"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)
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venerdì 13 aprile 2018

Signore e Signori.... entra in scena Macron !!!


"Molti uomini, come i bambini, 
vogliono una cosa ma non le sue conseguenze"
Josè Ortega Y Gasset
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Non c'è niente di più pericoloso di leader politico in cerca di fama personale. E' il caso Macron.

La scusa americana delle armi chimiche per attaccare nuovamente la Syria, come al solito è giustificata da "intelligence" che paventerebbero prove sull'uso di armi chimiche. Trattandosi sempre dello stesso copione oramai da decenni, già faceva sorridere il fatto che tali intelligence venissero da fonti americane, le stesse fonti che collocavano armi chimiche mai esistite nell'Iraq di Saddam Hussein. Insomma, uno spettacolo già visto che non fa più il tutto esaurito.

Sarebbe stata la solita truffa già vista e già smascherata in passato, che diventa difficile propinare di nuovo all'opinione pubblica mondiale, nonostante l'efficientissimo strumento della propaganda occidentale.

Ed ecco la mossa a sorpresa! Trump ha trovato un nuovo alleato che può mentire al mondo al posto suo ed inventarsi "informazioni attendibili" sulle armi chimiche che avrebbe usato Assad contro i ribelli e contro ogni logica bellica, politica e strategica.

Attenzione, attenzione! Entra in scena Macron signore e signori!
E' arrivato il presidente francese che dopo aver messo una "barchetta" nello scacchiere del "Risiko Mediterraneo", accanto a quelle di Trump e ai sommergibili della signora May, si sta facendo carico delle prove a carico della leadership Syriana dando il "la" alla guerra e finalmente trovando il mezzo per mettersi in mostra a livello internazionale come a suo tempo il suo predecessore Sarkozy in Lybia.

Ha finalmente trovato un palcoscenico per farsi vedere da tutti e dal quale vuol farsi carico di una importante incombenza internazionale: produrre le prove, al posto degli americani, ed affermare che in Syria sono state usate armi chimiche, decretando così l'apertura delle danze e scatenando l'ennesima guerra mediorientale ma di portata mondiale, solo per avere il proprio momento di gloria, il proprio posto al sole e nei libri di storia.

Bravo Macron! Dopo vari fallimenti e figure imbarazzanti in politica internazionale, a causa del solito complesso di inferiorità nei confronti della Germania, stessa sindrome di cui soffriva Sarkozy (ricordiamo che il presidente francese Macron aveva recentemente proposto di mediare una pace tra curdi e turchi, proposta rimandata al mittente in malo modo; ha poi tentato di "invadere" Bardonecchia con le proprie guardie di confine per identificare dei migranti e minacciare dei cooperanti), Macron ha finalmente trovato la scusa per togliersi i panni del bambino e diventare grande agli occhi dell'Europa e del mondo: aprire il sipario sui bombardamenti della Syria.


Attenzione però. Diventare grande con le mani sporche di sangue di solito porta con se delle conseguenze. Forse sarebbe meglio aspettare che il tempo faccia il suo corso, per diventare grande e saggio, senza pesi insormontabili sulla coscienza, come quello di aver scatenato una nuova, inutile e imprevedibile guerra fondata su bugie. 
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Alcuni articoli  suil'argomento:

mercoledì 11 aprile 2018

Ancora minacce di bombardamenti contro la Syria.... e sempre con le stesse scuse....

Fino a quando la guerra la fa' l'America nessuno dice niente, anche i giornali ci vanno leggeri, come se i morti fatti dagli americani e dai suoi alleati contassero meno degli altri. Fosforo, claster bombs, mine, bombardamenti di settimane. Per loro è tutto legale, per gli altri no; per i siriani e i russi, come a suo tempo per i serbi, per gli iracheni, fino a quando erano nemici, la guerra deve tassativamente seguire delle regole come se si trattasse di una partita di Risiko.

