Il 70% dei bambini in età scolare non ha accesso all'istruzione.
Secondo l'UNICEF, le condizioni di sicurezza per i bambini nel Sud Sudan sono tra le peggiori al mondo. (fonte)

Il fenomeno dei bambini soldato è ancora molto frequente come denunciato da molte fonti informative.
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In molti, troppi altri paesi del mondo la situazione è simile. Essere bambini nel 2011 non è stato affatto un compito facile in molti stati africani, del Sud Est asiatico, del Medio Oriente e anche in tutti i paesi che escono dalle "guerre di pace" volute da NATO & C.

Altre fonti:
Save the Children: State of the World's Mothers 2011  
UNICEF: Condizioni dell'infanzia nel mondo 2011

martedì 3 gennaio 2012

Somalia: anno nuovo, problemi vecchi e lontani dall'essere risolti

Problemi vecchi quelli che riguardo la Somalia, e le notizie sono sempre le stesse: gente che muore di fame nella crisi umanitaria di proporzioni più vaste al mondo. 

Ma non solo, c'è sempre il Governo Transitorio che non riesce o non vuole governare in modo efficace, i terroristi di Al-Shabaab legati ad Al-Qaeda che sono sin troppo efficaci con attentati esplosivi e ostacolo agli aiuti umanitari, l'operato delle Nazioni Unite che costa un mare di soldi e non è assolutamente efficace né da un punto di vista politico, né sotto il profilo umanitario, tanto meno dal punto di vista militare.

Speriamo che, chi si propone o si vanta di voler risolvere la crisi umanitaria della Somalia, o esiste istituzionalmente per adempiere a questo medesimo scopo, riesca a mettere in pratica i buoni propositi che si fanno sempre all'inizio dell'anno nuovo.

La crisi della Somalia sta affliggendo migliaia di persone da troppo tempo. Se è vero il detto "anno nuovo, vita nuova", sarebbe l'ora di smettere con mezze misure istituzionali messe in campo dall'ONU, per iniziare ad analizzare il problema in vista di una soluzione definitiva. Prima di tutto con un governo riconosciuto ed efficace, che non si preoccupi solo di mantenere l'attuale stato delle cose per continuare a ricevere soldi sotto forma di aiuti umanitari o aiuti alle istituzioni fittizie.

E' ora che in Somalia la gente smetta di morire di fame, e questo è possibile solo con istituzioni sane che abbiano a cuore la popolazione e non interessi economici basati sull'assistenzialismo e i propri guadagni personali. 
Max
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AFRICA/SOMALIA - L'emergenza fame è ancora lontana dall'essere risolta

Mogadiscio (Agenzia Fides) - Il Primo Ministro somalo nega che la popolazione di Mogadiscio stia morendo di fame, contraddicendo le Nazioni Unite e il triste panorama dei campi sempre più affollati di persone malnutrite. Dopo anni di guerra civile e stagioni di siccità, le Nazioni Unite nel mese di luglio 2011 hanno dichiarato lo stato di carestia in 3 zone della Somalia controllate dal gruppo islamico Al Shabaab, alleato di Al Qaeda, che è in contrasto con il Transitional Federal Government (TFG), e aveva bloccato l'accesso a molte agenzie umanitarie occidentali. Dal mese di settembre la carestia si è diffusa in altre 3 aree del paese, decine di migliaia di persone sono morte e altre 750 mila vivono la fame. Tuttavia lo scorso mese di dicembre gli aiuti umanitari e le piogge avevano iniziato a migliorare la situazione in alcune parti ma non nei campi profughi, pieni di gente disperata e affamata. 
A Mogadiscio ci sono oltre 300 campi che ospitano 185 mila sfollati, altre 18 mila persone indigenti e poverissime vivono in rifugi ricoperti di teli di plastica e cartoni nel villaggio di Maajo, dove il governo non è mai intervenuto. Costernati dai commenti del Primo Ministro, gli operatori umanitari a Mogadiscio dicono che le cose vanno migliorando ma l'emergenza è ancora lontana dall'essere risolta. Secondo il Somali Relief, Rehabilitation and Development Organisation (SORRDO), nel mese di agosto 2011 c'erano molti casi di malnutrizione acuta e, anche se la situazione è lievemente migliorata, emergono ogni giorno nuovi casi. Nel centro gestito dall'organizzazione, i neonati vengono pesati per determinare il loro livello di malnutrizione. Sacchi di generi alimentari sono stati distribuiti tramite il Programma Alimentare Mondiale (PAM). E' stata allestita una cucina all'aperto con decine di enormi calderoni di stagno che offrono polenta e zuppa a 6 mila persone che ogni giorno si mettono in fila. Secondo le Nazioni Unite si tratta della crisi umanitaria più grave del mondo. (AP) (02/01/2012 Agenzia Fides)


mercoledì 28 dicembre 2011

Navi sequestrate, forse è il momento di dire basta...

