"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)
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domenica 26 ottobre 2014

Forse è meglio nascere uomo...

Certo che ultimamente... ma da un bel po' di tempo, è meglio nascere uomo... 

Oggi è stata "giustiziata" in Iran una ragazza di 26 anni, rinchiusa dal 2009 per aver ucciso un uomo che la voleva violentare.

Non c'è stato niente da fare. La ragazza di nome Reyhaneh Jabbari è stata impiccata e sembra che lo sgabello da sotto i suoi piedi sia stato tolto proprio dal figlio del personaggio che la voleva violentare.

In Nigeria, il gruppo terroristico chiamato Boko Haram, notoriamente legato ad Al Qaeda, due giorni fa, durante l'ennesimo raid nel nord-est della Nigeria, oltre ad aver ucciso diverse persone, ha rapito altre 30 donne che si vanno a sommare alle circa 200 già rapite alcuni mesi fa.

Quando i fatti non fanno più "notizia" spariscono dai media, quindi non dimentichiamo gli omicidi a seguito di stupro che pochi mesi fa sono avvenuti in India (ultimamente non se ne parla più). Ragazze stuprate e uccise da "branchi" di criminali di qualche casta più alta, che difficilmente vengono portati davanti alla giustizia.

In molti paesi e molte zone del mondo, forse anche in questo momento, ci sono donne lapidate da uomini, in nome e per conto di non si sa quale dio. In altre aree ci sono donne che con i loro figli, sono costrette a fuggire da guerre fatte da uomini armati fino ai denti.

In molte parti del mondo, non sembra proprio un bel momento per nascere donna... essere donna in molti paesi sembra costituire un problema aggiunto a condizioni di vita già molto complicate.

...

venerdì 4 luglio 2014

Occhio... parecchio occhio...






















Perchè occhio?

I militanti di questo nuovo gruppo terroristico che oramai tutti conosciamo con l'acronimo di ISIS, sembrano più di un gruppo di scalmanati che ammazza persone innocenti con la certezza di andare in paradiso.
Questi sembrano determinati a realizzare il loro progetto neanche così utopico.
Anche se di fatto, almeno per adesso questo nuovo califfato mondiale non esiste, in pratica le cose non stanno proprio così.

In larga misura stanno provvedendo da soli con stragi di innocenti in tutto il Medioriente. 
Sono armati, determinati, ma ancora di più sembrano bene addestrati e ancora meglio equipaggiati.
Capeggiati da un leader che si chiama o si fa chiamare Abu Bakr, come il primo califfo dell'Islam vissuto intorno al 630 d.c.
Questo leader già era cattivo ma è diventato una belva soprattutto dopo essere passato dalle prigioni americane

In misura ancora più larga però gli stanno dando una buona mano le politiche occidentali.

Guardiamo la mappa da destra a sinistra:
Il Pakistan non rappresenta un fronte su cui fare affidamento per rallentare l'avanzata dell' ISIS poiché da sempre è servito da base per i talebani afghani e per ogni sorta di terroristi islamici, incluso lo stesso Osama Bin Laden. 

Il governo fantoccio dell'Iraq, pro americano, non ha resistito un giorno all'avanzata terroristica; cos'altro ci si poteva aspettare da un paese che esce da una guerra durata anni, che è servita solo a destabilizzare un governo e a crearne uno più amico a noi, ma senza efficacia sul proprio territorio?

In Syria, dove la guerra non si può fare per non scatenare la rappresaglia dell'Iran contro Israele, si continua ad alimentare gruppi separatisti con armi a non finire, con il risultato di indebolire il governo locale, che altrimenti riuscirebbe a controllare il proprio territorio;

L'Arabia Saudita che già di per se non è il paese più moderato del Mediooriente, anzi ha sempre appoggiato non ufficialmente movimenti estremisti sunniti, in questo caso inizia addirittura ad avere paura degli estremisti dell'ISIS e della presa che il movimento potrebbe avere in quel paese; oltre a valutare seriamente gli oramai probabili tentativi di incursione in territorio arabico.
Per adesso l'Arabia Saudita ha iniziato a schierare 30.000 soldati alle frontiere con l'Iraq.

In Yemen, come in altri paesi, il governo legittimo è stato deposto da tempo e anche li imperversano movimenti armati in cerca della loro fetta di potere, oltre ai droni americani che via via annientano svariate decine di persone, secondo loro tutti terroristi di Al-Qaeda.
Quanto tempo servirà prima che qualcuno, spontaneamente rivendichi la propria appartenenza all'ISIS?

Torniamo più a nord:
In Afghanistan la situazione la conosciamo bene: dopo anni e anni di presenza della NATO, chi controlla il territorio sono ancora i talebani. Di male in peggio, il governo pro americano del'Afghanistan non avrebbe vita lunga difronte all'insorgere del nuovo estremismo, neanche con i proventi di tutta l'eroina del mondo.

Tralasciamo i paesi minori per parlare della Turchia. Questo paese da un lato si apre alla Comunità Europea, dall'altro è governato da una classe politica coinvolta in scandali finanziari e osteggiata da movimenti interni contrari alla politica attuata. La Turchia in questo momento è tendenzialmente radicata ad un Islam meno moderato e più propenso ad appoggiare movimenti estremisti sunniti.

In Africa:
la Somalia ha già i suoi problemi con gli Shabaab, già appoggiati da Al-Qaeda e tendenzialmente recettivi nei confronti di un radicalismo ancora più estremo.