(La mappa è quella di un articolo de' il Sole 24 Ore del  10.04.2018 che 
sembra la più eslicativa per mostrare quali sono le forze in campo  o  
deve si combatte al 9.04.2018)

Finalmente, dopo anni di battaglie, il problema ISIS a suo tempo creato dalle amministrazioni americane succedutesi negli anni, non ultima quella del Premio Nobel per la Pace Barak Obama, sta per essere risolto.

Finalmente il legittimo leader siriano Bashar Al-Assad sta sconfiggendo le ultime resistenze di ciò che rimane dello stato islamico, insediatosi in territorio siriano.

In questi giorni la storia si ripete. Come al solito gli americani tentano di giustificare l'ennesimo intervento in Siria spacciandosi per i paladini della giustizia contro l'uso di armi chimiche.

Armi chimiche? Ma dove sono? E soprattutto chi le sta usando e contro chi? Come al solito nessuno dice (o lo dicono in pochi) che l'uso di armi chimiche da parte della Syria, sarebbe un atto controproducente. Perché usasse armi chimiche in una guerra praticamente vinta? Per inimicarsi ancora una volta l'America che si sta finalmente ritirando?

Come a suo tempo avvenuto in Iraq, in Bosnia e in tutte le guerre jugoslave, gli americani cercano delle scuse per fare le proprie guerre di interesse, da loro stessi fomentate e scatenate in paesi a loro non allineati.

Le scuse le cercano e le trovano gli americani, anche costruendo "intelligence" e informazioni non verificate o del tutto false. Ricordiamo il caso emblematico Iraq, con le armi chimiche di Saddam che solo dopo anni e dopo una guerra, si è capito non essere mai esistite.

Cambia l'area geografica o il paese straniero coinvolto ma non cambia il copione. Americani in prima linea sulla base di informazioni prodotte dai loro poco attendibili servizi di intelligence, l'alleato inglese sempre pronto a dare manforte e la Francia del neo presidente Macron in cerca di gloria e affermazione internazionale a discapito di chiunque gli passi a tiro.

Spero che l'Italia non si faccia coinvolgere per l'ennesima volta in un crimine come sarebbe l'ennesimo bombardamento della Syria. Spero che almeno per questa volta si riesca a pensare autonomamente e non lasciarsi trasportare dalla corrente europea ciecamente pro americana e priva, come sempre, di qualsiasi strategia a livello esterno.

Ora che l'ISIS non sembra più in grado di realizzare la minaccia di creare uno stato canaglia, pericoloso per tutti, lasciamo che in Syria le cose ritrovino il loro normale e duraturo ordine; sarebbe il caso di astenersi da interferenze motivate solo da ragioni ipocrite e soprattutto senza che l'America allunghi nuovamente i tempi di una guerra che ha già visto troppi morti.

Confidiamo fiduciosi nel buon senso di Trump che, nonostante continui a gridare la propria aggressività sui social networks, sembra nei fatti il Presidente americano con il maggior buon senso (oppure senza una vera e propria visione sul da farsi), rispetto a tutti i suoi predecessori che di guerre ne hanno scatenate coscientemente a non finire in tutto il mondo.


Trump ha addirittura trovato un equilibrio con la Korea del Nord  (non grazie a lui ma fortunatamente su iniziativa della sua controparte Kim Jong Un). Speriamo che il buon senso (o la sua mancanza di visione strategica) continuino a prevalere nel presidente americano e finalmente decida di dedicarsi ad altro, anziché a fomentare guerre come hanno fatto i suoi predecessori.

domenica 25 febbraio 2018

Syria: Un po' tardi per cessare il fuoco ?

Ancora una volta sembra di leggere un libro di storie impossibili, fantascianza. Ancora una volta l'ONU si è fatto portavoce di cause perse e nel modo sbagliato.

L'ennesima decisione priva di senso riguarda ancora una volta la Syria.

