"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)
Visualizzazione post con etichetta Libya. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libya. Mostra tutti i post

mercoledì 21 marzo 2018

Sarkozy indagato per affari loschi con Gheddafi... meglio tardi che mai... e poi sia Giustizia per Gheddafi !

La Giustizia per Gheddafi probabilmente è solo utopia e tale rimarrà per molto tempo...

Per adesso, finalmente l'ex presidente della Francia, Sarkozy, sta affrontando tutti i problemi giudiziari che da molto tempo erano nell'aria. Le autorità francesi stanno indagando sulla base di solidi indizi, sul finanziamento che la campagna elettorale di Sarkozy, l'anno che fu poi eletto Presidente della "Republique", avrebbe ricevuto da Muhammar Gheddafi, allora leader della Lybia.

Proprio il leader che Sarkozy, con l'appoggio di Stati Uniti e Regno Unito, ebbe il coraggio di additare come un dittatore pericoloso per la sicurezza mondiale, dando così inizio ai bombardamenti che hanno distrutto la Lybia come paese indipendente, sovrano, con un Governo stabile, un sistema sanitario all'avanguardia per gli standard africani e salari medi addirittura sopra la media del continente.

Non contento dopo aver annientato il regime libico, Sarkozy fece in modo che Gheddafi non venisse catturato e processato per i reati che gli venivano imputati dai lui e dai suoi amici americani, in testa ai quali il solito Premio Nobel per la Pace Barak Obama, ma fece in modo che Gheddafi venisse assassinato, una volta catturato da ribelli guidati dai suoi servizi segreti.

Finalmente viene alla luce la vera natura di quell'azione militare arbitraria ed estremamente aggressiva. Dietro la facciata umanitaria, c'era come al solito uno scopo subdolo e meno nobile rispetto ai cd. "diritti umani". 

Si trattava di nascondere per sempre marachelle politiche e passaggi di soldi illeciti. quali interessi personali di Sarkozy e impadronirsi delle risorse energetiche della Lybia dividendone i profitti con americani e inglesi (il bombardamento della Lybia avvenne tra l'altro, a seguito del disastro ecologico provocato dalla BP a largo delle coste americane ma non solo. Si veda ad esempio il seguente link).

Non solo sfruttamento delle risorse energetiche. Ancora prima di uccidere Gheddafi sia USA che Francia, Regno Unito, Italia e Germania, salvo altri, avevano già congelato milioni e milioni di dollari, euro e sterline in depositi bancari, investimenti e proprietà di Gheddafi in tutti quei paesi. Soldi che mai torneranno al legittimo proprietario, ancor meno se morto.

Purtroppo tra i media italiani è difficile rintracciare una cronaca di quei fatti che sia obbiettiva e non palesemente accusatoria, se pur senza prove, ai danni di Gheddafi. E' possibile avere opinioni più vicine alla realtà delle cose facendo appello a quella che solitamente chiamiamo contro informazione o informazione non allineata, escludendo quindi BBC, CNN, RAI e tutti i principali media francesi e inglesi "pro occidente ad ogni costo".

Comunque vadano le cose finalmente la giustizia francese sta facendo luce sui crimini di Sarkozy in materia di finanziamento illecito della propria campagna elettorale. Spero che tali indagini che riguardano da vicino i rapporti del piccolo ex presidente con Muhammar Gheddafi, invoglino qualcuno ad indagare sui crimini commessi per volere dello stesso Sarkozy ai danni della Lybia e per l'omicidio (condanna a morte sommaria e senza processo) dello stesso Gheddafi.

Di tali fatti i libici ancora pagano le conseguenze con le guerriglie di potere interne del dopo Gheddafi, con Al Qaeda e l'ISIS che controllano parti di territorio e con mancanza cronica di cure mediche per la popolazione civile.

Non parliamo poi delle spese che noi stessi paghiamo: a seguito dell'aggressione francese della Lybia si è ripresentato più forte che mai il problemi dei flussi migratori che originano proprio da quel paese verso le nostre coste, fenomeno che l'Italia aveva risolto bilateralmente con Gheddafi sin dal 2008 e che ora è impossibile arginare per mancanza di una autorità che parli a nome della Lybia e che sia in grado di controllare il territorio libico, coste comprese.

Se mettiamo sul piatto della bilancia tutto quello che è avvenuto in Lybia a partire dal 2011 ad opera di Sarkozy, è facile vedere che durante la guerra dei Balcani degli anni '90, ci sono state persone processate all'Aja per molto meno.

Sarebbe un compito della "immobile e cieca" organizzazione delle Nazioni Unite, verificare su quali basi del diritto internazionale, sia stata giustificata l'aggressione francese nei confronti della Lybia, in base a quali necessità e argomentazioni i francesi e gli americani abbiano proceduto a bombardamenti per i quali mancava un appoggio internazionale diffuso e perché no, verificare anche quale sia il coinvolgimento di altri paesi come ad esempio l'Italia, visto che la stragrande maggioranza dei velivoli che bombardavano la Lybia partivano da base su territorio italiano.


Non si parli di legalità basata su rapporti della CIA e dei servizi francesi, perché quelli che hanno portato alla distruzione dell'Iraq, falsi, faziosi e appositamente redatti sulla base di nessuna prova, sono più che sufficienti a screditare l'apparato dell'intelligence, palesemente pilotato da necessità e opportunità politiche e nel caso della Lybia anche da interessi personali di Sarkozy.

lunedì 7 ottobre 2013

Lotta al terrorismo e guerre ignote...

Anche oggi nel mondo e anche in Italia si è data notizia "dell'ennesimo successo americano contro il terrorismo"....

In due parti del mondo, in Libya e in Somalia, le truppe americano avrebbero catturato un pericoloso terrorista legato ad Al-Qaeda che si aggirava per le strade di Tripoli (a cui tra l'altro era stato dato asilo politico nel Regno Unito negli anni '90). Oltre a questo, sempre le truppe americane, avrebbero distrutto una base dei militanti Al-Shabaab in Somalia, in risposta a quanto avvenuto in Kenya non più di una settimana fa.

Bene... nonostante questo basti a far pensare all'opinione pubblica che da oggi il mondo è più sicuro e che la lotta al terrorismo procede bene (sembra di leggere 1984 di Orwell e io spero di non fare la parte del Signor Winston), cerchiamo di vedere questi fatti sotto un'ottica leggermente diversa e soprattutto cercando il punto di osservazione di chi subisce le aggressioni altrui....

L'attuale governo libico si è in effetti lamentato dell'ingerenza militare americana. L'azione di cattura del così definito terrorista islamico in territorio libico è avvenuta senza preavviso e senza il preventivo consenso delle autorità nazionali libiche, proprio come era avvenuto per l'omicidio di Osama Bin Laden in Pakistan.
Considerando che gli Stati Uniti si trovano ad almeno 9 ore di aereo dalla Libya, questo la dice lunga su quanto sia versatile "la falange armata di Obama" e quanto essa sia immune dal rispetto di qualsiasi legge e di qualsiasi confine.

Diciamo pure che fino a quando c'era Gheddafi, la Libya era immune dai movimenti estremisti islamici, infatti le porte verso l'Europa erano protette proprio dal leader non allineato della Libya che teneva a bada movimenti tribali avversi al suo potere, ma anche eventuali alleanze con estremisti e gruppi radicali fondamentalisti islamici.

Poi l'Occidente ha avuto la brillante idea di giustiziare senza processo il leader libico perché ci faceva pagare troppo caro il suo petrolio (la protezione dei diritti umani non centra niente, la Libya di Gheddafi era uno dei paese africani con il reddito pro-capite più altro e il paese africano a cui tutti i paesi occidentali e orientali avevano venduto armi a non finire). 

Crollato il potere forte in Libya, rimpiazzato da un governo riconosciuto dall'Occidente ma che di fatto non governa il proprio territorio, è subentrato il problema terrorismo islamico che attecchisce in maniera impressionante dove non ci sono autorità fortemente radicate (e noi lo avevamo già preannunciato). Con l'insediamento del terrorismo, si rende anche necessario un intervento arbitrario americano che dimostra l'inefficacia del nuovo sistema di potere instaurato in Libya, ma che tristemente dimostra quanto il terrorismo si espanda proprio in conseguenza delle guerre occidentali.

Teniamo presente che un leader terrorista catturato, non significa che i terroristi in Libya se ne sono andati, l'azione americana era mirata a quella singola cattura, non a debellare cellule terroristiche insediate in Libya.

