"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)
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domenica 18 maggio 2014

Egitto - El Quseir

Finalmente un po' di sole !!

A El Quseir, sulla costa del Mar Rosso, viveva una comunità di lavoratori italiani. 
2000 persone che lavoravano in una fabbrica di fosfati tutta italiana.
La fabbrica di fosfati di El Quseir fu poi nazionalizzata nel 1958 dal leader egiziano Nasser, per essere poi chiusa definitivamente nel 1993. 
Per molto tempo El Quseir è stato un porto importante per la vicinanza della località alle rive del Nilo. Da El Quseir si imbarcavano molti pellegrini musulmani egiziani che si recavano a La Mecca in Arabia Saudita. 












venerdì 23 agosto 2013

Cosa succede in realtà in Egitto ?



Ma guarda che cosa succede in Egitto !!!
Tra i morti e i feriti di cui parlano i nostri telegiornali probabilmente hanno contato anche questo tizio.
E dire che questo servizio è andato in onda su Al Jazeera.

La storia si ripete sempre a quanto sembra... 
ora in Egitto, poco tempo fa in Lybia e prima ancora in Bosnia...

L'importante sarebbe pagare qualche giornalista che dice la verità una buona volta...
e non solo ciò che la gente vuole sentire.

Allora inizieremmo ad avere un'idea più chiara di chi sono i buoni e chi invece i cattivi.


lunedì 20 agosto 2012

Scenario geopolitico e questione Mediorientale

Il neo eletto Presidente egiziano Mohammed MORSI si recherà in Iran per una visita ufficiale già fissata per il 30 Agosto in occasione di un meeting dei così detti "paesi non allineati". E' la prima volta che un leader egiziano si reca in visita all'Iran dal 1979 ed è un ulteriore segno di cambiamento in chiave islamica per l'Egitto e un potenziale indicatore di cambiamento della politica egiziana in politica estera. 

I rapporti tra i due paesi sono rimasti tesi sin dal lontano '79, anno della rivoluzione islamica in Iran (paese a maggioranza sciita) e anno in cui l'Egitto (fino ad oggi a maggioranza sunnita) siglò un trattato di pace con Israele. (A riguardo sembra interessante l'articolo del 19(08/2012, pubblicato da www.ilpost.it)

Contemporaneamente è difficile ignorare le dichiarazioni fatte nel giorno che segna la fine del Ramadan, dalla guida spirituale dell'Iran, l'Ayatollah Kamenei, che è tornato a parlare di Israele definendolo il tumore che affligge i popoli islamici (vedasi l'articolo relativo ad un'agenzia ANSA, pubblicato da www.unita.it)

In aggiunta, sembra che l'Iraq, paese in cui gli Stati Uniti hanno speso uomini, mezzi e denaro, in una guerra durata anni per liberare il paese dalla dittatura di Sadam Hussein, stia agevolando l'Iran nell'aggiramento delle sanzioni internazionali, commercializzando petrolio iraniano e favorendo l'ingerenza iraniana nel proprio tessuto economico, in particolare nel controllo di diverse banche, che permetterebbero all'Iran di svolgere operazioni finanziarie internazionali, possibilità che doveva essere interdetta proprio dalle sanzioni internazionali. (vedasi a proposito l'articolo pubblicato sul sito Voce della Russia, che a sua volta cita fonti del New York Times).

In un quadro del genere diventa evidente che la morsa attorno allo stato di Israele diventa sempre più stringente. Situazione che, nonostante la crisi economica, non può essere ignorata ancora a lungo neanche da Stati Uniti & Co. (Arabia Saudita e Turchia comprese da un punto di vista strategico e di alleanze). 

Questa attenzione occidentale alla questione mediorientale fa automaticamente tornare alla memoria i recenti progetti militari occidentali contro l'Iran, minati dalla situazione caotica della Syria, altro paese che potrebbe essere interessato ad un eventuale conflitto, mantenendo buoni rapporti con l'Iran nonostante i disordini interni, e anche dai rapporti tra Iran ed Egitto, da oggi in vai di ridefinizione e probabilmente in via di stabilizzazione. 