La Siria ha affrontato negli ultimi anni una rivoluzione interna ad opera di terroristi affiliati ad Al Qaeda e poi dell'ISIS, rivoluzione interna finanziati dall'America di Obama per destabilizzare il medio oriente sciita, in particolare Syria e Iran, fino a quando l'avvento dell'ISIS non ha spaventato gli stessi americani, come del resto era già successo in passato con l'avvento di Saddam Hussein in Iraq e poi con Osama Bin Laden in Afghanistan.  

In aggiunta la presa di potere dell'ISIS e la presa del controllo del territorio in parte del debole Iraq e in zone ribelli della stessa Syria, è stata facilitata proprio da un paese amico degli Stati Uniti come la Turchia che contrariamente all'embargo, acquistava il petrolio caduto nelle mani del califfato, finanziando l'acquisto di risorse belliche che chi sa da dove arrivavano? (Io su questo un'idea ce l'avrei)

Se il piano americano del premio Nobel Barak Obama fosse andato in porto, oggi la Syria sarebbe un altro paese come l'Afghanistan o come la Libya, un luogo in preda a bande rivali in lotta per il potere, succedute ad un governo non allineato alla politica americana e allo stesso tempo non più allineato a niente tranne cha al caos più totale. 

L'intervento russo, e quello iraniano per quanto "sotto traccia",  ha portato poi ad un bilanciamento di forze e ad un ristabilire i ruoli tra buoni e cattivi, con il conseguente obbiettivo di sconfiggere i terroristi dell'ISIS. 
Non dimentichiamo che il primo fronte anti ISIS era stato tenuto eroicamente dai combattenti curdi, ultimo baluardo della resistenza in Iraq, ma anche nemico storico-politico della Turchia. 

Alla fine, le forze della coalizione Curda, Russa, Iraniana, con un appoggio fittizio americano/iraqeno e con la Turchia che sulla carta doveva allinearsi ma in pratica bombardava le truppe siriane e curde favorendo i terroristi, giungiamo finalmente ai giorni nostri; giorni in cui l'ISIS è stato debellato almeno come pseudo stato, la Syria ha quasi debellato la ribellione interna di tribù vendutesi ad Al Qaeda, dietro la promessa di parti del territorio siriano dopo l'auspicata caduta di Assad.

In questi giorni è in corso l'offensiva finale di Assad proprio contro le ultime sacche di ribelli, sono in corso operazioni volte ad eliminare definitivamente il problema e ristabilire l'ordine entro i confini del territorio siriano.
Non solo, in questo stesso periodo, la Turchia sta ancora perseguendo la propria politica di ingerenza nei confronti della popolazione curda, popolo a cui una terra è da sempre stata negata e il cui riconoscimento è fortemente osteggiato proprio dalla turchia. 

Non dimentichiamo che la minoranza curda della Turchia è sempre stata ghettizzata con il silenzio di tutta la comunità internazionale, incluso il paladino dei diritti di tutti, il premio Nobel Barak Obama.

Benissimo in questo scenario in cui la Siria sta normalizzando la propria situazione, eliminando teroristi che si fanno scudo dei loro bambini, arriva l'ONU che esternamente vorrebbe imporre un cessate il fuoco di un mese.

Ma in base a quale criterio? Per far riorganizzare i terroristi e poi continuare ad ammazzare gente civile?
Ma in base a cosa l'ONU s muove adesso e non lo ha fatto in modo incisivo quando era il tempo. Diciamo la verità: ancora una volta il "grande fratello" americano dopo non essere riuscito ad eliminare Assad e smembrare la Syria così come la conosciamo, sta giocando le ultime carte a sua disposizione al tavolo dei diritti umani e dell'ipocrisia, coinvolgendo l'ONU in decisioni che non possono essere imposte dall'ONU stesso, ma che giustificano futuri "interventi armati di pace" ad opera di qualche paese porta bandiera dei diritti umani, dicasi America!