C'è una considerazione ulteriore da fare: nessuno vorrebbe essere vittima dei terroristi islamici, gente senza scrupoli che pur di creare danno all'occidente sarebbe disposta a farsi esplodere. 
Ma chi vorrebbe essere vittima di un'aggressione militare americana non autorizzata da nessuno? Svegliarsi a casa propria con la canna di un fucile in bocca e circondato da militari americani non sarebbe sicuramente presagio di una buona giornata...

Eppure tutto questo succede. Non una volta sola: questo succede a seguito di attività costanti di spionaggio, che una volta ogni tanto si tramutano in una notizia "quasi" certa, che scatena un'azione militare arbitraria autorizzata da Obama. 

In modo meno marcato, anche le precedenti amministrazioni americane fomentavano guerre (Iraq, Afghanistan, solo per citarne due scatenate da J.W. Bush) e alimentavano movimenti ribelli per destabilizzare governi non allineati alla politica del petrolio americana, o contrari al concetto di "sicurezza interna" degli USA (ad esempio la Syria). 

Erano mosse che politicamente ci si potevano aspettare da un repubblicano come Bush, finanziato e autofinanziato dalle multinazionali del petrolio. Manovre mirate al controllo delle risorse petrolifere anche se mascherate dalla protezione dei diritti dei popoli. 

Un incremento nel numero delle manovre militari segrete, l'uso smoderato di droni e la totale assenza di un coordinamento internazionale (neanche in ambito NATO) come quello degli ultimi anni ad opera di un democratico, premio Nobel per la Pace, come Obama, fanno pensare a scopi meno materiali come ad esempio il controllo del petrolio. Fanno più pensare all'auto proclamazione dell'America a protettore del mondo e all'elevazione di Obama a custode della pace e della sicurezza dell'America e di tutti i paesi che ad essa si assoggettano. 

Fanno pensare a una percezione del rischio da parte americana molto più spasmodica rispetto al passato, ad una necessità di proteggere i propri interessi guardando a confini troppo lontani come quelli della Macedonia di Alessandro Magno, della Francia di Napoleone o della Germania del Terzo Reich; oltre ad un'assunzione di poteri sovrumani, senza controlli ulteriori, quasi "divini", da parte di Obama.

Scordiamoci per un attimo di essere in un paese alleato o comunque nell'area di influenza americana. Mettiamoci per un secondo nei panni dei così detti paesi non allineati: tutti quei paesi islamici che non praticano il terrorismo e neppure approvano il terrorismo islamico, mettiamoci anche nei panni della Korea del Nord, di tanti paesi cento e sud americani e di altri paesi che rivendicano la propria indipendenza in politica interna e nei rapporti con gli altri Stati...

In quest'ottica qual'è la differenza tra l'azione dei terroristi islamici e quella delle truppe di Obama? Entrambi tentano di annientarsi a vicenda, entrambi sparano e colpiscono con i mezzi che hanno a disposizione, entrambi credono di essere dalla parte della ragione, entrambi non concepiscono un modo di pensare diverso dal loro.

Obbiettare che gli americani non si fanno esplodere in mezzo a folle di civili non è sufficiente, dal momento che quando si tratta di attacchi di droni o bombardamenti, anche gli americani accettano un discreto numero di "danni collaterali" (si legga vittime civili) pur di raggiungere il loro scopo.

- - -

Nel frattempo in Italia piangiamo le vittime di Lampedusa. Oltre 200 morti (destinati ad aumentare e che non contano tutti i morti di precedenti viaggi della speranza), tutti immigrati clandestini africani, in prevalenza somali, che fuggono da un paese ancora lontano dal trovare un assetto democratico; da un paese dove i terroristi di Al-Shabaab (che sembravano annientati, sui mass media lo erano) sono ancora più forti che mai. 

Civili che fuggono dalla Somalia dove dopo anni di gestione transitoria supervisionata dalle Nazioni Unite, siamo ancora al punto di partenza; dove nonostante la presenza di migliaia di truppe dell'Unione Africana (con mandato ONU), non si riesce a creare un governo che controlli il territorio. 

In questi paesi l'intervento si limita alle solite rappresaglie militari americane (senza mandato ONU), dove viene devastata una presunta base dei terroristi, ma dove non si ha intenzione di intervenire per dare sollievo alla popolazione civile, costretta a scappare per poi morire in prossimità delle coste italiane.

Ancora una volta mettiamoci per un istante "dalla parte del torto" e valutiamo se i morti di Lampedusa sono da attribuire alla Legge Bossi-Fini, alla Guardia Costiera italiana, oppure ad un intervento internazionale inefficace e approssimativo, sia che si tratti di intervento umanitario ONU, sia che si parli di intervento armato americano, nei paesi dove questi viaggi della speranza hanno inizio.

- - -

Articoli relativi alla notizia iniziale delle operazioni militari americane in Libya e Somalia:
http://www.lastampa.it/2013/10/05/esteri/preso-nelle-strade-di-tripoli-lideatore-degli-attacchi-alle-ambasciate-usa-4Ly318KG0WSQ9bpd20TMTK/pagina.html

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/libya/10359319/Abu-Anas-al-Libi-al-Qaeda-kingpin-caught-in-Libya-was-released-by-British-police-before-going-on-the-run.html

http://www.huffingtonpost.com/2013/10/05/abu-anas-al-libi-libya_n_4050844.html

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/alliby-capture-britain-asked-why-americas-most-wanted-alqaida-terror-suspect-was-given-uk-asylum-8863601.html

http://www.washingtonpost.com/world/national-security/us-navy-seals-raid-al-shabab-leaders-somalia-home-in-response-to-nairobi-attack/2013/10/05/78f135dc-2e0c-11e3-8ade-a1f23cda135e_story.html

mercoledì 5 giugno 2013

Libya: 5 dead in tribal clashes in southern town

Come in precedenza è successo per il Kosovo e per l'Iraq, nei telegiornali e anche sui giornali italiani, non si sente più parlare neppure della Libya. Anche l'Afghanistan sta piano piano scomparendo, tornando attuale ogni volta che c'è una nuova vittima italiana.
La Libya più di tutti è stato un lampo sui media nazionali. Ha riempito le pagine per qualche mese e poi più nulla.
Non pensate comunque che le cose si siano sistemate.
Dopo l'aggressione franco-americana al detentore del potere, Gheddafi, si sono verificate diverse situazioni:

  •  - si è riacceso l'odio tribale che Gheddafi teneva sopito;
  •  - Arrivano in Libya un mare di armi che finiscono in mano a chiunque se le può permettere e a chiunque sia intenzionato a portare avanti la causa dell'estremismo islamico;
  •  - I francesi si sono accaparrati lo sfruttamento delle risorse più che in passato e a prezzi più bassi;
  •  - Al-Qaeda è sempre più libera di agire in territorio libico.


Soprattutto quest'ultimo punto fa riflettere. L'intervento in Libya da parte di francesi e americani, supportato da tutti i paesi NATO interessati (compreso il nostro), è durato il tempo necessario di assassinare Gheddafi. Dopo l'omicidio del leader libico il paese è tornato sotto la guida di un governo di poco peso sul territorio che non riesce neppure a controllare le proprie frontiere nei deserti a sud.

Più recentemente, ancora i francesi hanno fatto la brillante pensata di intervenire militarmente in Mali. Questo è avvenuto a seguito del colpo di stato di marzo 2012, seguito da lotte tribali fomentate o alimentate da gruppi estremisti islamici (i gruppi che convenzionalmente riconduciamo ad Al-Qaeda).
L'offensiva francese ha respinto i "terroristi" verso il Nord-Est del paese, verso il Niger (il paese più povero dell'Africa) e l'Algeria, e da li proprio verso i confini a sud della Libya, che hanno lasciato sguarnita e disorganizzata nell'era post Gheddafi e che potrebbe diventare un vero e proprio arsenale nelle mani degli estremisti islamici. (A guardare la mappa, il deserto del Sahara sembra un ostacolo insormontabile e per noi occidentali potrebbe anche esserlo, ma non dimentichiamo che ci sono popolazioni che li si muovono a loro agio)
.

Di questo passo e con questa "tattica brillantemente architettata" che spinge la lotta islamica sempre più verso il Mediterraneo, noi paesi occidentali riusciremo sicuramente a sottrarre le risorse africane a buon mercato, ma quando i terroristi islamici arriveranno nel nostro paese armi e bagagli (soprattutto armi), non ci meravigliamo perché i motivi già li sappiamo.