Nonostante l'argomento trattato presenti molti ulteriori aspetti e lasci spazio a innumerevoli spunti di approfondimento, è certo che la politica internazionale e la pace in Medioriente, sono ad oggi più che mai legati ad un filo.
Max

martedì 14 agosto 2012

EGITTO: periodo transitorio ancora incerto

Dopo le innumerevoli proteste costate la vita a molti manifestanti, l'Egitto sembrava aver trovato un modo per riprendere la via verso la democrazia con l'elezione del Presidente Mohamed Mursi. Un cammino mediato dalle proteste di piazza, dall'egemonia delle forze armate, eredi di Mubarak e le forze politiche islamiche.

Le recenti scelte dal Presidente Mursi di sostituire contemporaneamente i vertici dell'esercito, rimpastare il governo e di assumere in persona il potere legislativo, pur non avendo apparentemente suscitato grandi proteste, potrebbero far storcere il naso alle minoranze religiose, il cui peso è stato fino ad ora marginale, ma anche a svariate fazioni dell'esercito, che da ora devono considerarsi molto ridimensionate nell'esercizio del potere, rispetto al recente passato. Inoltre va considerata l'ipotesi di una deriva estremista islamica che potrebbe pregiudicare anche i rapporti internazionali dell'Egitto con autorevoli vicini. Per ultima va considerata l'ipotesi di un potere troppo accentrato, ancora una volta, nelle mani di un solo uomo. 

L'Egitto si trova ancora in un periodo transitorio molto sensibile. A nostro avviso la situazione politica dell'Egitto è per adesso, lontano dal trovare una propria stabilità. Il rischio che forme di protesta si possano rinvigorire rimane più che mai attuale.
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AFRICA/EGITTO - Rimpasto governativo: il Presidente Mursi consolida il suo potere


Il Cairo (Agenzia Fides)- il 12 agosto il presidente egiziano Mohamed Mursi ha ordinato un rimpasto del governo, che ha portato al pensionamento del Ministro della Difesa, il Maresciallo Hussein Tantawi, considerato finora "l'uomo forte" dell'Egitto post Mubarak. 
Il Presidente Mursi ha nominato Abdel Fattah al-Sisi come nuovo Ministro della Difesa e Sidki Sobhi come Capo di Stato Maggiore e il giudice Mahmoud Mekki come Vice-presidente.
Il Capo dello Stato ha anche deciso di assumere il potere legislativo, invertendo il decreto costituzionale formulata dal Consiglio Militare nel mese di giugno (20/6/2012). L'Assemblea legislativa era infatti stata sciolta da una sentenza della Corte Costituzionale (vedi Fides 15/6/2012) e il Consiglio Militare si era assunto il potere legislativo.
Mursi si è infine attribuita la facoltà di formare una nuova Assemblea costituente per riscrivere la Costituzione, se quella in vigore dovesse incontrare ostacoli insormontabili nella sua applicazione.
Una fonte militare, citata dalla tv di Stato ha negato che vi siano state reazioni negative da parte delle forze armate per la decisione del Presidente Mohamed Mursi di dimettere il Maresciallo Tantawi. (L.M.) (Agenzia Fides 13/8/2012)


Source: www.fides.org

domenica 5 febbraio 2012

EGITTO: All'interno della protesta di Piazza Tahrir si sono infiltrati gruppi violenti

Si complica la situazione in Egitto, adesso diventa difficile capire chi è dalla parte della ragione e chi dalla parte del torto.

La protesta di Piazza Tahir si sta trasformando lentamente da un emblema contro la dittatura ad una protesta violenta senza più ragione di esistere. 

L'entusiasmo e la voglia di protesta per la libertà inscenata in un primo momento, oramai mesi e mesi fa, sta lasciando il posto ad una manifestazione di violenza e a proteste portate avanti da gruppi diversi e per ragioni diverse, che hanno in comune solo il modo violento di manifestare senza fare proposte concrete.

Ci saranno anche gruppi che fomentano la folla, ma il successo di questi gruppi nel creare il caos, è direttamente proporzionale alla mancanza di comprensione dei problemi reali da parte della gente che protesta. 