La vera tragedia è che in realtà ci sono civili e bambini che in Syria, in questo momento, muoiono sotto gli attacchi armati di qualcuno. 
Non dimentichiamo però che il sangue di questi bambini, fosse anche uno solo e non centinaia come dice la propaganda mediatica, ricade non solo su Assad che bombarda, ma ricade su tutti quanti fino ad ora, hanno fomentato la guerra siriana.
Parte della colpa per quelle vittime ricade su tutti; su chiunque poteva fare qualche cosa al momento giusto ma non lo ha fatto, aspettando di votare un cessate il fuoco in maniera maldestra e tardiva in tipico stile ONU.
Parte della colpa, davanti a Dio, ricadrà anche su di me che con queste poche righe, sto in qualche modo giustificando le violenze che si consumano in Siria in questi ultimi giorni.

Che Dio ci perdoni.

mercoledì 15 giugno 2016

La NATO nuovamente "fuori tema"...

Certo si rimane allibiti!

Con tutti i problemi che ci sono nel mondo e con tutti i morti e distruzione che sta provocando il così detto califfo dell'ISIS, sia in Medio Oriente che in Africa, cosa fa la NATO? 
Ancora una volta, rivolge il prioprio occhio minaccioso al nemico di sempre, la Russia.

E' di questi giorni la propostadei vertici della NATO di spostare ingenti truppe nei paesi baltici per frenare chi sa quali vellelità russe.

Cosa ci si poteva aspettare? 
Niente di meglio ovviamnete, tranne la solita e sempre piùsubdola campagna mediatica di innalzamento della tensione e della paura nell'opinione pubblica occidentale.

Certi media* hanno ventilato la possibilità di una invasione russa dei paesi baltici! Ma stiamo scherzando?

Vediamo invece in che tipo di contraddizioni sta nuovamente cadendo la NATO:

La Turchia è un membro della NATO che ha un forte impegno nei bombardamenti del Medio Oriente. Peccato che la Turchia bombardi le truppe Kurde e non le postazioni dell'ISIS, Inoltre la Turchia, paese NATO !! E' anche uno dei paesi che più di tutti appoggia, se pur informalmente e finanzia, anche tramite l'acquisto del petrolio, proprio il movimento del califfo, l'ISIS. 
Si tratta di una tradizione religiosa sunnita radicale che contrappone l'Arabia Saudita dall'altrettanto potente tradizione sciita iraniana. Tradizione sunnita che in Turchia, dopo un processo intenso di democratizzazione degli ultimi decenni, sta tornando in auge con l'attuale leadership politica.

Ultimamente tra Turchia e Russia non corre buon sangue, proprio a causa dei bombardamenti di Turchia e Russia in territorio siriano. I bombardamenti avrebbero teoricamente il comune intento di fermare l'avanzata del califfo, nei fatti e nella pratica la Russia bombarda l'ISIS e i movimenti anti Assad, mentre la Turchia, bombarda qualche obbiettivo ISIS di comodo ma bombarda pesantemente le truppe Kurde che combattono l'ISIS dal suolo.

Ma torniemo in Europa. La questione Ukraina è ovviamente ancora aperta ed è uno smacco che i permalosi leader della NATO dei paesi nordici non riescono a dimenticare. 
L'Ukraina faveva parte dei progetti di espansione della NATO oramai da anni, in modo che l'America potesse finalmente installare gli agognati missili al confine tra est e ovest.
L'ingresso nella NATO da parte dell'Ukraina era stato nascosto, mascherato, con l'ingresso dell'Ukraina stessa nella Comunita Europea.
Peccato che in quella occazione la Russia, in base al diritto internazionale riconosciuto, abbia preso a cuore la propria popolazione abitante della Crimea e abbia preso provvedienti.... militari in territorio ukraino, proprio per scongiurare non l'ingresso in Europa, ma l'adesione alla NATO e la creazione della piattaforma missilistica, ovviamnete puntata verso la Russia.