Intanto in Libya, la conta dei morti continua...
- - - - -


News Republic

Libya: 5 dead in tribal clashes in southern town
lunedì 3 giugno 2013 20:46 GMT

PARIS (AP) — A personal feud on Monday sparked clashes between tribes of African and Arab origins in southern Libya, leaving five people dead, according to a security official, in the latest sign of chaos in the country.
The vast, mostly barren southern two-thirds of Libya has largely gone its own way since the rebellion that overthrew longtime dictator Moammar Gadhafi in 2011, but now there are concerns that in addition to local tensions, the area might be drawn into larger regional conflicts involving al-Qaida.
The fight between two men from al-Shourafa Arab tribe and Tabu in Zweila town in the southern Fezzan region escalated to clashes between members of the two rival tribes.
Warring factions fired light weapons and rocket-propelled grenades at each other.
A number of houses and cars were set ablaze, the official said. The official spoke on condition of anonymity because of fear of reprisals.
The African Tabu, the original inhabitants of parts of south Libya, were heavily suppressed under Gadhafi. Successive governments with no unified army or central police force have struggled to impose order.
The situation in southern Libya has been affected by tensions elsewhere in northern Africa.
French troops drove al-Qaida forces out of nearby Mali, and there are concerns that the militants might try to regroup in southern Libya.
On Sunday, Libyan Prime Minister Ali Zidan discussed beefing up security measures in the southern region. He told reporters that the new steps are meant "to prevent the suspected elements from infiltrating." He said that a team of EU consultants will be sent in cooperation with Libya to increase border security.
French Foreign Minister Laurent Fabius said the new measures are in response to concerns that Libya's vast south could become a haven for al-Qaida-linked terror groups.
Fabius told reporters that France was investigating the possibility that south Libya was a staging area for deadly, simultaneous terror attacks in neighboring Niger last week, including one on a French-operated uranium mine.
Jouma Koussiya, a Tabu activist in Libya's Fezzan region, said tribes in the south are worried about random targeting by suspected militants and accused the Libyan government of reluctance to cooperate with the people in protecting the region.
"If the European Union and the government do not coordinate their intervention in the south with the people here, this might result in disastrous mistakes," he said. He said the government has already lost touch with the south by sending military commanders from the capital to direct security in the south.
"They know nothing about the region and they ultimately fail," he said in a telephone interview. "Now tribes are working together to form a unified military council in order to secure the region, instead of the government," he said.
Since the ouster of the Gadhafi regime, former rebel groups have turned into militias, filling a security vacuum. But at the same time, they have contributed to the state of lawlessness in the country.

On Monday, north eastern city of Tobruk military police confiscated large amounts of land mines and anti-tank explosives, said Hani Imargai of the military police, which runs checkpoints in the city located 150 kilometers (90 miles) from the Egyptian border.

venerdì 15 giugno 2012

In Libya si spara ancora...

Il semplice fatto che non se ne parli più e non si senta dire più nulla sui giornali e telegiornali, non significa che in Libya le cose stiano andando bene. 

In Libya si spara ancora. Non sono più Sarkozy & C. (NATO inclusa) a far sparare addosso ai libici di Gheddafi, adesso sono gli ex "amici" di Sarkozy & C. e delle truppe speciali inglesi, a spararsi a vicenda. 
Lotte di potere tra tribù rivali, tra gruppi armati alla ricerca della propria fetta di potere. 
Cose già viste... già sentite e anche già vissute in altre parti del mondo, ovunque tutti noi occidentali, a rimorchio dei più determinati americani, abbiamo deciso di importare la nostra tanto celebrata democrazia. 

Dopo Vietnam, Afghanistan, Kosovo, Iraq... esperienze che evidentemente non hanno insegnato niente, adesso anche in Libya sta succedendo la stessa cosa, ovvero si sta passando da ingerenze militari azzardate e senza speranza, ad un ritiro tattico, alla guerra civile tra i gruppi che noi stessi abbiamo fomentato e armato.

Sarebbe veramente interessante se i cronisti, eroi della cronaca dalla Libya durante la guerra, in Libya ci tornassero adesso a chiedere alla povera gente civile che ne pensa di tutto questo sparare e soffrire.
Ma forse il fatto di conoscere e dover mettere a nudo i nostri sbagli non fa sufficienti ascolti...
- - - -


Tripoli (Agenzia Fides) - Crescono le tensioni in diverse parti della Libia a seguito di attentati e scontri tra milizie. A Misurata, un ordigno ha colpito la sede locale della Croce Rossa Internazionale, provocando il ferimento di un passante. L'11 giugno un convoglio che trasportava l'Ambasciatore britannico in Libia è stato colpito con razzi a Bengasi, la capitale della Cirenaica (est). Solo qualche giorno prima una bomba era esplosa nei pressi del Consolato statunitense di Bengasi. A questo proposito Sua Ecc. Mons. Sylvester Carmel Magro, Vicario Apostolico di Bengasi, dice all'Agenzia Fides che "la popolazione della città vuole pace e tranquillità, dopo tanti lutti dovuti alla guerra dell'anno scorso. Alla superficie sembra tutto normale, i negozi sono aperti, la gente va al lavoro ma sotto si avverte una tensione. La comunità straniera è senza dubbio scossa dagli ultimi avvenimenti".
Anche a Tripoli, riferiscono a Fides fonti locali, di giorno sembra prevalere la calma, ma di notte si odono spesso sparatorie. La presenza di diverse milizie armate può sfociare in combattimenti come quelli scoppiati nella regione di Mezda (sud-ovest di Tripoli) tra membri della tribù di Machachia à quelli della tribù de Gontrar e della città di Zenten. In questa località sono detenuti 4 membri della Corte Penale Internazionale (CPI) giunti in Libia per incontrare il figlio di Gheddafi, Seif al-Islam, detenuto dalle milizie locali. (L.M.) (Agenzia Fides 13/6/2012)


Source: www.fides.org

mercoledì 16 maggio 2012

Dopo la strage degli innocenti

L'articolo che segue era sul sito de "Il Manifesto" del 15/05/2012, 
il contenuto è eloquente anche senza lunghi commenti...
Aggiungo solo che:


"La guerra... è una brutta cosa..." 
Max

- - -
Dopo la strage degli innocenti

di Manlio Dinucci - da Il Manifesto , 15 maggio 2012

Una delle capacità dell’Arte della guerra del XXI secolo è quella di cancellare dalla memoria la guerra stessa, dopo che è stata effettuata, occultando le sue conseguenze. I responsabili di aggressioni, invasioni e stragi possono così indossare la veste dei buoni samaritani, che tendono la mano caritatevole soprattutto ai bambini e ai giovani, prime vittime della guerra. 
L’Italia – dopo aver messo a disposizione della Nato sette basi aeree per le 10mila missioni di attacco alla Libia, e avervi partecipato sganciando un migliaio di bombe e missili – ha varato un «progetto a favore dei minori colpiti da traumi psicologici derivanti dal recente conflitto». Il progetto, del costo di 1,5 milioni di euro, prevede l’invio di una task force di esperti che opererà a Bengasi, Tripoli e Misurata, collaborando con le «autorità libiche». Le stesse che perfino il Consiglio di sicurezza dell’Onu chiama in causa per «le continue detenzioni illegali, torture ed esecuzioni extragiudiziarie». 
In Afghanistan, dove ogni anno muoiono migliaia di bambini per gli effetti diretti e indiretti della guerra, gli aerei italiani non lanciano solo bombe e missili, ma viveri, indumenti, quaderni e penne per i bambini, così da «integrare l’azione operativa con l’attività di supporto umanitario». Un centinaio di fortunati bambini ha ricevuto, in una base militare italiana, un pacco dono, frutto di «una raccolta spontanea durante le celebrazioni delle Sante Messe». «Con l’occasione», alcuni sono stati perfino visitati da un ufficiale medico pediatra. E quando la piccola Fatima ha avuto un braccio maciullato da un ingranaggio, c’è stata la «corsa generosa e disperata» verso l’ospedale, effettuata con un Lince, il blindato usato dagli italiani nella guerra in Afghanistan. 
In Iraq, l’Italia è impegnata in un «progetto comune contro la tratta di esseri umani», di cui sono vittime soprattutto ragazze e ragazzi, costretti alla prostituzione e al lavoro forzato nelle monarchie del Golfo. Nascondendo il fatto che tale fenomeno è uno degli effetti della guerra, cui ha partecipato anche l’Italia. Le vittime dirette sono state, nel 2003-11, almeno un milione e mezzo, di cui circa il 40% bambini, documenta il Tribunale di Kuala Lumpur sui crimini di guerra. Molti altri bambini sono morti per le armi a uranio impovertito, che hanno contaminato il terreno e le acque. A Fallujah, le malfomazioni cardiache dei neonati risultano 13 volte superiori alla media europea, e quelle del sistema nervoso superiori di 33 volte. 
A mietere un maggior numero di vittime è il collasso della società irachena, provocato dalla guerra. Circa 5 milioni di bambini sono orfani e circa 500mila vivono abbandonati nelle strade, 3,5 milioni sono in povertà assoluta, 1,5 milioni di età inferiore ai cinque anni sono denutriti e in media ne muoiono 100 al giorno. Sono queste le prime vittime della tratta di esseri umani: bambine di 11-12 anni sono vendute per 30mila dollari ai trafficanti. A provocare questo immenso dramma contribuisce l’Italia, partecipando alle guerre camuffate da missioni internazionali di pace. Anche se il presidente Napolitano, rivolgendosi ai militari in missione, assicura: «Voi oggi, e altri prima di voi, avete dato un grandissimo contributo a un rinnovato prestigio e alla credibilità dell’Italia».