Le incursioni di Al-Shabaab in Kenya sono oramai fatti di cronaca piuttosto frequenti, sì da rendere anche quel paese un paese a rischio.

L'Etiopia potrebbe costituire un ostacolo al califfato, ma neanche tanto rilevante vista l'estensione del territorio e la caratteristica tipica delle frontiere africane di essere estremamente permeabili.

Spostandoci verso ovest, c'è il Sud Sudan, uno dei paesi più giovani del mondo, ma anche tra i più poveri e malmessi, praticamente una vittima senza possibilità di replica  

Il Sudan invece, già di per se si caratterizza per essere un paese islamico con tendenze alla guerra e con lotte interne già molto accese nella parte ovest del paese, zona conosciuta come Darfur.

La situazione politica dell'Egitto non è inoltre di buon auspicio. I movimenti estremisti islamici, se pur arginati dal governo militare, non tendono a dissolversi anzi, l'avanzata vittoriosa dell'ISIS, potrebbe dare loro nuovo vigore, almeno in termini di morale.

La zona sahariana è di per se un deserto che non ha padroni ne confini. 
Ci sono paesi come il Ciad che non oppongono nessuna resistenza neanche all'immigrazione clandestina, figuriamoci ad una eventuale avanzata armata. 

Il Niger è uno dei più poveri al mondo, se non il più povero.

Da li si arriva Nigeria, paese che già da anni combatte con i terroristi islamici di Boko Haran che fanno esplodere scuole, assaltano chiese cattoliche e rapiscono giovani donne.

Il Mali sta affrontando il problema terrorismo islamico già da un po' di tempo. Problema che ha già richiesto l'intervento di truppe francesi e dell'ONU.

Risalendo nel Magreb, troviamo la Libya, dove a seguito
dell'omicidio del leader Gheddafi, si vive una situazione fuori controllo, dove il territorio è oramai in preda a movimenti tribali armati fino ai denti, anch'essi recettivi all'eventuale radicalizzazione per ottenere il tanto anelato potere.

Una volta giunti fin qui, i paesi della Costa occidentale non costituirebbero un rilevante problema all'ulteriore allargamento del califfato. Il Marocco, paese islamico moderato e tollerante, da solo non riuscirebbe ad opporre una resistenza efficace.

E alla fine eccoci giunti in Europa:
nonostante una lunga tradizione di guerre, la NATO ha manifestato dei problemi nell'affrontare un nemico non convenzionale come il terrorismo islamico. Ce lo insegna l'esperienza dell'Iraq e dell'Afghanistan.

Va detto che anche in Europa una buona mano ai terroristi islamici gliel'abbiamo sempre data: non dimentichiamoci mai la Bosnia e il Kosovo, dove già negli anni novanta hanno combattuto mujaheddin provenienti da molti paesi Mediorientali, che ora sembrano ricambiare il favore ai guerriglieri siriani.
Ci sono guerriglieri membri dell'ISIS che hanno vissuto in Europa, hanno studiato in Europa e sono addirittura cittadini di paesi europei.

Occhio... perché? 
Perché adesso non ci sono più i cavalieri crociati a difendere l'Europa, i teutonici sul versante orientale e i templari sul fronte spagnolo. Ad oggi, oltre a mancare un esercito comune, non c'è neppure una politica estera adeguata e condivisa, oltre a mancare un attaccamento alle origini religiose europee.

Manca una politica europea che possa far fronte ad una eventuale emergenza come quella che si sta sviluppando in Medioriente. Non dimentichiamo che cosa ha scatenato la "non politica" europea in Ukraina: da un accordo economico e di avvicinamento politico, si è passati all'"obbligatorio" e automatico ingresso nella NATO.
Come era facile immaginare questo tipo di accordo ha suscitato le immediate riserve russe, trascinando il paese nel caos e nella divisione etnica.

Le nostre decisioni in tema di politica estera sono dettate da una classe politica approssimativa, da un'economia spregiudicata che fa l'interesse di pochi e, nella migliore delle ipotesi, quando si tratta di difesa, fa sempre ossequioso riferimento al "fratello maggiore americano".

Il califfato della mappa, non necessariamente deve stabilire dei confini politici che nessuno mai riconoscerebbe. E' sufficiente che crei le condizioni per instaurare il terrore in modo da fare presa sul territorio, fondando la propria autorità sulla paura.

L'effetto della paura derivata dal terrorismo, è in parte già visibile oggi dove in ogni aeroporto passano ore tra perquisizioni, controlli e violazioni della privacy, prima di arrivare all'imbarco di un volo qualunque.

In paesi già invasi dai movimenti terroristici di matrice islamica, la stessa paura c'è quando si cammina per strada, quando si va al supermercato, quando si mandano i figli e le figlie a scuola.

Il riconoscimento politico e un governo ufficiale non contano niente, quando la vita dei cittadini è condizionata dalla paura e il controllo sul territorio è appannaggio di movimenti terroristici.

Quindi... occhio... parecchio occhio...


lunedì 14 aprile 2014

Ancora un attentato di matrice islamica in Nigeria.