In fin dei conti chi vorrebbe vivere perennemente con i missili della NATO puntati nel proprio giardino di casa? Nessuno, tantomeno la Russia che, a parte i propri interessi in giro per il mondo come fanno tutti, compresi i commercianti di petrolio e terrorismo del Medio Oriente e gli ipocriti mercanti di armi e democrazia di America e Europa, non ha mai aggredito nessuno. 
Al contrario, a tutti noi la Russia vende il gas che ci tiene al caldo di inverno e che alimenta le nostre gran parte delle nostre industrie. 

Ancora una volta, perché la Russia dovrebbe invadere l'Europa? Solo la NATO lo sa ma non lo dice. Intanto la NATO manda soldati nel baltico per mostrare i muscoli.

E' chiaro che i distratti analisti della NATO guardano più all'antico bilanciamento di forze tra est ed ovest, pittosto anacronistico ma l'unico che fa vievre la NATO di vita propria, anziché preoccuparsi della questione mediorientale che tanto non mette d'accordo nemmeno i membri della stessa NATO.

L'ipocrisia della campagna mediatica, propedeutica a guerre che costano migliaia di vittime e miliardi di euro, si palesa nel fatto che la guerra è una cosa necessaria alla sopravvivenza di una "macchina da guerra" come la NATO. Sena guerra non servono né armi, né guerrieri...
La guerra però non deve essere necessariamente una guerra funzionale alla sicurezza mondiale, ma una guerra che vada bene a tutti i membri della NATO. Per questo l'ISIS non va bene, perché non va bene a tutti membri. La Russia invece si, per ragioni diverse, mette tutti d'accordo.

Perché da parte della NATO è meglio rivolgersi alla Russia?
Perché mette tutti d'accordo: mette d'accordo l'America in qualità di nemico di sempre e con ingerenze notevoli nel sud est asiatico, in Asia, Europa e Medio oriente. 
Mette d'accordo l'Europa che ha mire espnsionistiche sempre più ad est per far quadrare i conti.
Mette d'accordo la Turchia che ha interessi mediorientali contrapposti a quelli russi.
E mette d'accordo i vulnerabili paesi nordici che, memori del socialismo sovietico, preferiscono di grand lunga il capitalismo sfrenato, i sorrisi vuoti, l'arrivismo e i grandi discorsi della Comunità Europea che non portano a niente . 

Il califfo e l'ISIS saranno un problema che prima o poi dovremmo affrontare singolarmente, quando ilproblema del terrorismo inizierà ad interessarci da vicino e, per concludere:

Ad oggi nel Mediterraneo ci sono più navi e aerei della NATO (dei vari paesi) che pesci, possibile che le zone SAR (search and rescue) di oltre mezzo Mediterraneo dipendano esclusivamente da mezzi italiani della Marina, della Capitaneira di Porto e delle Forze dell'Ordine? Possibile che la NATO non abbia mai sentito parlare di crisi umanitaria e di miglia di profughi che affogano in mare?


* - articoli correlatiExpressYahoo notizie, articoli solo a titolodi esempio ma ne è pieno il web.

venerdì 4 luglio 2014

Occhio... parecchio occhio...






















Perchè occhio?

I militanti di questo nuovo gruppo terroristico che oramai tutti conosciamo con l'acronimo di ISIS, sembrano più di un gruppo di scalmanati che ammazza persone innocenti con la certezza di andare in paradiso.
Questi sembrano determinati a realizzare il loro progetto neanche così utopico.
Anche se di fatto, almeno per adesso questo nuovo califfato mondiale non esiste, in pratica le cose non stanno proprio così.

In larga misura stanno provvedendo da soli con stragi di innocenti in tutto il Medioriente. 
Sono armati, determinati, ma ancora di più sembrano bene addestrati e ancora meglio equipaggiati.
Capeggiati da un leader che si chiama o si fa chiamare Abu Bakr, come il primo califfo dell'Islam vissuto intorno al 630 d.c.
Questo leader già era cattivo ma è diventato una belva soprattutto dopo essere passato dalle prigioni americane

In misura ancora più larga però gli stanno dando una buona mano le politiche occidentali.