giovedì 10 maggio 2012

Libya: addio sogni di gloria e di libertà ...

...che lasciano il posto a brame di ricchezza e potere.
Anche se la notizia passa in secondo (o anche terso) piano sui media italiani, la situazione della Libya è ancora lontano dal somigliare alla stabilità di un paese "normale".
La tanta pubblicità mediatica fatta durante la guerra, a favore di gruppi di combattenti ignoti ma contrari al regime di Gheddafi, si sta adesso rivelando per quello che era in realtà, ovvero solo una campagna mediatica per non far diminuire il consenso verso quei politici dei paesi occidentali che avevano deciso di distruggere un paese indipendente quale la Libya. 
Come al solito tutti i nodi vengono al pettine... e proprio adesso stiamo assistendo ad una lotta interna a questi gruppi, tanto osannati durante la guerra e così ben equipaggiati. 
Una lotta interna che continua a causare morti e feriti perché ognuno vuole la propria fetta di potere, ognuno si sente in diritto di rivendicare qualcosa di ciò che apparteneva a Gheddafi. 
Si tratta di una corsa all'accaparramento delle risorse per il proprio tornaconto personale, si tratta di una situazione già vista perché successa puntualmente altrove, ovunque ci sia stato un  intervento armato come quelli che negli ultimi 20 anni compie la NATO con l'avallo (anche postumo) dell'ONU.
La situazione della Libya è così chiaramente uguale a quella di ogni altro paese destabilizzato da guerre fomentate dall'esterno, da far pensare che il caos sociale post bellico sia l'unico risultato certo e prevedibile, della guerra. 
Sembra altrettanto vero che la guerra restituisca un'incertezza assoluta e totale, sull'onestà e le capacità dei nuovi regimi post bellici, anche se la cosa importante per chi la guerra la fomenta, è che questi nuovi regimi appoggino la loro politica e le loro strategie (politiche ed economiche) di ingerenza.
- - - 

AFRICA
LIBIA - “Le milizie si contendono i fondi lasciati da Gheddafi” affermano fonti locali

Tripoli (Agenzia Fides) – “Non sono stati i miliziani di Yafran ad assalire la sede del governo, ma quelli di Zeltan” affermano all’Agenzia Fides fonti qualificate da Tripoli, in Libia, dove ieri, 8 maggio, un gruppo di miliziani ha assalito la sede del governo libico chiedendo il pagamento dei compensi a loro dovuti per aver combattuto per otto mesi contro Muammar Gheddafi e il suo regime. I circa 200 miliziani erano giunti a bordo di circa 50 veicoli equipaggiati con armi di diverso calibro, tra cui alcuni cannoni antiaerei: hanno circondato la sede del governo, bloccato tutte la strade circostanti e, dopo aver sparato le prime raffiche di intimidazione e cercato di avviare inutilmente una trattativa, hanno dato l’assalto all’edificio. La reazione delle forze di sicurezza ha permesso di liberare la sede del governo e di ristabilire l’ordine. Nella sparatoria almeno una persona è rimasta uccisa e diverse altre sono rimaste ferite
Le fonti di Fides, che per motivi di sicurezza desiderano l’anonimato, sottolineano che questo episodio va inquadrato nella lotta per mettere le mani sulla “quantità incredibile di denaro lasciato da Gheddafi. Ognuno vuole avere la sua parte. Il problema della stabilizzazione della Libia nasce da qui”. “Nelle banche libiche vi sono ancora numerosi conti intestati a Gheddafi” continuano le fonti di Fides, e “i direttori di banca sono sollecitati a trasferire questi fondi verso altri lidi”. “C’è poi un flusso incredibile di denaro contante e di oro, anche perché ci sono ‘tesori’ del vecchio regime che sono sepolti nel deserto, e tutti cercano di metterci le mani sopra, in un modo o nell’altro” concludono le nostre fonti. (L.M.) (Agenzia Fides 9/5/2012)


Source: www.fides.org

mercoledì 4 aprile 2012

Lo sai che...

In Libya si continua a sparare e che leader locali di diverse tribù continuano a combattere tra loro?
Ma c'è di più. Saprai anche che le lotte rivali non le combattono con bastoni e lance, e nemmeno a parolacce a cavallo di un cammello... 
Le tribù in lotta si combattono con carri armati, artiglieria e armi da fuoco automatiche!

Altrettanto sicuramente sapevi che la Libya non fa più notizia da quando americani e francesi hanno dichiarato che la guerra è finita.
Sarà finita per loro (e anche per noi, visto che abbiamo anche noi, dato il meglio di noi stessi), domandatelo alle popolazioni civili se la guerra è finita o è ancora in corso.

Solo martedì (ieri) ci sono stati 22 morti tra miliziani rivali. Comunque... "occhio non vede, cuore non duole",,, della Libya non importa più nulla a nessun TG e di conseguenza, della Libya, non importa niente neppure alla gente che guarda i TG. 

O no.....

giovedì 1 marzo 2012

LIBIA: solidarietà tra cristiani e musulmani...

AFRICA/LIBIA -
dice Mons. Martinelli

Tripoli (Agenzia Fides) - "Sono rimasto profondamente colpito dalla serietà professionale e dalla testimonianza che rendono ogni giorno le infermiere filippine e indiane nell'ospedale di Sirte" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, che si è recato qualche giorno fa a visitare la piccola comunità cattolica di Sirte.
"Sono rimasto positivamente impressionato dal clima di solidarietà che ho scoperto: bisognerebbe scrivere un libro sull'amicizia profonda tra queste persone, musulmani e cristiani, che hanno vissuto la guerra insieme. Nell'ospedale viene pubblicato un piccolo giornale in inglese e in arabo, i cui articoli riflettono il desiderio e la prospettiva della riconciliazione" afferma Mons. Martinelli.
Il Vicario Apostolico aggiunge che "nell'area di Tripoli la situazione è un po' più tranquilla. Si nota uno sforzo da parte di tutti per le prossime elezioni. Stanno inoltre tornando gli espatriati e i membri delle comunità straniere che erano fuggiti a causa della guerra. Tutti stanno portando il loro contributo per costruire la nuova Libia. I servizi pubblici funzionano, anche se non in maniera ottimale. Da qualche giorno ad esempio è ripresa la distribuzione della posta".
"Se vogliamo ricostruire la Libia, è essenziale trovare il modo di riconciliarsi" sottolinea il Vicario Apostolico. " Certo, purtroppo c'è stata tanta distruzione e tanta sofferenza, sia a Sirte sia a Misurata. Da un lato c'è una sofferenza profonda di coloro che, nel contesto degli ultimi sviluppi politici, hanno perso la propria terra. Dall'altro esiste un cammino di riconciliazione che presenta aspetti prodigiosi" conclude Mons. Martinelli. (L.M.) (Agenzia Fides 1/3/2012)
Source: www.fides.org
- - - 

Finalmente una buona notizia dalla Libia. 
Uno spiraglio di miglioramento che nasce dagli stessi libici. Religioni diverse ma stesse misere condizioni che creano un sentimento di solidarietà. 
Speriamo che questa solidarietà si concretizzi  in uno sforzo comune volto a migliorare le condizioni del paese, nonostante la deleteria guerra per il petrolio scatenata dall'occidente, che ha provocato decine di migliaia di morti e ha fatto regredire la Libia sotto tutti gli aspetti della vita economica e sociale. 
Max

martedì 24 gennaio 2012

LIBIA - Scontri a Tripoli...