Mentre la Savina Caylyn torna a casa dopo un sequestro di 10 mesi ad opera dei pirati somali, neppure il tempo di esultare e un'altra nave italiana con 7 italiani a bordo è stata sequestrata. 

Questa volta è toccato alla Enrico Ievoli, una nave cisterna di oltre 15.000 tonnellate. A bordo oltre ai 7 italiani ci sono 5 ukraini e 8 indiani.

In tutto questo susseguirsi di sequestri c'è qualche cosa di strano: 

- Ci sono due missioni navali nell'oceano indiano finanziate e promosse da Comunità Europea (Atlanta) e NATO (Ocean Shield), che dovrebbero servire a combattere il fenomeno della pirateria. 
Meno male che ci sono le nostre navi da guerra!  La presenza navale a largo del Corno d'Africa costa un mare, anzi un'oceano di soldi e nonostante tutto sono decine le navi mercantili sequestrate dall'inizio dell'anno, e il trend è in crescita rispetto all'anno precedente. 
Se confrontiamo il costo delle missioni con i risultati effettivi, ci rendiamo conto che la nostra partecipazione è l'ennesima "presenza di facciata", ci dobbiamo essere perché ci sono anche gli altri paesi, ma nessuno è in grado o vuole fare veramente la differenza, se non in pochi casi fortuiti.
La realtà è e rimane quella dettata dai fatti: "La sicurezza della navigazione nell'Oceano Indiano non è garantita".

-  Oltre al "danno" c'è poi la "beffa". Dopo 10 mesi, la nave italiana Savina Caylyn e il suo equipaggio sequestrato, sono stati liberati con successo dalle nostre autorità. Sono passati appena quattro o cinque giorni da questo successo che i pirati hanno ben pensato di impossessarsi di un'altra nave italiana. Questo significa altri "assets" italiani e altri connazionali nelle mani di una banda di criminali incontrollati; significa nuove trattative con gli stessi criminali e dimostra ancora una volta che le autorità somale, da noi supportate con un altro "mare" di soldi attraverso la Cooperazione e l'ONU, non riescono ad imporre alcuna legalità nel proprio territorio.

Non vedo ragioni, se non quelle umanitarie, per pagare un'altro riscatto (se mai fosse stato pagato per la Savina Caylyn) o di trattare ulteriormente con dei criminali. A mio modo di vedere questo trattamento riservato al nostro paese da parte della Somalia è sufficiente a giustificare un nostro più importante intervento. 
Si tratta a tutti gli effetti di un attacco nei confronti del nostro paese, diretto verso le nostre risorse e verso i nostri connazionali. Non è più un caso isolato ma prende sempre più le sembianze di un attacco sistematico.

In altre zone del mondo siamo intervenuti per molto meno, ad esempio in Libya, in Iraq e in Afghanistan. In questi paesi non ci avevano fatto niente di male, siamo intervenuti solo perché obbligati dai patti NATO. L'Italia dovrebbe seriamente considerare la possibilità di intervenire in Somalia, non contro gli estremisti islamici di Al-Shabaab, ma per ristabilire il rispetto della legge laddove imperversano i pirati e i vecchi signori della guerra. Il nostro paese dovrebbe farsi promotore di un intervento militare risolutivo volto a riportare la legalità, la sicurezza della navigazione e la liberazione dei nostri connazionali.
Dal momento che si tratta di un intervento legittimo, visto che siamo noi i primi ad essere sotto attacco, la NATO, a cui siamo legati da un patto di mutua assistenza, dovrebbe supportare questa legittima campagna militare in difesa dei nostri interessi.

Peccato che la Somalia faccia così tanta paura a tutti, Stati Uniti in testa dopo la disfatta del 1993.
E' questa paura a farci accettare passivamente le angherie di un gruppo di criminali che imperversa nei mari, proprio come facevano i pirati dei Caraibi oltre un secolo fa.

P.S.:
Art.11 della Costituzione: 
"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."