Con i progressi verso l'elezione di un governo "democratico", l'Egitto inizia a somigliare un po' all'Italia, dove si protesta e si sciopera per i motivi più disparati, con continue infiltrazioni da parte di gruppi anarchici o estremisti, sempre per dire che ciò che viene fatto dalle istituzioni non va bene, ma senza formulare alcuna proposta alternativa, sfociando regolarmente nella violenza.
Max
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AFRICA/EGITTO - All'interno della protesta di Piazza Tahrir si sono infiltrati gruppi violenti

Il Cairo (Agenzia Fides) - "Dopo la preghiera del venerdì si vedrà se vi saranno altri scontri. La sensazione è che purtroppo vi saranno nuovi scontri" dicono all'Agenzia Fides fonti locali dal Cairo, dove ieri ci sono stati degli scontri di fronte al Ministero dell'Interno. Sempre ieri, 2 febbraio, a Suez due manifestanti sono rimasti uccisi e 30 feriti, nel corso della protesta per i 74 morti di due giorni fa a Port Said, al termine di una partita di calcio (vedi Fides 2/2/2012).
"Oggi i giovani di Piazza Tahir non sono più del tutto gli stessi rispetto a quelli che hanno avviato la rivoluzione che ha portato alla caduta di Mubarak, un anno fa" spiegano le fonti di Fides. "Nella protesta di Piazza Tahrir ormai sono associate componenti più violente e disilluse sulle prospettive future del Paese. All'interno dei gruppi che scendono in piazza a protestare vi sono inoltre persone che sono state segnate dalla rivoluzione: chi ha perso dei familiari, altre sono state ferite o hanno subito lesioni gravissime. Si è quindi creata una spirale di vendetta, anche perché coloro che hanno guidato la repressione sono ancora al potere"
"Non si può infine escludere la presenza di provocatori per creare disordine" continuano le fonti. "È un vecchio trucco: più si crea la percezione del caos e più la gente è disponibile ad accettare una restrizione delle libertà civili pur di avere garantita la sicurezza. Questo per permettere l'estensione della legislazione d'emergenza che offre ampi poteri ai militari, che ancora controllano il potere esecutivo".
In questo quadro se i Fratelli Musulmani, che hanno già vinto le elezioni per la Camera Bassa, vinceranno anche al Senato, come probabile, forse vedranno un loro candidato diventare Capo dello Stato, quindi si preparano a governare il Paese. "Guardando il sito dei Fratelli Musulmani - spiega la nostra fonte - si vede che loro si dissociano dalle violenze e tendono di nuovo a riproporre le vecchie interpretazioni secondo le quali i disordini sono provocati da 'mani straniere'. È un modo per dire che chi è contro il governo è un traditore della patria. Comunque la fratellanza, non essendo ancora al governo, si trova in una posizione mediana tra l'esercito e il resto della popolazione" concludono le fonti di Fides. (L.M.) (Agenzia Fides 3/2/2012)


mercoledì 23 novembre 2011

EGITTO: Infuria la protesta e aumentano i morti


In Egitto si registrano ancora morti tra i manifestanti di Piazza Tharir, in piazza per chiedere riforme democratiche. Nonostante il clamore suscitato sui media internazionali, il milione di manifestanti non rappresentano che una minima parte della popolazione. Se è vero che in tutto il resto del paese la vita prosegue normalmente, perché il regime militare dovrebbe reprimere nel sangue manifestazioni che possono essere altrimenti controllate?

Quali sono le vere richieste dei manifestanti? Chi c'è dietro l'organizzazione di un così grande movimento di piazza, solidale, unito, perseverante e coordinato ma che non rispecchia il punto di vista di tutte fazioni in causa?

Le manifestazioni di piazza in Egitto non hanno più l'aspetto di una aggregazione spontanea, quanto assumono le sembianze di un teatrino diretto ad arte da qualcuno che per adesso rimane nell'ombra, all'insaputa della folla.

Da parte del regime non sarebbe certo saggio reprimere la manifestazione nel sangue se non si trattasse di una mossa inevitabile. Perché focalizzare sul regime una così negativo clamore da parte dei media internazionali?