AFRICA/NIGERIA

Abuja (Agenzia Fides) - Due forti esplosioni avvenute questa mattina nella stazione dei bus del Nyanya Motor Park nella capitale della Nigeria, Abuja, hanno provocato diverse decine di morti, si parla di oltre duecento. Le autorità non hanno ancora diffuso comunque un bilancio ufficiale dell’esplosione che ha coinvolto decine di autoveicoli. “Il luogo dove è stato perpetrato l’attentato di oggi è uno dei maggiori sobborghi di Abuja e si trova a 15-20 km dal centro di Abuja” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, Direttore delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja. “La stazione dei bus colpita dall’esplosione è utilizzata abitualmente da un gran numero di pendolari per recarsi al lavoro nel centro della capitale. Le vittime sono dunque persone normali, appartenenti alla classe lavorativa, che si stavano recando al proprio posto di lavoro”.
“Le autorità non hanno ancora confermato che si sia trattato di un attentato di Boko Haram, ma le modalità del crimine fanno pensare a Boko Haram” continua p. Patrick.
Proprio ieri, domenica 13 aprile, Boko Haram aveva ucciso almeno 60 persone in diversi villaggi nel nord-est della Nigeria. “La situazione è molto difficile. L’esercito sta dando la caccia agli uomini di Boko Haram ma questi in risposta commettono rappresaglie contro i civili” dice p. Patrick.
Il sacerdote spiega che la capacità della setta islamista di resistere agli attacchi dell’esercito deriva dagli aiuti che riceve dall’estero.“Un gran numero di combattenti di Boko Haram non sono nigeriani, perché Al Qaida nel Maghreb Islamico (AQMI, operante soprattutto in Mali e in Niger,ndr.) ha deciso di offrire supporto alla setta islamista nigeriana” afferma p. Patrick. Cosi centinaia di uomini di AQMI provenienti dall’estero sono giunti in Nigeria per rimpolpare le file di Boko Haram. A sua volta AQMI riceve fondi da alcuni Stati che in questo modo conducono di fatto una guerra indiretta contro la Nigeria. AQMI quindi è coinvolta nel finanziamento, nel supporto e nell’addestramento dei combattenti di Boko Haram. Non è più dunque una guerra interna”. 
In Nigeria circola la notizia secondo cui ci sono elicotteri che lanciano dall'alto rifornimenti a Boko Haram (vedi Fides 1/4/2014). Un fatto confermato da P. Patrick che dice: “Questi velivoli provengono dalle regioni del Maghreb dove hanno le loro basi. È un po’ come se in Italia scoppiasse una guerra civile nel nord e i ribelli venissero riforniti da elicotteri che fanno la spola con la Svizzera o l’Austria”. (L.M.) (Agenzia Fides 14/4/2014)

Same article in english: http://www.fides.org/en/news/35576
Source: www.fides.org

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Si tratta del peggiore attentato mai portato a compimento in Nigeria. Questa volta ne hanno parlato anche sui media italiani. Oltre 60 morti che vanno a sommarsi alle centinaia di vittime dei precedenti attentati.

La Nigeria è di fatto coinvolta in una guerra; una guerra non dichiarata ma estremamente difficile da combattere e che sicuramente viene fomentata dall'esterno del paese.

In questa guerra, come in ogni guerra, chi ne fa le spese sono ancora le persone innocenti.
Max

sabato 21 settembre 2013

Cronaca di oggi...

Se la libertà significa qualcosa, 
allora significa il diritto di dire alla gente 
cose che non vogliono sentire.
George Orwell


21 Settembre 2013... di seguito la breve cronaca del massacro odierno:

Mentre seguo su Al-Jazeera  la cronaca in diretta dell'attacco al centro commerciale West Gate di Nairobi in Kenya, al momento almeno 30 morti e un numero imprecisato di persone tenute in ostaggio, in televisione passano anche altre notizie di tragedie simili:

in Nigeria, dopo gli oltre 80 morti di ieri causati da un attacco dei terroristi islamici di Boko Haran, oggi ci sono stati almeno altri 7 morti in un conflitto a fuoco tra Polizia e terroristi;

in Iraq ci sono stati almeno 50 morti in un attentato con un'auto bomba in una zona a maggioranza sciita;

Tre soldati americani uccisi in Afghanistan;

Allo stesso tempo il Pakistan ha rilasciato e consegnato all'Afghanistan uno dei leader storici dei Talebani, Abdul Ghani Baradsr, arrestato tre anni fa;

In Syria si combatte ancora tra truppe governative, gruppi dissidenti e altri gruppi che sembrano legati ad Al Qaeda;

Nei territori palestinesi occupati è stato ritrovato il corpo di un militare israeliano, disperso da giorni;

Ad Ankara in Turchia ignoti hanno sparato un razzo su un palazzo della Polizia;

In Mauritania, come anche in Honduras i problemi sono dovuti ad allagamenti e smontamenti a seguito alle piogge torrenziali degli ultimi giorni. Almeno 2 morti in Honduras;

Le coste della Cina saranno investite da un uragano nelle prossime ore;

Nelle Filippine e a Taiwan lo stesso uragano ha già causato allagamenti e distruzione, con centinaia di famiglie evacuate;

In Messico ancora si lotta contro le piogge torrenziali degli ultimi giorni che hanno devastato intere aree del paese;

E poi rimane incombente la minaccia americana di iniziare un'altra guerra attaccando la Syria.

Chi sa domani... ?

giovedì 9 agosto 2012

La piaga del terrorismo in Nigeria

La Nigeria è uno stato profondamente aperto al dialogo inter-etnico tra tribù e al dialogo inter-religioso. Purtroppo da mesi la Nigeria è devastata da numerosi attacchi terroristici ai danni di musulmani moderati e soprattutto di cristiani. Un situazione che mina l'integrità politica del paese.