Questo sacrosanto dettame della Costituzione va rispettato in tutto e per tutto.
In Somalia noi non andremmo ad "offendere" ma ci andremmo a "difendere", al contrario di quanto abbiamo fatto in Kosovo nel 1999 o in Libya nel 2011, dove tramite la NATO abbiamo promosso e contribuito a dispensare morte e distruzione.

venerdì 23 dicembre 2011

Somalia: Liberata la Savina Caylyn

La Savina Caylyn è una nave di proprietà di un armatore italiano, battente bandiera italiana e che oltre a 21 indiani, aveva a bordo 5 italiani compreso il comandante.

La Nave era stata catturata dai pirati somali a Febbraio di quest'anno e trattenuta fino a ieri.

La liberazione è stata accolta con un sospiro di sollievo da parte dei familiari e segna la fine di un periodo di trattative internazionali tra il nostro Governo e un gruppo di criminali che fino ad oggi opera incontrastato nell'Oceano Indiano e a largo del Corno d'Africa.

Le autorità italiane hanno dichiarato che la nave è stata liberata senza rappresaglie e senza spargimento di sangue. Inoltre non sarebbe stato pagato alcun riscatto.

Ciò può significare due cose: la prima, poco probabile, è che i pirati siano stati folgorati da qualche visione divina e si siano finalmente redenti, cambiando vita e chiedendo anche scusa per le loro malefatte.
La seconda, leggermente più probabile, è che le cose non siano andate esattamente come viene riferito alla stampa. In effetti secondo fonti vicine ai pirati somali sembra che il riscatto sia stato pagato. Ben 11,5 milioni di Euro.

Addirittura vengono forniti i dettagli da varie agenzie stampa, ovvero che il riscatto sarebbe stato pagato in due tranches, la prima delle quali di 8,5 milioni di Euro in contanti sarebbe stata consegnata lanciandola da un elicottero.

Poco male, come avevamo già affermato in passato, sembrano soldi tutto sommato spesi bene. 5 connazionali che tornano a casa dalle loro famiglie, i 17 indiani che tornano dai loro cari e la nave che torna anch'essa a casa. 

Se la notizia del riscatto fosse confermata, tra tutti i partecipanti (non credo che solo il Governo italiano si sia fatto carico della spesa), avrebbero pagato 11,5 milioni di Euro per salvare la vita a 22 persone che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato per portare a casa uno stipendio, lavorando in una petroliera da oltre 100.000 tonnellate.

Soldi spesi bene, molto meglio di quelli spesi (e non si sa quanti sono) per liberare le due "volontarie pacifiste" rapite in Iraq e che dopo la liberazione hanno anche attaccato le autorità italiane. Oppure il giornalista di Repubblica rapito in Afghanistan dove si trovava per non si quali sogni di gloria giornalistica durante un periodo di guerra nel quale era assolutamente sconsigliato recarsi in Afghanistan.

Quella della Savina Caylyn è una storia a lieto fine, auguriamo all'equipaggio di fare presto ritorno a casa e che gli 11,5 milioni, se veramente pagati possano servire a fare del bene a qualche povero disgraziato e non a sequestrare altre navi o finanziare altri crimini.
Auguri.

sabato 3 dicembre 2011

PeaceReporter - Somalia, droni Usa uccidono 24 persone

PeaceReporter - Somalia, droni Usa uccidono 24 persone

L'attacco, nella zona di confine con il Kenya, aveva come obiettivo i miliziani integralisti

Almeno ventiquattro persone sono rimasti uccise in seguito a un raid condotto da droni statunitensi nel nord della Somalia, vicino al confine con il Kenya. Lo riferisce l'emittente iraniana Press TV.

Nel sud della Somalia sono attivi gli al-Shabaab, gruppo estremista militante affiliato con al-Qaeda e contrario al governo federale transitorio di Mogadiscio, sostenuto invece dall'Occidente.

Nei mesi scorsi Nairobi aveva inviato propri militari nel sud della Somalia per contrastare le attività criminali degli al-Shabaab, che avevano iniziato una campagna di rapimenti e attentati anche in Kenya.

02/12/2011
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La notizia proveniente dalla Somalia è tragica come al solito dal momento che parla di altre 24 persone uccise.

Quello che appare più interessante è la fonte della notizia riportata da Peace Reporter, ovvero l'emittente iraniana Press TV.

In questo momento in cui l'Iran sembra essere diventato il nuovo obbiettivo militare dei soliti "paesi portatori di pace e democrazia", magari l'unico modo per sapere che, per l'ennesima volta, i droni americani hanno mietuto vittime in giro per il mondo, diventano proprio le fonti di stampa iraniane.
Max