Si tratta quindi di una misura estrema, senza possibilità di scelta da parte del regime egiziano o della solita informazione distorta che non riflette la realtà dei fatti?

Informazioni. La cosa più preziosa dell'oro. Informazioni obiettive e non pilotate. Di questo abbiamo bisogno per capire cosa sta realmente accadendo in Egitto. I giornali e i telegiornali non bastano, servono solo a darci la loro versione dei fatti e nel migliore dei casi a farci intravedere che qualche cosa non torna in quello che ci riferiscono.
Appare quindi difficile, in questo momento, prevedere quale sarà il futuro dell'Egitto, stabilire in modo obiettivo chi ha ragione e chi ha torto, conoscere la verità.

Per quanto riguarda le vittime della repressione di piazza, ci dispiace sapere che innocenti e ignari manifestanti perdano la loro vita invano, inconsapevoli di essere pilotati ad arte per motivi diversi da quelli per cui credono di lorrate.
Max
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AFRICA/EGITTO - "Pallottole vere, proiettili di plastica in pieno volto, persone morte per i gas": testimonianza da piazza Tahir

Il Cairo (Agenzia Fides) - "La battaglia a piazza Tahrir sta ancora continuando. È una piccola guerra civile" dice all'Agenzia Fides una fonte della Chiesa dal Cairo, che per motivi di sicurezza non desidera essere citata. "La cosa paradossale è che la maggioranza dell'Egitto va avanti come niente fosse mentre nelle aree coinvolte negli scontri, si vive un clima da guerra civile. Dico questo perché la polizia, che dovrebbe essere una forza neutrale per controllare che la protesta rimanga pacifica, è intervenuta per reprimerla usando per di più metodi veramente brutali" dice la nostra fonte. "La polizia spara sulla folla usando munizioni letali, non solo pallottole di plastica, che comunque, ne sono testimone, sono state sparate sui volti delle persone, diverse delle quali hanno perso uno o entrambi gli occhi. Si nota inoltre un uso di gas lacrimogeni diversi da quelli usati in passato, alcuni di colore bianco, altri di colore blu. Alcune persone sono morte per asfissia provocata da questi gas. Chi è sceso in piazza è il gruppo originario della protesta del 25 gennaio (che poi ha costretto alle dimissioni di Mubarak). I Fratelli Musulmani si sono dissociati dalla protesta. Purtroppo non appare esistere una parte terza, neutrale, che possa mediare tra i dimostranti e il potere militare" conclude la fonte di Fides. (L.M.) (Agenzia Fides 23/11/2011)

English Version: http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=30406&lan=eng

Source: www.fides.org

martedì 22 novembre 2011

Egitto: militari e proteste, terroristi e ingerenze esterne

Ancora non ci siamo, ancora non va bene o almeno non stiamo andando nella direzione giusta. A dirlo sono i fatti, non sono opinioni politiche di fazione o di parte.

In Egitto per esempio il popolo continua a chiedere una svolta democratica mentre al potere c'è ancora un regime militare. Il dittatore Moubarak è stato cacciato ma i militari fanno ancora il bello e il cattivo tempo, tanto che nei giorni appena trascorsi ci sono stati almeno 20 morti tra i manifestanti.

Quale sarebbe l'alternativa alla restaurazione di un regime militare o al naturale sviluppo delle cose fondato sulle richieste e le proteste della gremita folla di Piazza Tharir?
Non abbiamo certamente buoni esempi che arrivano da altri paesi dove i rispettivi regimi sono stati sovvertiti da movimenti rivoluzionari fomentati e appoggiati da governi stranieri, annientati da guerre scatenate da americani, inglesi e francesi o creati da qualche pensata folle dell'ONU.

In Somalia ad esempio è ancora in carica un governo di transizione voluto dall'ONU, che è composto dagli ex signori della guerra e che nonostante tutto l'appoggio di truppe internazionali e soldi internazionali, non riesce a governare per via del movimento islamico Al-Shabaab che spara all'impazzata ma la cui sconfitta significherebbe meno fondi internazionali e meno soldi da far sparire.
La gente? La gente in Somalia cerca di sopravvivere e molti non ce la fanno.