Il gruppo terroristico conosciuto come Boko Haram, apparentemente legato ad Al Qaeda e agli Shabaab che devastano la Somalia, semina il panico e la devastazione con attentati indiscriminati nei confronti di cristiani e musulmani, nell'intento di instaurare quel regime fondamentalista islamico già famoso in Afghanistan e che non conosce forme di dialogo e agisce solo con armi e attentati infami, che uccidono decine di innocenti.

Sarebbe il momento di dare una mano alla Nigeria per far si che la stabilità politica trovata per volontà popolare, potesse finalmente contribuire ad una crescita del paese, eliminando i gruppi terroristici con cui non è possibile dialogare.

Dare una mano per risolvere il problema terrorismo, però disinteressatamente, senza pretendere di gestire le risorse nigeriane come avvenuto in Iraq e in Libya, senza pretendere un indiscusso appoggio alle politiche occidentali come in Afghanistan.

La risoluzione del problema terrorismo in Nigeria non dovrebbe significare, come già avvenuto altrove, la definitiva limitazione dell'autodeterminazione di quel popolo e l'inizio di altre decine di battaglie interne per accaparrarsi il potere...
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AFRICA/NIGERIA - "Boko Haram minaccia cristiani e musulmani" dice Mons. Onaiyekan

Abuja (Agenzia Fides)- L'attacco alla moschea di Okene dimostra la vera natura di Boko Haram" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, commentando l'assalto condotto contro la Moschea centrale di Okene nello Stato di Kogi, 24 ore dopo la sparatoria nella Deeper Life Bible Church at Otite, sempre nello stesso Stato, nella quale sono rimaste uccise almeno 20 persone. Nell'assalto alla moschea 4 persone sono state uccise, inclusi due militari di guardia.
"Boko Haram rappresenta una minaccia per tutti, non solo per noi cristiani" afferma Mons. Onaiyekan. "Non è la prima volta che viene attaccata una moschea, ma gli attacchi precedenti contro le moschee non hanno avuto lo stesso risalto degli attacchi contro le chiese cristiane, forse perché quando gruppi islamici attaccano una moschea non fa notizia" prosegue l'Arcivescovo.
"Dobbiamo metterci in testa che siamo di fronte ad un gruppo di criminali che tutti noi nigeriani, cristiani e musulmani, dobbiamo affrontarlo insieme" sottolinea Mons. Onaiyekan.
L'Arcivescovo nota anche che "Okene è una comunità in grande maggioranza islamica, nella quale vive una forte minoranza cristiana, ed è uno degli esempi dove cristiani e musulmani vivono insieme, a partire dalle stesse famiglie. Quindi non è possibile dividere quella comunità tra cristiani e musulmani". "L'attacco a Okene apre una fase nuova perché vi sarà una risposta da parte della popolazione locale. So per certo che i dirigenti musulmani e cristiani discutono come affrontare la minaccia comune" rivela Mons. Onaiyekan.
Mons. Onaiyekan si mostra prudente nel descrivere il fenomeno di Boko Haram come una persecuzione mirata esclusivamente contro i cristiani. "Non abbiamo statistiche precise ma si può affermare che le vittime musulmane di Boko Haram sono più numerose di quelle cristiane" dice l'Arcivescovo. "Questo perché Boko Haram semina violenza soprattutto nel nord-est, dove la popolazione è in gran parte musulmana: attaccano mercati, uffici statali e comandi della polizia e dell'esercito. La scorsa settimana hanno cercato addirittura di uccidere uno dei più importanti capi tradizionali del nord-est mentre usciva da una moschea". 
"È vero, peraltro, che i terroristi di Boko Haram attaccano le chiese e affermano di volere cacciare i cristiani. Ma questo non toglie che questa gente non rappresenta la comunità islamica nigeriana. È quello che stiamo cercando di far comprendere all'estero. Esistono dei gruppi cristiani che sostengono la tesi della persecuzione dei cristiani. Avranno le loro ragioni ma io dico che bisogna affermare la verità perché la verità è ciò che ti salva" conclude Mons. Onaiyekan. (L.M.) (Agenzia Fides 8/8/2012)

English version: http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32026&lan=eng

Source: www.fides.org

giovedì 10 maggio 2012

Nigeria e il pericolo Boko Haram

Fanno riflettere le dichiarazioni di seguito riportate, relative alla scarsa volontà di combattere i terroristi islamici da parte delle autorità nigeriane. Fanno riflettere ancora di più se considerate in un ottica di clientelismo ulteriormente allargata. Sembra ovvio che il clientelismo politico e la scarsa attitudine degli amministratori a gestire le risorse pubbliche in modo ottimale rappresentino i principali ostacoli al miglioramento dello standard di vita della popolazione nigeriana, ma consideriamo anche un altro aspetto:
come già avviene in Somalia e in altri paesi afflitti dal fenomeno "terrorismo islamico", o in altre aree dove esiste un fenomeno di odio etnico-religioso come in Kosovo, risolvere il problema significherebbe dire addio ai finanziamenti che arrivano da organizzazioni internazionali e da parte di singoli paesi, da sempre interessati al fenomeno terrorismo come ad esempio i soliti Stati Uniti e Regno Unito.
L'equazione è semplice: niente terrorismo, niente aiuti economici esteri a favore della sicurezza (interna ed esterna) del paese e niente soldi da dirottare su altri interessi da parte degli amministratori locali.
Ciò significa in ultima analisi che da parte degli uomini di potere, accettare un certo livello di insicurezza  sociale causato dai terroristi islamici, si riflette in maggiori aiuti economici internazionali.
Per la popolazione significa al contrario limitazioni nella libertà di movimento e insicurezza sociale, oltre alla mancata fruizione di quei fondi internazionali, poiché mal gestiti dai politici o non gestiti affatto a favore della popolazione. 
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AFRICA
NIGERIA - "Non si vuole combattere a fondo Boko Haram" denuncia un Vescovo nigeriano