Guardiamo la mappa da destra a sinistra:
Il Pakistan non rappresenta un fronte su cui fare affidamento per rallentare l'avanzata dell' ISIS poiché da sempre è servito da base per i talebani afghani e per ogni sorta di terroristi islamici, incluso lo stesso Osama Bin Laden. 

Il governo fantoccio dell'Iraq, pro americano, non ha resistito un giorno all'avanzata terroristica; cos'altro ci si poteva aspettare da un paese che esce da una guerra durata anni, che è servita solo a destabilizzare un governo e a crearne uno più amico a noi, ma senza efficacia sul proprio territorio?

In Syria, dove la guerra non si può fare per non scatenare la rappresaglia dell'Iran contro Israele, si continua ad alimentare gruppi separatisti con armi a non finire, con il risultato di indebolire il governo locale, che altrimenti riuscirebbe a controllare il proprio territorio;

L'Arabia Saudita che già di per se non è il paese più moderato del Mediooriente, anzi ha sempre appoggiato non ufficialmente movimenti estremisti sunniti, in questo caso inizia addirittura ad avere paura degli estremisti dell'ISIS e della presa che il movimento potrebbe avere in quel paese; oltre a valutare seriamente gli oramai probabili tentativi di incursione in territorio arabico.
Per adesso l'Arabia Saudita ha iniziato a schierare 30.000 soldati alle frontiere con l'Iraq.

In Yemen, come in altri paesi, il governo legittimo è stato deposto da tempo e anche li imperversano movimenti armati in cerca della loro fetta di potere, oltre ai droni americani che via via annientano svariate decine di persone, secondo loro tutti terroristi di Al-Qaeda.
Quanto tempo servirà prima che qualcuno, spontaneamente rivendichi la propria appartenenza all'ISIS?

Torniamo più a nord:
In Afghanistan la situazione la conosciamo bene: dopo anni e anni di presenza della NATO, chi controlla il territorio sono ancora i talebani. Di male in peggio, il governo pro americano del'Afghanistan non avrebbe vita lunga difronte all'insorgere del nuovo estremismo, neanche con i proventi di tutta l'eroina del mondo.

Tralasciamo i paesi minori per parlare della Turchia. Questo paese da un lato si apre alla Comunità Europea, dall'altro è governato da una classe politica coinvolta in scandali finanziari e osteggiata da movimenti interni contrari alla politica attuata. La Turchia in questo momento è tendenzialmente radicata ad un Islam meno moderato e più propenso ad appoggiare movimenti estremisti sunniti.

In Africa:
la Somalia ha già i suoi problemi con gli Shabaab, già appoggiati da Al-Qaeda e tendenzialmente recettivi nei confronti di un radicalismo ancora più estremo.

Le incursioni di Al-Shabaab in Kenya sono oramai fatti di cronaca piuttosto frequenti, sì da rendere anche quel paese un paese a rischio.

L'Etiopia potrebbe costituire un ostacolo al califfato, ma neanche tanto rilevante vista l'estensione del territorio e la caratteristica tipica delle frontiere africane di essere estremamente permeabili.

Spostandoci verso ovest, c'è il Sud Sudan, uno dei paesi più giovani del mondo, ma anche tra i più poveri e malmessi, praticamente una vittima senza possibilità di replica  

Il Sudan invece, già di per se si caratterizza per essere un paese islamico con tendenze alla guerra e con lotte interne già molto accese nella parte ovest del paese, zona conosciuta come Darfur.

La situazione politica dell'Egitto non è inoltre di buon auspicio. I movimenti estremisti islamici, se pur arginati dal governo militare, non tendono a dissolversi anzi, l'avanzata vittoriosa dell'ISIS, potrebbe dare loro nuovo vigore, almeno in termini di morale.