Afghanistan, dove Karzai, leader prediletto della politica americana, asceso alla presidenza grazie agli appoggi USA, è ancora al potere/regime nonostante i brogli alle ultime elezioni politiche. Non importa se i familiari di Karzai gestiscono il traffico di eroina diretto in tutto il mondo e specialmente in Europa.

Kosovo, dove dopo avere abbattuto Milosevic e la Jugoslavia, adesso governa un criminale di guerra, pupillo della stessa politica di ingerenza degli Stati Uniti, che appoggia le scelte americane in cambio di potere e impunità, anche se è accusato di traffico internazionale di organi illegalmente espiantati a prigionieri di guerra e di innumerevoli traffici tra armi e droga, oltre alle tangenti sugli appalti pubblici che fanno finire in fumo gran parte dei soldi che la comunità internazionale sperpera in Kosovo.

Libya, dove sotto la bandiera dei diritti umani e l'avallo dell'ONU, francesi, inglesi, americani e purtroppo, anche italiani, hanno bombardato tutto il bombardabile, uccidendo Gheddafi, freddato da un colpo alla testa, senza processo, senza possibilità di difesa. Qui ci sono le solite aspettative ipocrite, ovvero creare un governo democratico esportando la nostra forma di democrazia. Purtroppo non ci si può aspettare nulla di meglio rispetto a Kosovo o Afghanistan. Già adesso la disputa per il potere coinvolge tutti i detrattori di Gheddafi, tutti quelli che hanno avuto promesse dall'occidente prima della caduta del regime e tutti i movimenti fondamentalisti islamici. 
Qualche broglio elettorale porterà a scegliere il leader più adatto alla politica dell'occidente, dopodiché ci saranno da sedare solo alcune rivolte di piazza. 
La popolazione libica? Quella non fa parte di alcun progetto.

Speriamo che almeno l'Egitto riesca ad evitare ingerenze esterne e risolva i propri problemi da solo. Solo così avrà il governo che merita, nella forma più appropriata e che sia in grado di governare la propria gente senza dipendere da paesi stranieri e lontani.

giovedì 13 ottobre 2011

Egitto: "Una crisi che nasce da lontano" | Agenzia FIDES

A mio avviso un ottimo riassunto della situazione attuale in Egitto, con conclusioni relative alla comunità internazionale condivisibili e valide non solo per l'Egitto ma per molti paesi nel mondo. 
Max
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Il Cairo (Agenzia Fides) - "Negli anni di Mubarak si è approfondito il divario e l'odio tra le varie fazioni" dice all'Agenzia Fides p.Luciano Verdoscia, missionario comboniano che da molti anni vive ed opera al Cairo, in cui si vive una calma tesa dopo la violenta repressione della manifestazione dei copti, che ha provocato decine di morti e centinaia di feriti. I copti protestavano contro la demolizione, a fine settembre, di una chiesa nella provincia di Aswan, nell'Alto Egitto (vedi Fides 10/10/2011).
Secondo p. Verdoscia per capire le ragioni profonde della discriminazione dei cristiani e del diffondersi di gruppi fondamentalisti bisogna guardare alla storia dell'Egitto degli ultimi 30 anni. "Non lo dico io, ma sono analisi che ho ascoltato da diversi commentatori locali" sottolinea il missionario, che spiega: "prima di Sadat non è che ci fossero le profonde divisioni che troviamo ora. A cominciare dalla presidenza di Sadat nei primi anni '70 si sono prodotte le divisioni settarie. Questa tendenza si è approfondita sotto Mubarak anche per l'influenza dei wahabiti provenienti dall'Arabia Saudita. Il governo dell'epoca ha giocato con questi gruppi, a volte reprimendoli, altre volte lasciandoli liberi di agire, soprattutto a livello sociale".
"La situazione è quindi complessa" prosegue p Verdoscia. "Non si può dare un'unica chiave di lettura. L'islam, che per molti aspetti è già una religione ideologica, viene ideologizzato più del dovuto, in un contesto sociale nel quale una gran parte della popolazione vive nell'ignoranza ed ha come unico riferimento identitario la religione. A tutto questo si aggiungono le strumentalizzazioni politiche, soprattutto in vista delle prossime elezioni".
Attualmente l'Egitto è governato da un Alto Consiglio militare al quale i copti imputano di non saperli proteggere, anzi di aver scatenato la repressione nei loro confronti. "Occorre ricordare che ai cristiani non è stata data la possibilità di accedere alle alte cariche militari, a parte rarissimi casi nelle alte sfere della polizia" sottolinea p. Verdoscia. 
Il missionario richiama inoltre le responsabilità dell'occidente. "L'occidente ha ben chiaro il principio del rispetto delle minoranze, ma rimango stupito che nessuno intervenga quando vi sono predicatori islamici che diffondono proclami che istigano alla violenza e che sono contro la libertà di coscienza. Questo naturalmente vale anche nel caso contrario, di chi, proclamandosi cristiano, alimenta l'odio contro i musulmani".
"Purtroppo temo che i governi occidentali siano interessati a preservare i loro interessi economici a scapito dei diritti delle persone. Quindi non hanno la forza etica di denunciare le discriminazione nei confronti delle minoranze dei Paesi medio-orientali" conclude p. Verdoscia. (L.M.) (Agenzia Fides 11/10/2011)