La Libya è già passata di moda nei telegiornali. Adesso quello che fa notizia è Schettino e la nave Costa affondata davanti all'Isola del Giglio.
La guerra scatenata dalla Francia contro la Libya solo qualche mese fa, è già stata dimenticata da tutti.
Migliaia di vittime, prima, durante e dopo gli attacchi alleati; l'omicidio di Gheddafi senza processo, è già tutto "archiviato" dai mass media e di conseguenza dimenticato dall'opinione pubblica. 
In effetti la campagna mediatica prima e durante l'intervento aveva sortito l'effetto voluto; Gheddafi era il cattivo di turno, tutti la pensavano così e poteva essere ammazzato senza pietà.
Cosa succede oggi in Libya? Bene... nulla di particolarmente nuovo rispetto al passato: spari, vittime, proteste e movimenti popolari in contrasto tra loro.
In Libya la gente continua a combattere e a morire... ma a noi non interessa più. Dopo la morte di Gheddafi l'Occidente si è ritirato dalla Libya, "se ne è lavato le mani" una volta ristabiliti i contatti e gli accordi riguardanti il petrolio.
Max
.........


Tripoli (Agenzia Fides) - "Sono segnalate esplosioni e colpi di armi da fuoco nei pressi del Mahary Hotel, vicino alla sede della Commissione militare di Tripoli": lo affermano fonti locali contattate dall'Agenzia Fides nella capitale libica. Le nostre fonti ricordano che a Tripoli da venerdì 20 si susseguono tutte le notti sparatorie. Ieri, 23 gennaio, a Bani Walid uomini fedeli al defunto leader Gheddafi hanno lanciato un'offensiva contro i militari del Consiglio Nazionale di Transizione libico. Secondo le fonti di Fides nei combattimenti a Bani Walid vi sarebbero stati almeno 4 morti e numerosi feriti di entrambe le parti. (L.M.) (Agenzia Fides 24/1/2012)


domenica 18 dicembre 2011

LIBIA - Più di 125.000 irregolari armati, suddivisi in centinaia di milizie

Quanto sta succedendo la dice lunga sui risultati della guerra scatenata contro la Libya da parte di Francia, Stati Uniti e Regno Unito. 
La dice lunga anche sulla legittimità del governo transitorio che sembra riconosciuto arbitrariamente dalla comunità internazionale ma fortemente delegittimato all'interno del paese.
Ciò che sta succedendo ricorda la situazione dell'Afghanistan dopo il ritiro dell'esercito russo, una situazione tutti contro tutti scatenata dai vari capi mujaheddin nel tentativo di accaparrarsi una fetta di potere. 

In Libya sono le molte tribù ad autogestirsi fuori dal controllo del governo transitorio, una lotta interna dove ognuno improvvisa le proprie leggi e reclama la propria parte di autorità.
Dov'è la NATO in questo momento? La decisione presa era di ritirarsi immediatamente dopo l'uccisione di Gheddafi e così è stato, dichiarando il "successo" delle operazioni in Libya.

Un bel successo...! Anzi direi un bel casino...! Dopo giorni e giorni di bombardamenti per stanare Gheddafi e ucciderlo senza processo, la Libya si trova oggi in una situazione di nuova arretratezza, carenza di strutture, ospedali ad esempio e con un governo messo li nell'intento di governare una varietà etnica incredibile a cui nessuno ha chiesto se vuole essere governata o quale forma deve avere questo nuovo governo.

Il risultato è che, nonostante tutti i morti che ci sono stati fino a questo momento, in Libya ognuno si governa da se, almeno in vaste zone del territorio libico, contando su armi a non finire e un vuoto di autorità che per ora sembra incolmabile.

Ancora una volta complimenti alla NATO e soprattutto alla Francia, per gli ottimi risultati conseguiti all'insegna della pace.
Max
- - - - -
AFRICA/LIBIA - Più di 125.000 irregolari armati, suddivisi in centinaia di milizie: la denuncia di un rapporto

Tripoli (Agenzia Fides) - In Libia ci sono 125.000 combattenti irregolari armati. Lo afferma un rapporto dell'International Crisis Group (ICG), che lancia l'allarme sulla presenza nel Paese di centinaia di milizie che controllano spezzoni del territorio. Negli ultimi giorni sono stati segnalati scontri tra alcune milizie in diverse aree del Paese.
"Il loro numero è un mistero - afferma il rapporto -, 100mila secondo alcuni, tre volte tanto secondo altri. Si afferma che oltre 125.000 libici siano armati". L'ICG sottolinea che "questi gruppi non si considerano al servizio di un'autorità centrale; hanno procedure separate per registrare i membri e le armi; arrestano e detengono persone sospette; si scontrano di continuo tra loro".
Questa situazione deriva da come si è strutturata la rivolta contro il regime di Gheddafi: una ribellione altamente decentralizzata, nella quale hanno avuto un ruolo preponderante le diverse tribù e clan locali. L'Autorità Nazionale di Transizione fa fatica ad imporsi su questi gruppi che continuano quindi a mantenere i propri arsenali per autodifesa e come mezzo per promuovere i propri interessi
Per affrontare questa situazione, l'ICG avanza alcune proposte da mettere in pratica a livello di Autorità Nazionale di Transizione e a livello locale, sia civile che militare. Tra queste: rafforzare la legittimità delle istituzioni centrali, assicurando maggiore trasparenza nel processo decisionale; avviare programmi di disarmo, smobilitazione e reintegrazione dei combattenti in stretto coordinamento con le milizie e i consigli locali; coinvolgere i leader civili e religiosi in questi programmi. (L.M.) (Agenzia Fides 17/12/2011)


sabato 17 dicembre 2011

Politica americana e legami con il terrorismo?

Pur sedendo sempre e comunque dalla parte del torto, visto che tutti gli altri sbandierano la ragione in termini diametralmente opposti dai nostri;
Pur senza alcuna pretesa di essere letti da qualcuno;
Fa piacere vedere che anche altre e ben più autorevoli persone, si siedano coraggiosamente dalla stessa parte nostra.

L'articolo che segue è pubblicato per intero sul sito www.globalresearch.ca.
Affronta un tema tabù, ovvero la cooperazione tra Stati Uniti ed Al-Qaeda, attraverso un ragionamento basato su fatti e su fonti propriamente elencate.

L'articolo originale in lingua inglese risponde al seguente link: www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25829 e abbraccia una serie eventi che vanno dalla guerra in Bosnia a quella nel Kosovo per finire a quella fatta alla Libya.

Di seguito riportiamo una parte dell'articolo tradotto in italiano come è stato pubblicato sul sito it.calameo.com/read/00104163399165ba0304f.
Max
- - - - 

L'alleanza Stati Uniti-Al Qaeda: Bosnia, Kosovo ed ora Libia. Washington è collusa con i terroristi
del Prof. Peter Dale Scott

Fonti: Global Research, 29 luglio, 2011
The Asia-Pacific Journal Vol 9, Issue 31 No 1, August 1, 2011
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25829

Traduzione di Dario Gregorutti

(...) Bosnia
Gli interventi di Clinton in Bosnia e Kosovo sono stati presentati come umanitari. Ma entrambe le parti avevano commesso atrocità in quei conflitti, e anche Washington, come i media occidentali, ha minimizzato le atrocità musulmane a protezione dei suoi interessi.

La maggior parte degli americani sono consapevoli del fatto che Clinton ha inviato le forze Usa in Bosnia per far rispettare gli accordi di pace di Dayton, dopo aver ben pubblicizzato le atrocità serbe, come il massacro di migliaia di musulmani a Srebrenica. Grazie ad un'azione energica da parte della ditta di pubbliche relazioni Ruder Finn, gli americani hanno sentito molto sul massacro di Srebrenica, ma molto meno sulle decapitazioni e altre atrocità, che l'hanno preceduto, commesse da parte dei musulmani e che hanno contribuito alla vendetta serba.