Jos (Agenzia Fides) - "La Nigeria non vuole per il momento la fine della minaccia di Boko Haram. I membri dei servizi di sicurezza hanno rivelato di conoscere chi siano coloro che sono dietro a questa minaccia, ma di non essere in grado di catturali. Questa è una pessima situazione". Lo ha affermato Sua Ecc. Mons. Gabriel Leke Abegunrin, Vescovo di Osogbo, capitale dello Stato di Osun, nel sud-ovest della Nigeria, in una lunga intervista al Nigerian Tribune. Il Vescovo lamenta che, a causa delle condizioni di insicurezza, i nigeriani "non possono muoversi liberamente nel Paese. Al momento i cittadini della Nigeria sono privi di protezione e questa è una cosa triste". 
La setta Boko Haram, originaria del nord della Nigeria, da alcuni mesi sta espandendo le sue attività ad altre aree del Paese, colpendo con attentati anche luoghi di culto cristiani.
Mons. Abegunrin lamenta inoltre le divisioni partitiche (che portano pure alla strumentalizzazione della violenza) e le forme di clientelismo legate ai partiti: "Se non hai la tessera di un partito non ottieni un lavoro".
Il Vescovo osserva inoltre che le carenze nelle strutture pubbliche, in particolare quelle sanitarie e scolastiche, derivano più dalla cattiva gestione che dalla mancanza di fondi. "Perché le scuole private guadagnando terreno?" si chiede Mons. Abegunrin riferendosi in particolare alle scuole cattoliche. "Perché reclutiamo il nostro personale e lo controlliamo" risponde, "diciamo loro: se non fate il vostro lavoro, andatevene. Non è che nelle scuole private vi siano insegnanti migliori, ma facciamo in modo che i nostri lavorino sodo e tirino fuori il meglio dagli allievi".
Mons. Abegunrin conclude affermando: "Il governo paga i propri insegnanti meglio di quanto noi paghiamo i nostri. Non abbiamo soldi, ma abbiamo i mezzi per rendere felici i nostri insegnanti nel posto di lavoro. Il governo ha tutto, ma non sa come farne uso". (L.M.) (Agenzia Fides 8/5/2012)


Source: www.fides.org

giovedì 3 maggio 2012

NIGERIA - Più di 30 morti nell'attentato ad un mercato

Ancora attentati in Nigeria e ancora innocenti uccisi in nome di una lotta di religione che sembra prendere sempre più campo. 

L'estremismo islamico è oramai una piaga che affligge tutta l'Africa Sud Sahariana e a cui sembra difficile opporsi.

Le amministrazioni dei paesi coinvolti non hanno mezzi e probabilmente non hanno preparazione sufficiente a fronteggiare il fenomeno terrorista.

Gli approcci internazionali in stile Nazioni Unite sono quantomai macchinosi, poco efficaci e limitati dal mandato stesso che l'UN stabilisce per le proprie missioni, che come sappiamo, passano al vaglio del Consiglio di Sicurezza e vengono quindi inquadrate in un ottica di interesse nazionale dei 5 membri del Consiglio con diritto di veto.

Gli approcci guerreschi della NATO, oltre alle singole, maldestre iniziative in stile Francia contro la Libya, non portano che ad un indebolimento delle economie dei paesi aggrediti o "aiutati", per usare un termine più caro alla NATO. Tali interventi sono inoltre completamente inefficaci contro il terrorismo islamico (un esempio per tutti è l'Afghanistan), bensì tendono a favorirne la comparsa (per esempio in Iraq "post Saddam").
Max
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NIGERIA - Più di 30 morti nell'attentato ad un mercato di bestiame nel nord-est della Nigeria

Abuja (Agenzia Fides) - Sono almeno 34 i morti causati da un attentato in un mercato di bestiame avvenuto nel pomeriggio di ieri, 2 maggio, a Potiskum, nel nord-est della Nigeria. Secondo fonti di agenzia il bilancio dell'attacco è destinato ad aggravarsi e le vittime potrebbero essere una cinquantina. Le informazioni sono ancora scarne. le vittime sarebbero state uccise durante un assalto commesso da una banda criminale che ha aperto il fuoco ed ha lanciato degli ordigni esplosivi sulla folla. 
Al momento l'ipotesi prevalente è che si sia trattato di un atto particolarmente efferato di banditismo. Non si può però ancora del tutto escludere l'ipotesi che l'assalto sia stato commesso da membri della setta Boko Haram, che di recente ha commesso attentati contro diversi obiettivi, luoghi di culto cristiani compresi.
Se venisse confermato il coinvolgimento di Boko Haram in questo attacco, suonano tristemente profetiche e ammonitrici le parole rilasciate all'Agenzia Fides solo pochi giorni fa da Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, il quale, lamentando l'inefficienza delle forze di sicurezza, aveva affermato: "Ci si deve chiedere dove sarà il prossimo attacco. In un aeroporto? In un mercato all'aperto o in un altro luogo affollato?" (vedi Fides 30/4/2012).
Mons. Kaigama ha inoltre ribadito che "la Chiesa, specie quella cattolica, è un obiettivo". L'allarme è stato rilanciato dal Presidente dell'Associazione dei Cristiani della Nigeria (CAN) Ayo Oritsejafor, che ha chiesto alle autorità di fermare il terrorismo contro i cristiani, anche per impedire azioni di rappresaglia. Ayo Oritsejafor ha rivolto un appello a tutti i nigeriani perché rimangano calmi e non seguano la via della violenza. (L.M.) (Agenzia Fides 3/5/2012)