domenica 3 luglio 2011

EGITTO, una testimonianza diretta | Agenzia FIDES

Le testimonianze dirette sono sempre utili a capire le dinamiche in atto, soprattutto se si tratta di testimonianze non faziose e riferite da persone che sono al corrente della realtà dei fatti.

Esclusi quindi la maggior parte degli eclatanti servizi televisivi che più che alla notizia tendono al "gossip", quella che segue ci sembra una testimonianza utile a comprendere la situazione di Piazza Tahrir.
Max

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AFRICA/EGITTO - Piazza Tahrir torna a riempirsi di dimostranti. A Fides l'opinione di un missionario

Il Cairo (Agenzia Fides) - Migliaia di persone hanno dimostrato ieri, 1° luglio, in piazza Tahrir al Cairo per chiedere che vengano portati a termine i processi contro chi ha ordinato la violenta repressione della rivoluzione di gennaio e febbraio, e per dare sostegno alle famiglie delle circa ottocento persone che hanno perso la vita durante gli scontri violenti che hanno preceduto la caduta del Presidente Mubarak. La dimostrazione non è stata turbata dagli incidenti come accaduto il 28 giugno, quando mille persone rimasero ferite negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza.
"Vi sono diverse interpretazioni su questi incidenti" dice all'Agenzia Fides p. Luciano Verdoscia, missionario comboniano che vive ed opera al Cairo. "Da parte dei dimostranti si accusa l'attuale governo militare di essere un residuo del vecchio regime e di usare gli stessi metodi intimidatori per sopprimere e mettere in cattiva luce l'opposizione. Altri invece affermano che tra i manifestanti di piazza Tahrir si sono infiltrati elementi fondamentalisti, forse provenienti dall'estero"
Secondo p. Luciano "i giovani di piazza Tahrir sono impazienti, perché ritengono che il governo si inventi delle scuse per rimandare i processi nei confronti dell'ex Presidente Mubarak e del suo entourage, in particolare dell'ex Ministro degli Interni, ritenuti responsabili degli eccidi commessi al momento della rivoluzione di questo inverno. Allo stesso tempo, invece, vengono processati in via diretta i manifestanti che si sono resi responsabili di disordini o di reati comunque minori, se non insignificanti, durante questo periodo di transizione. Sembra quindi che il governo militare usi la legge marziale per giudicare questi casi e invece, per quanto riguarda le accuse contro i rappresentanti del vecchio regime, i processi sembrano andare molto a rilento".
Le recenti dimostrazioni, secondo il missionario, devono essere inserite nel contesto nel quale vive l'Egitto. "Si vive un momento di stasi e di attesa" afferma p. Luciano. "Vi sono dei ripensamenti sugli ultimi momenti: c'è chi dice che in Egitto è in atto una vera rivoluzione ed altri, invece, che sono più scettici e ritengono che il Paese non sia ancora pronto per le votazioni. Si vive tra l'entusiasmo del cambiamento, con la prospettiva di dare vita ad una democrazia matura e ad una società più giusta, e le paure dell'incertezza del pericolo che i gruppi fondamentalisti, che sono i più organizzati, possano avere una voce forte nella riorganizzazione della società" conclude il missionario. (L.M.) (Agenzia Fides 2/7/2011)