La zona sahariana è di per se un deserto che non ha padroni ne confini. 
Ci sono paesi come il Ciad che non oppongono nessuna resistenza neanche all'immigrazione clandestina, figuriamoci ad una eventuale avanzata armata. 

Il Niger è uno dei più poveri al mondo, se non il più povero.

Da li si arriva Nigeria, paese che già da anni combatte con i terroristi islamici di Boko Haran che fanno esplodere scuole, assaltano chiese cattoliche e rapiscono giovani donne.

Il Mali sta affrontando il problema terrorismo islamico già da un po' di tempo. Problema che ha già richiesto l'intervento di truppe francesi e dell'ONU.

Risalendo nel Magreb, troviamo la Libya, dove a seguito
dell'omicidio del leader Gheddafi, si vive una situazione fuori controllo, dove il territorio è oramai in preda a movimenti tribali armati fino ai denti, anch'essi recettivi all'eventuale radicalizzazione per ottenere il tanto anelato potere.

Una volta giunti fin qui, i paesi della Costa occidentale non costituirebbero un rilevante problema all'ulteriore allargamento del califfato. Il Marocco, paese islamico moderato e tollerante, da solo non riuscirebbe ad opporre una resistenza efficace.

E alla fine eccoci giunti in Europa:
nonostante una lunga tradizione di guerre, la NATO ha manifestato dei problemi nell'affrontare un nemico non convenzionale come il terrorismo islamico. Ce lo insegna l'esperienza dell'Iraq e dell'Afghanistan.

Va detto che anche in Europa una buona mano ai terroristi islamici gliel'abbiamo sempre data: non dimentichiamoci mai la Bosnia e il Kosovo, dove già negli anni novanta hanno combattuto mujaheddin provenienti da molti paesi Mediorientali, che ora sembrano ricambiare il favore ai guerriglieri siriani.
Ci sono guerriglieri membri dell'ISIS che hanno vissuto in Europa, hanno studiato in Europa e sono addirittura cittadini di paesi europei.

Occhio... perché? 
Perché adesso non ci sono più i cavalieri crociati a difendere l'Europa, i teutonici sul versante orientale e i templari sul fronte spagnolo. Ad oggi, oltre a mancare un esercito comune, non c'è neppure una politica estera adeguata e condivisa, oltre a mancare un attaccamento alle origini religiose europee.

Manca una politica europea che possa far fronte ad una eventuale emergenza come quella che si sta sviluppando in Medioriente. Non dimentichiamo che cosa ha scatenato la "non politica" europea in Ukraina: da un accordo economico e di avvicinamento politico, si è passati all'"obbligatorio" e automatico ingresso nella NATO.
Come era facile immaginare questo tipo di accordo ha suscitato le immediate riserve russe, trascinando il paese nel caos e nella divisione etnica.

Le nostre decisioni in tema di politica estera sono dettate da una classe politica approssimativa, da un'economia spregiudicata che fa l'interesse di pochi e, nella migliore delle ipotesi, quando si tratta di difesa, fa sempre ossequioso riferimento al "fratello maggiore americano".

Il califfato della mappa, non necessariamente deve stabilire dei confini politici che nessuno mai riconoscerebbe. E' sufficiente che crei le condizioni per instaurare il terrore in modo da fare presa sul territorio, fondando la propria autorità sulla paura.

L'effetto della paura derivata dal terrorismo, è in parte già visibile oggi dove in ogni aeroporto passano ore tra perquisizioni, controlli e violazioni della privacy, prima di arrivare all'imbarco di un volo qualunque.

In paesi già invasi dai movimenti terroristici di matrice islamica, la stessa paura c'è quando si cammina per strada, quando si va al supermercato, quando si mandano i figli e le figlie a scuola.

Il riconoscimento politico e un governo ufficiale non contano niente, quando la vita dei cittadini è condizionata dalla paura e il controllo sul territorio è appannaggio di movimenti terroristici.