Source: www.fides.org

martedì 31 gennaio 2012

NIGERIA: Soluzione politica per fermare il terrorismo islamico


Abuja (Agenzia Fides) - "Il problema dei Boko Haram non si può risolvere solo a livello di sicurezza, occorre invece una strategia chiara per coinvolgere tutti gli ambienti politici del nord del Paese, per venire a capo della questione" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, capitale federale della Nigeria.
"Quando mi riferisco a questi ambienti, non dico che siano responsabili delle violenze dei Boko Haram, ma di certo ci sono atteggiamenti improntati al lasciar correre o di non sostegno al governo. Insomma non prendono azioni pro-attive per eliminare questo pericolo" dice Mons. Onaiyekan, che rincalza: "Prima o poi qualcuno dovrà parlare con i Boko Haram e secondo me quelli che possono parlare con loro sono quelli che condividono le loro stesse aspettative, ma non i loro metodi. Mi rendo conto che è difficile trovare un punto comune perché né il governo né la maggior parte dei nigeriani vuole uno Stato islamico. Ma occorre coinvolgere tutte le parti politiche in un dialogo nazionale per far uscire la Nigeria da questa crisi" afferma l'Arcivescovo.
Secondo Mons. Onaiyekan la soluzione politica è una via obbligata, perché "è impossibile garantire la sicurezza di tutti in un Paese così vasto. È molto facile trasferire armi da una parte all'altra della Nigeria. Gli stessi posti di polizia, che sono stati oggetto degli ultimi attacchi dei Boko Haram, sono spesso isolati e non facilmente difendibili. Dobbiamo quindi trovare un altro modo per fermare i Boko Haram e credo che ciò sia possibile".
Sull'arresto a Kano (città del nord dove gli ultimi attentati della setta hanno provocato 185 morti) di circa 200 attivisti di Boko Haram, la maggior parte dei quali sarebbero immigrati ciadiani, Mons. Onaiyekan afferma "Non penso che si possa dire che queste persone siano mercenari del Ciad, perché le frontiere tra Ciad, Niger e Nigeria del nord sono molto permeabili, e vi sono continui trasferimenti di popolazione tra un Paese e l'altro, al punto che non si sa bene chi sia nigeriano, chi nigerino e chi ciadiano. L'unica cosa che questi arresti dimostra è che il fenomeno di Boko Haram oltrepassa le frontiere della Nigeria e che occorre coinvolgere i governi dei Paesi vicini. Chiudere le frontiere non serve a nulla. La frontiera tra Niger e Nigeria è immensa ed è un deserto piatto, facilmente attraversabile e impossibile da controllare".
Chiediamo all'Arcivescovo di Abuja se è vero che vi sia una fuga in massa di cristiani da nord della Nigeria. "La popolazione si sposta per paura - risponde -. Chi può scappa, specie chi è originario di altre parti del Paese: torna a casa in attesa di vedere come si sviluppa la situazione. La gran maggioranza dei cristiani è però rimasta. Si tenga presente che la popolazione originaria del sud che vive al nord da più di 2-3 generazioni è molto consistente".
"Chi afferma che la Nigeria si dividerà tra un Nord musulmano ed un Sud cristiano non conosce la realtà del Paese" sottolinea Mons. Onaiyekan. "Mi chiedo solo: dov'è la frontiera tra Nord e Sud Nigeria? Nessuno lo sa. Abbiamo sempre detto che parlare di nord e sud non equivale a parlare di divisione tra islam e cristianesimo. Vi è un gran numero di musulmani nel sud, in particolare nello Stato di Yoruba, e un numero molto più alto di quello che viene detto, di cristiani del nord, diversi dei quali sono autoctoni. Questi ultimi dove dovrebbero andare, in caso di divisione del Paese?" si chiede infine l'Arcivescovo. (L.M.) (Agenzia Fides 27/1/2012)


domenica 22 gennaio 2012

NIGERIA - Attacchi a Kano: anche una chiesa cattolica nel mirino

Ancora attentati in Nigeria e ancora un numero impressionante di morti.
Questa volta l'obbiettivo è stato la città di Kano nel Nord della Nigeria. 162 morti che vanno ad aggiungersi ai 37 morti della strage di Natale ad Abuja e i 24 morti dell'attentato alla sede delle Nazioni Unite di Agosto 2011. 
I colpevoli sono ancora i membri della setta Boko Haran, estremisti islamici che hanno rivendicato l'attentato e che non sembrano trovare ostacoli nel colpire chiunque non condivida il loro estremismo religioso.
La setta (così viene definita) Boko Haran è composta da fondamentalisti islamici e tenta di instaurare la Sharia, la legge islamica, in tutta la Nigeria.
La Nigeria, paese multietnico e multi religioso, è uno stato che sta cercando di uscire da una situazione di arretratezza molto diffusa. E' il primo produttore di petrolio dell'Africa ed è un paese che grazie all'attuale Governo, sta cercando di mettere in pratica riforme democratiche e sociali. 
Il problema del terrorismo integralista islamico è una piaga che affligge la Nigeria da anni ed è un freno a qualsiasi riforma in chiave democratica.
Max