mercoledì 29 giugno 2011

L'avevamo già detto e ora ci siamo

Non serve a nulla dire che lo avevamo già detto, ma se lo avevamo detto noi, chi sa perchè non ci hanno pensato anche gli addetti ai lavori...

In Egitto sono riesplose le manifestazioni contro l'attuale giunta militare in carica, che è salita al potere dopo la cacciata di Moubarak.

I motivi sono gli stessi che chiedevano la caduta del regime: riforme. E le riforme non arrivano, addirittura sembra che l'attuale leader, ex Ministro della Difesa di Moubarak, Mohammed Hussein Tantawi, stia ostacolando il processo di riforma.

Con tutto ciò la repressione contro i manifestanti sembra addirittura più violenta di quella che aveva messo in atto Moubarak, alcune fonti riferiscono di oltre 1000 feriti, 180 solo nella giornata di oggi. 

Come avevamo anticipato (rivoluzioni-proteste-e-guerrela-solita-storia-di-sempre) nell'ultimo mezzo secolo in Egitto ha sempre comandato un regime militare. Cacciare il dittatore, Moubarak, per accoglierne un altro militare dietro la promessa di riforme in 6 mesi, non garantisce alcun passo avanti verso nessuna forma di democrazia. 

Adesso la piazza si trova a dover combattere di nuovo per gli stessi motivi per cui combatteva alcuni mesi fa, si tratta di una amara presa di coscienza che ancora una volta viene pagata con il sangue dei manifestanti.

Comunque il processo di riforma in Egitto non si limita alla transizione da un regime militare ad una nuova forma di governo, l'Egitto è un paese sensibile a livello internazionale sia per il suo coinvolgimento nel processo di pace in Medioriente per i suoi confini con lo stato di Israele, sia per la sua tendenza a produrre un gran numero di fondamentalisti islamici. 

Soprattutto per questi motivi l'attenzione sul processo di transizione deve rimanere alta da parte di chi governa e la transizione deve essere gestita da chi fa parte di quel paese e lo conosce bene, per evitare che l'Egitto cada nelle mani di Al Qaeda e del fondamentalismo.

Per questo è bene che l'Egitto gestisca gli accadimenti di questi ultimi giorni senza retorica e senza intromissioni esterne o da parte di pacifisti di turno.

lunedì 14 febbraio 2011

Egypt: The Distance Between Enthusiasm and Reality | STRATFOR


Egypt: The Distance Between Enthusiasm and Reality is republished with permission of STRATFOR.
From: www.stratfor.com

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Moubarak has resigned leaving power with the Egyptian Army.
It looks like an achievement for the crowd that was protesting against the regime, but...
In reality the present situation gave much more power to the militaries and not to the people.
The crowd has got just a promise of new elections in six month time.
Now it's up to the Military Leaders to keep the promise... Six month can be a long time... Many things can still change.

martedì 8 febbraio 2011

The Egypt Crisis and the Strategic Position of Israel and the Middle East



Egypt, Israel and a Strategic Reconsideration is republished with permission of STRATFOR.


Events in Egypt have been always important for many other countries at a strategic level.

This article is a STRATFOR intelligence report with a very Interesting strategic evaluation regarding the position of Israel and the Middle East in connection with the Egypt crisis.


From: www.stratfor.com

mercoledì 2 febbraio 2011

The Egypt Crisis in a Global Context: A Special Report | STRATFOR



The Egypt Crisis in a Global Context: A Special Report | STRATFOR

Link to a detailed and very interesting STRATFOR report on the Egypt crisis, the role of President Moubarak and related geopolitical implications, to better understand the on going crisis.

From www.stratfor.com