Una delle principali ragioni per l'attacco serbo a Srebrenica è stato quello di rispondere agli attacchi armati provenienti dai villaggi vicini: "fonti di intelligence hanno detto che queste molestie hanno fatto scattare l'attacco serbo contro i 1.500 difensori dentro l'enclave musulmana." Il generale Philippe Morillon, comandante delle truppe Onu in Bosnia-1992-1993, ha testimoniato all'ICTY (Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia) che le forze musulmane stanziate a Srebrenica "hanno ingaggiato attacchi durante le vacanze ortodosse distruggendo villaggi e massacrando tutti gli abitanti. Questo ha creato un livello di odio straordinario nella regione "

Secondo il Prof. John Schindler:

Tra maggio e dicembre 1992, le forze musulmane hanno ripetutamente attaccato i villaggi serbi intorno a Srebrenica, uccidendo e torturando i civili, alcuni sono stati mutilati e bruciati vivi. Anche gli amministratori per Sarajevo hanno dovuto ammettere che le forze musulmane a Srebrenica ... hanno assassinato oltre 1.300 serbi ... e hanno fatto pulizia etnica in una vasta area.

L'ex ambasciatore statunitense in Croazia Peter Galbraith in seguito ha ammesso in un'intervista che l'amministrazione statunitense era a conoscenza di "piccoli numeri di atrocità" commesse dagli stranieri mujaheddin in Bosnia, ma ha respinto tali atrocità come "nell'insieme delle cose, una questione marginale."

Altre fonti rivelano che Washington ha dato tacita luce verde alla Croazia per l'armamento e l'aumento della presenza musulmana a Srebrenica. Ben presto aerei C-130 Hercules - alcuni dei quali, ma non tutti, iraniani - hanno paracadutato armi ai musulmani, in violazione dell'embargo internazionale che gli Stati Uniti ufficialmente rispettavano. I mujaheddin arrivati erano perlopiù arabo-afghani. Molti dei lanci e alcuni dei mujaheddin erano invece a Tuzla, a 70 chilometri da Srebrenica.

Secondo The Spectator (Londra), il Pentagono usava altri paesi come la Turchia e l'Iran in questo flusso di armi e guerrieri:

Dal 1992 al 1995, il Pentagono ha assistito con il trasporto migliaia di elementi islamici mujaheddin ed altri dall'Asia centrale all'Europa, per farli combattere a fianco dei musulmani bosniaci contro i serbi. .... Come parte della ricerca del governo olandese sul massacro di Srebrenica del luglio 1995, il professor Wiebes Cees dell'Università di Amsterdam ha redatto una relazione dal titolo 'Lo spionaggio e la guerra in Bosnia', pubblicato nell'aprile 2002. In essa egli dettaglia l'alleanza segreta tra il Pentagono e gruppi radicali islamici del Medio Oriente, e gli sforzi fatti per aiutare i musulmani della Bosnia. Nel 1993 c'era una grande quantità di armi di contrabbando attraverso la Croazia per i musulmani, organizzato da agenzie clandestine di Stati Uniti, Turchia e Iran, in associazione con una serie di gruppi islamici che comprendeva mujaheddin afgani ed i filo-iraniani Hezbollah. Armi acquistate da Iran e Turchia, con il sostegno finanziario dell'Arabia Saudita, sono state trasportate dal Medio Oriente in Bosnia - ponti aerei con i quali, puntualizza Wiebes, gli Stati Uniti sono stati 'molto coinvolti' .

Il resoconto dettagliato di Cees Wiebes è basato su anni di ricerche e documenti sia sulle responsabilità americane sia sulle vigorose smentite americane:

Alle 17.45 il 10 febbraio 1995, il capitano norvegese Ivan Moldestad, un pilota d'elicottero del distaccamento norvegese (NorAir), stava sulla porta del suo alloggio temporaneo alle porte di Tuzla. Era buio, e improvvisamente udì il suono delle eliche di un aereo di trasporto che si avvicina, ma era inequivocabilmente un quadri-motore Hercules C-130. Moldestad ha notato che l'Hercules era stato scortato da due caccia, ma non poteva dire con precisione il loro tipo a causa del buio. Ci sono stati altri avvistamenti di quel volo notturno segreto alla Tuzla Air Base (TAB). Anche una sentinella che era di guardia al di fuori dell'unità medica norvegese delle Nazioni Unite a Tuzla ha sentito e visto le luci dell'Hercules e dei caccia a reazione di accompagnamento. Altri osservatori delle Nazioni Unite, facendo uso di attrezzature di visione notturna, hanno visto l'aereo cargo e gli aerei da combattimento in questione. Le relazioni sono state immediatamente trasmesse al Combined Air Operations Center della NATO (CAOC) di Vicenza e il UNPF Deny Flight Cell a Napoli. Quando Moldestad ha telefonato Vicenza, gli dissero che non c'era nulla nell'aria quella notte, e che egli doveva essersi sbagliato. Quando Moldestad insistette, la connessione fu interrotta.

I voli segreti ed i lanci notturni di armi dai C-130 da carico su Tuzla hanno causato grande agitazione all'interno dell' UNPROFOR e nella comunità internazionale nei mesi di febbraio e marzo 1995. Quando è stato chiesto a un generale britannico egli ha risposto con grande certezza alla questione dell'origine delle forniture segrete tramite la TAB (Tuzla Air Base): “Sono stati gli americani a fornire le armi. Non c'è dubbio su questo. E società private americane sono state coinvolte in queste consegne.” Questa non è stata una risposta sorprendente, perché questo generale ha avuto accesso ad informazioni raccolte da un'unità del Servizio British Special Air (SAS) a Tuzla. L'aereo era arrivato nel raggio delle attrezzature speciali di visione notturna di questa unità, e gli inglesi videro l'atterraggio. È stata la conferma che una operazione clandestina americana aveva avuto luogo, nella quale sono state fornite armi, munizioni e apparecchiature di comunicazione militare all'Esercito della Bosnia-Erzegovina (ABiH). Queste operazioni notturne hanno portato molta costernazione in seno all'ONU e alla NATO, e sono state oggetto di innumerevoli congetture.

Wiebes menziona la possibilità che i voli dei C-130, alcuni dei quali si dice siano decollati da una base dell' Air Force USA in Germania, erano in realtà controllatati dalle autorità turche. Ma il coinvolgimento degli Stati Uniti è stato rintracciato tra le elaborate manovre di insabbiamento, per il fatto che i velivoli AWACS degli Stati Uniti o quelli con equipaggio statunitense, che avrebbero dovuto fornire una registrazione dei voli segreti, sono stati ritirati dal servizio nei momenti importanti.

Una sintesi esaustiva della relazione di Wiebes è stata pubblicata sul Guardian:

Il rapporto olandese rivela come il Pentagono ha stretto un'alleanza segreta con i gruppi islamici in un'operazione stile Iran-Contra.

Gli Stati Uniti, i gruppi di intelligence turca e iraniana hanno lavorato con gli islamisti in quello che il rapporto olandese chiama il "condotto della Croazia". Armi acquistate da Iran e Turchia e con il finanziamento dall'Arabia Saudita sono state fatte affluire in Croazia inizialmente dalla compagnia aerea ufficiale iraniana, Iran Air, e successivamente da una flotta “in nero” di velivoli C-130 Hercules.

Nel rapporto si dice che furono trasportati anche combattenti mujaheddin, e che gli Stati Uniti erano "molto coinvolti" nelle operazioni in flagrante violazione dell'embargo. I servizi segreti britannici hanno ottenuto documenti che provano che anche l'Iran ha organizzato consegne di armi dirette in Bosnia.

L'operazione è stata promossa dal Pentagono, piuttosto che dalla CIA, che è stata cauta nell'usare gruppi islamisti come canale per le armi, e nel violare l'embargo. Quando la CIA ha cercato di mettere il proprio personale sul terreno in Bosnia, gli agenti sono stati minacciati dai combattenti mujaheddin e dagli iraniani che li addestravano.

Le Nazioni Unite hanno incaricato l'intelligence americana di monitorare l'embargo, un fatto che ha permesso a Washington di manipolarlo a piacimento.

Nel frattempo il Centro Al-Kifah a Brooklyn, che nel 1980 aveva sostenuto la lotta "arabo-afghana" in Afghanistan, ha rivolto la sua attenzione alla Bosnia.