AFRICA/NIGERIA - Attacchi a Kano: anche una chiesa cattolica nel mirino

Abuja (Agenzia Fides)-"Sto cercando di raggiungere per telefono Mons. John Namanza Niyiring, Vescovo di Kano ma le linee non funzionano" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos, nella Nigeria centrale. Nella sera di ieri, 20 gennaio, a Kano, la principale città della Nigeria settentrionale, una serie di attacchi esplosivi coordinati e di assalti armati ha colpito diversi obiettivi, tra quali alcuni posti di polizia. 
"Ieri sera, ho parlato con il parroco della chiesa di Nostra Signore degli Apostoli che, al cellulare, mi ha detto che era costretto a nascondersi perché era sotto attacco. Ma le informazioni che abbiamo sono ancora frammentarie e stiamo cercando conferme. Le linee telefoniche sono interrotte, non so se per un problema tecnico o per altra causa. La situazione è ancora confusa. Vedremo come il governo reagirà a questo nuovo attacco" dice l'Arcivescovo di Jos.
Mons. Kaigama conferma a Jos stanno arrivano cristiani in fuga dallo Stato di Yobe (nord), a causa dei recenti attacchi dei membri della Boko Haram. "Siccome Jos è un'area dove i cristiani sono predominanti, queste persone giungono qui per riunirsi con amici e familiari".
Mons. Kaigama, sottolinea, ancora una volta, che "occorre vedere oltre all'aspetto religioso di questa crisi. Ogni volta che cristiani e musulmani vengono uccisi occorre ricordare che vi sono forze malvagie che manipolano la religione per i loro scopi". 
"Dobbiamo capire chi sono queste forze. Vi sono molteplici interessi che alimentano la tensione e la violenza in Nigeria. È incredibile come Boko Haram riesca a condurre attacchi via via più sofisticati e coordinati non solo contro la popolazione civile ma anche contro gli agenti dello Stato. Sono attacchi condotti in maniera molto efficiente e con precisione". "Per questo dobbiamo guardare oltre le apparenze: esistente una rete sofisticata che recluta persone, le addestra e le arma per condurre questo tipo di attacchi" conclude l'Arcivescovo. (L.M.) (Agenzia Fides 21/1/2012)


martedì 27 dicembre 2011

NIGERIA: Strage di Natale e rischio terrorismo islamico

Non si placa l'odio religioso in Nigeria, neanche nel periodo di Natale.
Il gruppo estremista islamico Boko Haran ha rivendicato i tre attentati esplosivi contro chiese cattoliche durante le celebrazioni natalizie, che hanno provocato oltre 30 morti. 

Avevamo già parlato del pericolo per la Nigeria di una deriva islamica estremista e gli attentati di questi giorni confermano, se mai ce ne fosse bisogno i timori espressi. 

La Nigeria è uno dei paesi più estesi dell'Africa, è caratterizzato da varie differenze tribali che dividono la popolazione, ma è soprattutto la differenza di religione, in particolare tra cristiani e islamici, che si sta rivelando un ostacolo duro da superare per il Presidente Jonathan Goodluck e un problema difficile da affrontare per le forze di polizia nigeriane.

Come già avviene in altri paesi dell'Africa, anche in Nigeria l'odio religioso è un problema destinato ad estendersi, a causa di infiltrazioni di fondamentalisti che offrono mezzi e tecniche volti ad armare e radicalizzare gruppi islamici locali, come appunto Boko Haran.

Nonostante i vari, maldestri tentativi di combattere il fenomeno della radicalizzazione religiosa nell'ambito della lotta al terrorismo, attuati dagli "Stati Uniti & C." in tutto il mondo, scatenando guerre e con azioni militari segrete, sembra che i risultati siano ancora scarsi, tanto è vero che la Nigeria si sta trasformando nell'ennesimo paese a dover fare i conti con un terrorismo di matrice religiosa che si sta estendendo a macchia d'olio in tutta l'Africa e non solo.

Non a caso gli attentati si stanno intensificando alcuni mesi dopo le elezioni politiche.
L'ascesa al governo del presidente cristiano Goodluck, coadiuvato da una vicepresidenza islamica, sarebbe in grado di garantire una parità di diritti a tutte le specificità tribali e a tutti i gruppi religiosi. Purtroppo non sembra godere di alcuna approvazione da parte dei gruppi estremisti islamici che rifiutano ogni tipo di mediazione o dialogo. 

E' evidente che la parte più radicale dei fedeli dell'islam non riesce ad accettare alcun tipo di uguaglianza pretendendo una radicalizzazione totale del paese. 

Questo è il rischio a cui teoricamente sono sottoposte anche Libya, Egitto e Tunisia (per fare alcuni esempi) se delle ancora lontane elezioni democratiche, dovessero scaturire governi di coalizione in cui i radicali islamici non godessero di un posto privilegiato o venissero esclusi.  

mercoledì 7 settembre 2011

Nigeria: nuove violenze

Violenze e nuovi possibili fronti per il terrorismo islamico, la Nigeria potrebbe essere un candidato ideale ad una deriva estremista islamica senza una particolare attenzione da parte delle autorità governative a questa eventualità.

La Nigeria è un territorio molto vasto composto da varie etnie e tribù e da una popolazione divisa anche sotto il profiloa religioso tra islamici e cristiani. In entrambi i gruppi religiosi ci sono fazioni più o meno estremiste che prediligono la lotta armata al dialogo.
Max  
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AFRICA/NIGERIA - Nuove violenze in Nigeria, mentre si staglia l'ombra del terrorismo internazionale; "lo stato deve intervenire e siamo fiduciosi che lo farà" dice l'Arcivescovo di Jos

Jos (Agenzia Fides) - Almeno 14 persone sono morte nei dintorni di Jos, capitale dello Stato di Plateau, nella Nigeria centrale, negli ultimi 3 giorni. "Alcune famiglie sono state attaccate da un gruppo di pastori che in precedenza avevano subito il furto del loro bestiame" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos. "Si è trattato di una sorta di ritorsione nei confronti di coloro che erano sospettati di aver commesso il furto. Il fatto che la maggior parte degli allevatori della zona sia musulmana, aggiunge una componente religiosa a questi episodi, che però non è l'unica componente del problema" sottolinea Mons. Kaigama.
In precedenza un gruppo di musulmani che si era radunato in un'area abbandonata nel 2001 per celebrare la fine del Ramadan è stato attaccato da un gruppo autodefinitosi di cristiani (vedi Fides 30 e 31/8/2011). "Non so chi sia questa gente e a quale confessione appartenga" precisa Mons. Kaigama.
La situazione della sicurezza in Nigeria si è di recente aggravata anche per l'attentato contro la sede della Nazioni Unite nella capitale federale, Abuja, che ha provocato la morte di 23 persone (vedi Fides 27/8/2011). L'attentato è stato rivendicato dalla setta Boko Haram, attiva nel nord-est della Nigeria, ma che, finora, non aveva mai colpito in altre zone del Paese.
"Siamo ottimisti sul fatto che il governo nigeriano sarà in grado di far fronte al terrorismo" dice l'Arcivescovo di Jos. Secondo diversi esperti nell'attentato da Abuja vi sarebbe stato l'intervento di terroristi stranieri. "Mi sembra che le connessioni esterne siano evidenti, anche se siamo ancora nel campo delle speculazioni" dice Mons. Kaigama. "Qui non siamo di fronte ad appartenenti ai Boko Haram armati di archi e frecce, ma ad un livello più sofisticato di violenza. Attaccare la sede dell'ONU nel centro di Abuja non è un atto che i gruppi locali ai quali eravamo abituati possano fare". "È compito del governo e delle agenzia di sicurezza scoprire chi vi sia dietro a questi attentati e fino a dove si estendono le connessioni di chi li ha commessi" conclude Mons. Kaigama. (L.M.) (Agenzia Fides 6/9/2011)


mercoledì 8 giugno 2011

Nigeria post-elezioni vittima di attentati da parte di gruppi dissidenti

Anche la Nigeria come molti paesi africani sta vivendo una stagione di attentati e di estrema insicurezza, nel tentativo di riportare il paese ad una situazione di governabilità e legalità dopo anni di violenze dovute alle divisioni etniche e religiose.

La Nigeria è uno dei paese più popolosi dell'Africa. Come in quasi tutti gli stati africani la suddivisione tribale è continuo motivo di dispute che vanno oltre il dialogo ma si concretizzano in veri e propri scontri armati.

Si sommano a questo le differenze religiose, in particolare tra cristiani e islamici (oltre ad alcuni credi tribali locali) che, come in altre zone del mondo non danno tregua.

Dopo anni di colpi di stato militari e situazioni politiche instabili, dove i vari gruppi religiosi o etnici hanno avuto campo libero, finalmente la Repubblica Federale della Nigeria ha un nuovo governo non intervallato da un colpo di stato militare, scaturito dalle elezioni del 2007 dove. Il presidente eletto in quell'occasione fu, Mr. Umaru Yar'Adua, musulmano originario del Nord della Nigeria e il suo vice il cristiano Jonathan Goodluck hanno potuto dare inizio ad un periodo di ripresa del paese..

Proprio quest'ultimo fu chiamato ad assumere la presidenza pro tempore nel 2010 a seguito della grace malattia di Yar'Adua.

Alle recenti elezioni di Aprile 2011, Jonathan Goodluck è stato eletto Presidente della Nigeria e sembra fortemente intenzionato a riportare il paese a livelli di sicurezza accettabili e a combattere fermamente la corruzione dilagante, oltre che a governare in maniera democratica nel rispetto dei diritti di tutti. Un modo di governare propenso al dialogo con le parti e pronto ad ascoltare le esigenze di tutti.

Purtroppo la strada sembra dura. Sin dalle elezioni la Nigeria sta vivendo una stagione di attentati che indiscriminatamente colpiscono personaggi politici, stazioni di polizia e obbiettivi religiosi, in particolare le chiese.

La discriminazione su base etnica, ma soprattutto l'odio religioso sembra essere un ostacolo ancora grande da superare.


Link a recenti notizie dalla Nigeria:
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=36560&lan=ita

Links to recent news from Nigeria:
http://allafrica.com/stories/201106081066.html
http://allafrica.com/stories/201106080424.html
http://allafrica.com/stories/201106080755.html
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=29200&lan=eng
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