Il bollettino in lingua inglese di Al-Kifah, Al-Hussam (La Spada), ha cominciato a pubblicare aggiornamenti regolari sulle azioni jihad in Bosnia .... Sotto il controllo degli accoliti di Sheikh Omar Abdel Rahman, il bollettino ha incitato aggressivamente i simpatizzanti musulmani ad aderire alla jihad in Bosnia e in Afghanistan.... La filiale bosniaca di Al-Kifah a Zagabria, in Croazia, ospitata in un moderno edificio a due piani, era evidentemente in stretta comunicazione con il quartier generale dell'organizzazione a New York. Il vice direttore dell'ufficio di Zagabria, Hassan Hakim, ha ammesso di ricevere tutti gli ordini ed i finanziamenti direttamente dall'ufficio principale di Al-Kifah negli Stati Uniti, in Atlantic Avenue, controllato dallo sceicco Omar Abdel Rahman.

Uno degli istruttori di Al-Kifah, Rodney Hampton-El, ha collaborato a questo programma di sostegno al reclutamento guerrieri da basi militari USA come Fort Belvoir, anche addestrandoli nel New Jersey a diventare combattenti. Nel 1995 Hampton-El fu processato e condannato per il suo ruolo (insieme al capo di al-Kifah, lo sceicco Omar Abdel Rahman) nel complotto per far saltare punti nevralgici di New York. Al processo, Hampton-El ha testimoniato come gli furono personalmente dati migliaia di dollari per questo progetto dal principe ereditario saudita Faisal, nell'ambasciata saudita a Washington.

Circa in quel periodo, Ayman Al-Zawahiri, oggi leader di al Qaeda, venne in America per raccogliere fondi nella Silicon Valley, dove fu ospitato da Ali Mohamed, un agente doppiogiochista degli Stati Uniti veterano delle Forze Speciali dell'Esercito degli Stati Uniti, che era stato grande istruttore presso la moschea di Al-Kifah. Quasi certamente la raccolta fondi di Al-Zawahiri è stata a sostegno dei mujaheddin in Bosnia, che secondo a quanto è stato riferito era all'epoca la sua preoccupazione principale. ("L'edizione asiatica del Wall Street Journal ha riportato che, nel 1993, Bin Laden capo di Al-Qaeda aveva nominato lo sceicco Ayman Al-Zawahiri, secondo in comando, a dirigere le sue operazioni nei Balcani").

Il dettagliato rapporto di Wiebes e le nuove notizie basate su di esso, confermano le precedenti accuse mosse nel 1997 da Sir Alfred Sherman, consigliere di Margaret Thatcher e co-fondatore dell'influente istituto di destra e nazionalista Centre for Policy Studies, secondo cui "Gli Stati Uniti hanno incoraggiato e facilitato l'invio di armi ai musulmani attraverso l'Iran e l'Europa dell'Est - un fatto che all'epoca era negato da Washington, di fronte a prove schiaccianti" Questo faceva parte delle sue tesi:

La guerra in Bosnia è stata una guerra americana in tutti i sensi. L'amministrazione americana ne ha aiutato l'avvio, l'ha mantenuta, ed ha impedito che la guerra finisse presto. In effetti tutte le indicazioni sono che intende continuare la guerra in un prossimo futuro, non appena i suoi protetti musulmani saranno armati ed addestrati.

In particolare, Sherman accusa il segretario di Stato Lawrence Eagleburger, di aver istruito, nel 1992, Warren Zimmerman, ambasciatore americano a Belgrado, a convincere il presidente bosniaco Izetbegovic a rinnegare il suo accordo per preservare l'unione bosniaco-croata-serba, e invece accettare aiuti americani per l'indipendenza dello stato bosniaco.

giovedì 15 dicembre 2011

Perseverare nei soliti sbagli... Libya in piazza

Siamo alle solite anche in Libya... ma quante volte vogliamo commettere gli stessi sbagli? 
Abbiamo fatto di tutto per distruggere uno stato che a modo suo funzionava, uno stato governato da Gheddafi e che aveva rapporti di ogni tipo con tutti i suoi aggressori.
Adesso governa un consiglio transitorio sorto dalle ceneri dei bombardamenti e appoggiato dai paesi aggressori, Francia in testa. 

Oggi la gente era nuovamente in piazza a chiedere le dimissioni proprio del consiglio transitorio che, a dire di molti manifestanti non sta facendo nulla per rimettere in piedi il paese.
Cosa ci si può aspettare da un governo transitorio scaturito in fretta a seguito dei bombardamenti? Chi mai ne può fare parte se non quelle poche persone che hanno acquisito il potere grazie all'appoggio occidentale anziché del popolo? Chi di questi è abituato a gestire il paese e la sua politica se fino ad ora lo aveva fatto Gheddafi?

La popolazione si lamenta, ma va detto che le aspettative date e le promesse fatte al popolo erano poco realistiche, irrealizzabili e troppo generiche. Quando si promette la libertà senza specificare meglio, ognuno si aspetta una libertà conforme alla propria immaginazione, senza capire che la libertà di un popolo deve rispettare molte regole sociali che permettono pacifiche interazioni tra i cittadini e tra lo stato e gli altri paesi.  
Che cosa ci si poteva aspettare da una guerra? Sicuramente non un miracolo, soprattutto in considerazione che il livello della vita nella Libya di Gheddafi non era poi così male.

Altre notizie parlano di violazioni dei diritti umani nei confronti degli immigrati in Libya da altri paesi africani. Anche questi episodi non sono nuovi, avviene così ovunque la NATO scateni una guerra legalizzata dall'ONU. Gli esempi precedenti, tanto per citarne alcuni sono Bosnia e Kosovo, precedenti da cui le istituzioni internazionali dimostrano di non aver imparato niente, commettendo sorprendentemente gli stessi errori ancora una volta.. 

Bene... in conclusione parlare di una operazione di successo in Libya è una vera e propria presa in giro anche per noi che cerchiamo di informarci e di sapere cosa ci succede intorno.
In Libya stiamo deludendo tutte le false aspettative date alla popolazione. Nella migliore delle ipotesi saremo in grado di soddisfare la sete di denaro e di potere promesse a qualche "nuovo governante" pro occidentale che appoggia l'ingerenza francese e inglese negli interessi della Libya.

Complimenti per l'ottimo risultato!!!

sabato 19 novembre 2011

Catturato l'ultimo figlio di Gheddafi

Saif Al-Islam è stato catturato oggi mentre, si dice, tentava di scappare in Niger.
Questa è l'ultima vittoria dei ribelli libici, del nuovo regime che dovrebbe essere transitorio e, chiaramente delle forze NATO che hanno fomentato, alimentato e supportato le stragi libiche che sono costate la vita a migliaia di persone.
Adesso che Saif Al-Islam, un democratico, riformista, educato in occidente, che poteva rappresentare la faccia del cambiamento pacifico della Libya, è stato catturato, speriamo almeno che la comunità internazionale riesca a far si che gli venga risparmiata la vita.

L'unica colpa realmente imputabile a Saif Al-Islam, se di colpa si può parlare, dopo aver tentato tutte le possibili strade per evitare la guerra, è quella di essersi schierato dalla parte di suo padre e di aver tentato di salvarlo dalla morte a cui era destinato sin dall'inizio dei bombardamenti NATO.

In Libya, Gheddafi o no, alla faccia della civiltà, viene ancora applicata la pena di morte e il destino di Saif Al-Islam, se giudicato in Libya, è sicuramente quello di essere ammazzato dal "regime in carica".
Speriamo che questo venga evitato, speriamo che chi in occidente, ha finanziato la rivolta e l'ascesa dell'attuale autorità, riesca a far risparmiare la vita al figlio di Gheddafi che in tutta questa guerra si è solo difeso, è stato costretto ad abbandonare i propri principi democratici e difendersi con le armi.

Questa è l'ultima chance dell'occidente di salvare una vita in Libya, ricordiamo che la scusa iniziale della Francia per scatenare i bombardamenti in Libya, era proprio quella di salvare il popolo dalla dittatura. 
Alla luce del fallimento completo e del bagno di sangue che c'è stato, l'occidente si potrebbe almeno prodigare nel tentativo di salvare la vita all'ennesimo essere umano che rischia di essere ammazzato.

mercoledì 26 ottobre 2011

Gheddafi - Ultimo messaggio all'Italia

"Caro Silvio,
ti faccio pervenire questa lettera per il tramite di tuoi concittadini, venuti in Libia per portarci il loro sostegno in un momento così difficile per il popolo della Grande Giamahiriya.
Sono rimasto sorpreso dall’atteggiamento d’un amico con cui avevo già siglato un trattato d’amicizia favorevole ai rispettivi popoli. Avrei sperato, da parte tua, che almeno t’interessassi ai fatti e tentassi una mediazione, prima di dare il tuo sostegno a questa guerra.
Non ti biasimo per ciò di cui non sei responsabile, perché so bene che non eri favorevole a quest’azione nefasta, che non fa onore né a te né al popolo italiano.
Ma credo che tu abbia ancora la possibilità di fare marcia indietro e di far prevalere l’interesse dei nostri due popoli.
Stai certo che io ed il mio popolo siamo disposti a voltare e dimenticare questa pagina nera nelle relazioni privilegiate che legano il popolo libico e il popolo italiano.
Ferma i bombardamenti che uccidono i nostri fratelli libici ed i nostri figli. Parla con i tuoi amici ed alleati affinché cessino quest’aggressione contro il mio paese.

Spero che Dio onnipotente ti guidi sul cammino della giustizia."
----
Questo è l'ultimo messaggio di Gheddafi al paese che gli è stato più amico negli ultimi anni... l'Italia.

Queste parole sono state scritte da un uomo che ha mantenuto fede ai suoi ideali fino alla morte.
Ideali di una Libya svincolata dalla schiavitù dei paesi colonialisti europei e neo colonialisti americani. Fautore e teorico di un'Africa unita negli intenti, padrona delle proprie risorse e consapevole dei propri mezzi.

Queste sono le ultime parole di un uomo che neanche in morte sembra meritare né un funerale, né una parola che lo accompagni davanti al giudizio divino.

Nessuno, nemmeno la peggiore delle creature della terra può meritare questo tipo di commiato, nessuno può aver fatto tanto male in vita da meritare di essere maledetto dagli uomini anche in morte. 

Il comportamento del popolo libico verso Gheddafi è il comportamento di uno sciacallo che si avventa sulla preda uccisa o ferita da altri e ben più grandi predatori, la NATO.

Come può un essere umano, credente in Dio o in un Dio, oppure non credente affatto,  accanirsi verso il cadavere inerme di un essere umano giustiziato con un colpo di pistola alla testa?

Come possono i nostri governi fomentare la campagna mediatica di demonizzazione nei confronti del nome e della memoria di Gheddafi, al solo scopo di giustificare il suo omicidio atroce e senza processo?

Sin da piccolo sono stato educato ai principi alla giustizia, al rispetto della legge. Sin da piccolo ho appreso che non si giustizia nessuno SENZA PROCESSO e che per quanto colpevole, nessuno può essere ucciso, perché nessuna autorità di nessun governo dona la vita e nessuna legge di nessuno Stato ha il diritto di toglierla.

Con l'uccisione feroce di Gheddafi da parte delle belve che gli si sono scagliate contro e tutta l'euforia che la morte di un uomo sta generando in questi giorni, i principi di giustizia e legalità con cui sono cresciuto, si trovano ora a vacillare.

Trovando una falsa scusa, che con la dovuta pubblicità mediatica diventa credibile e giustificabile, si può commettere qualsiasi crimine, con la certezza di non essere giudicati.

Continuo comunque a credere che, con l'aiuto dei mass media, si riesca ad eludere la giustizia terrena, ma il giudizio divino non si basa su ciò che scrive il giornale o ciò che dice la televisione, al giudizio divino nessuno può sfuggire. 

Non si sa quando... ma prima o poi, il giudizio divino arriva per tutti.  
Max

venerdì 21 ottobre 2011

E' morto Gheddafi...

E' morto Gheddafi, il "demone" al potere in Libia da 42 anni.
E' morto Gheddafi trucidato dai ribelli, dal governo transitorio e dai paesi occidentali che hanno fomentato la ribellione libica.
E' morto Gheddafi durante le operazioni militari per la conquista di Sirte e il suo corpo portato in trionfo in mezzo alla folla.
E' morto Gheddafi e con la sua morte si rivivono scene da altri tempi. Scene dei tempi dei voltagabbana italiani che erano fascisti e il 28 aprile del 1945 sputavano in faccia al cadavere di Mussolini appeso ad una stazione di servizio di milano.
E' morto Gheddafi e la gente ha esultato al passaggio del suo cadavere tra la folla come si esulta per la vittoria di un mondiale di calcio.
E' morto Gheddafi, ma Gheddafi, per quanto male abbia fatto in 42 anni di potere, era un essere umano, l'ennesimo essere umano trucidato da noi popoli civili neocolonialisti e sfruttatori , senza un processo, senza che quella corte penale internazionale, tanto voluta da noi paesi civili, potesse fargli anche una sola domanda.
Gheddafi è stato ucciso senza possibilità di appello.
E' morto Gheddafi e con lui la prosperità della Libya come stato sovrano, come il paese africano con il reddito pro-capite più alto, come il paese più sensibile all'affermazione dell'Africa come entità unitaria.
E' morto Gheddafi e con lui muore il freno all'immigrazione clandestina verso l'Italia e l'Europa, con lui muore la certezza che l'inverno in Italia sia al caldo grazie alle risorse energetiche che ci garantiva.

Addio Gheddafi, dittatore non più sanguinario degli altri dittatori ancora al potere in tutto il mondo.
Addio Gheddafi, dittatore non più cinico dei governanti dei paesi europei che ti hanno sacrificato per un barile di petrolio, per una fornitura di gas.
Addio Gheddafi, nemico di sempre degli Stati Uniti, leader non allineato e antipatico, minaccia perenne e mina vacante per i piani di influenza americana.
Gheddafi il cattivo, il sanguinario, il dittatore, il capro espiatorio di tutti i mali del mondo.
Addio Gheddafi, che prima e dopo aver lasciato questo mondo alimenti sentimenti di vendetta e di annientamento nei dissidenti di Egitto, Yemen, Syria e Iran.

Addio Gheddafi, con la tua morte sembrano finiti tutti i problemi del mondo, anche per chi negli Stati Uniti non ha un'assicurazione sanitaria o un lavoro per pagarla, per chi in Sudan muore nei combattimenti tra nord e sud, per chi in Kosovo continua a morire di fame pur appartenendo alla maggioranza albanese, per chi in sud america vive di stenti ai margini dei profitti e del dominio delle multinazionali, per chi in Somalia scappa da Mogadiscio rischiando di morire di guerra e di fame, per chi in Thailandia tenta di sopravvivere alle alluvioni, per chi in Iraq continua a soffrire anche dopo la liberazione da Saddam Hussein per mano americana.

Ancora mi ritornano in mente le immagini delle Frecce Tricolore sui celi di Tripoli, ancora mi ritornano in mente le immagini di tuo figlio che palleggia un pallone con i giocatori della Juventus, ancora mi ritorni in mente nei tuoi viaggi sfarzosi in Italia e in visita a L'Aquila terremotata durante il G8.

Chi sa se Gheddafi dopo il terremoto in Abruzzo aveva offerto dei soldi per la ricostruzione? Magari erano più dei 50.000 Euro che ci voleva dare il generoso Obama...

Le foto delle agenzie stampa sono eloquenti e tragiche allo stesso tempo.
Non importa quanto grandi e potenti si era in vita, da morti siamo tutti inermi ed innocui.
Da morti non possiamo più nuocere a nessuno.
Non importa chi si era in vita, un cadavere non merita di essere portato in trionfo come un trofeo per essere ulteriormente offeso.
Quando si è cadavere si è già perso e si è già dato tutto. Un cadavere dovrebbe suscitare sentimenti di pena e compassione perché ha già lasciato tutto a tutti noi.
Sevizie, ulteriori insulti e profanazioni sono un eccesso che il popolo civile dei dissidenti e dei nuovi governanti schiavi dei paesi colonizzatori, potevano risparmiarsi, lasciandoci credere di essere gente equilibrata, gente pronta a prendere le redini della Lybia per guidarla ad una svolta, invece...

quali speranze per il futuro, ora che il problema è stato estirpato e la sua personificazione, Gheddafi, ridotta al silenzio ed esposta al pubblico castigo.
Quale amaro destino aspetta gli ignoranti creduloni del popolo libico?
Un destino da schiavi della colonizzazione, un destino da popolo comunque da non elevato al rango dei paesi occidentali, un destino da paese potenzialmente ricco ma comunque da sfruttare.
Questo è valsa la morte di Gheddafi.

May God forgive your sins,
May you rest in peace.