Quindi... occhio... parecchio occhio...


mercoledì 4 giugno 2014

Prendiamo atto del risultato elettorale in Syria e viviamo in PACE

Bene dunque...

in Syria ci sono state le elezioni e ha vinto a larga maggioranza il leader in carica Bashar Al-Assad.
Assad ha ottenuto l'88% dei voti nelle zone dove si è potuto votare, ovvero quelle zone sotto il controllo delle autorità e non in balia dei terroristi islamici e dei gruppi dissidenti.

Assad è stato confermato al potere dalla maggioranza della popolazione siriana.
Come c'era da aspettarsi, il mondo occidentale dichiara che le elezioni siriane sono state una farsa e gli elettori sono stati obbligati a votare per Assad.
Certo la percentuale a favore del leader siriano è alta, ricorda un po' quelle con cui veniva eletto Mussolini in Italia o Hitler in nella Germania nazista. 

Se veramente fosse stata una farsa Assad poteva fermarsi al 70% o addirittura al 60%. Sarebbe stato un risultato meno eclatante e comunque sufficiente. 
Quindi perchè organizzare una messa in scena e vincere con l'88%?
Non c'è motivo. Sarebbe stato un'altro autogol politico. E poi come fanno tutti i paesi occidentali a sapere che ci sono stati brogli elettorali in Syria? Da dove arriva questa informazione?
Nel mio Comune, il nuovo Sindaco è stato eletto con oltre l'80% dei voti, eppure le elezioni sono state regolarissime e democratiche.

Diciamo la verità: Assad non piace all'occidente e soprattutto non piace agli Stati Uniti. Soprattutto il fatto che sia stato rieletto dai siriani, vanifica tutte le campagne di ingerenza e democratizzazione di Europa e America.

Vediamo come vanno le elezioni nei nostri paesi: in quale paese le elezioni sono completamente democratiche?
Nonostante tutti i sorridenti e strapagati monitors dell'OSCE e di varie organizzazioni internazionali, in molti paesi balcanici non si riesce a garantire la democraticità delle elezioni. In altri paesi post bellici succede lo stesso, ma il risultato delle urne viene comunque omologato. 
Perché quindi ci deve essere questo accanimento contro la Syria?

Prendiamo finalmente atto della legittimità del Governo Assad, anche se la pensa diversamente da noi. Cercando un dialogo tra pari con la Syria, anziché continuare a trafficare armi e guerriglieri jihadisti e fomentare una guerra per destabilizzare lo Stato.


sabato 21 settembre 2013

Cronaca di oggi...

Se la libertà significa qualcosa, 
allora significa il diritto di dire alla gente 
cose che non vogliono sentire.
George Orwell


21 Settembre 2013... di seguito la breve cronaca del massacro odierno:

Mentre seguo su Al-Jazeera  la cronaca in diretta dell'attacco al centro commerciale West Gate di Nairobi in Kenya, al momento almeno 30 morti e un numero imprecisato di persone tenute in ostaggio, in televisione passano anche altre notizie di tragedie simili:

in Nigeria, dopo gli oltre 80 morti di ieri causati da un attacco dei terroristi islamici di Boko Haran, oggi ci sono stati almeno altri 7 morti in un conflitto a fuoco tra Polizia e terroristi;

in Iraq ci sono stati almeno 50 morti in un attentato con un'auto bomba in una zona a maggioranza sciita;

Tre soldati americani uccisi in Afghanistan;

Allo stesso tempo il Pakistan ha rilasciato e consegnato all'Afghanistan uno dei leader storici dei Talebani, Abdul Ghani Baradsr, arrestato tre anni fa;

In Syria si combatte ancora tra truppe governative, gruppi dissidenti e altri gruppi che sembrano legati ad Al Qaeda;

Nei territori palestinesi occupati è stato ritrovato il corpo di un militare israeliano, disperso da giorni;

Ad Ankara in Turchia ignoti hanno sparato un razzo su un palazzo della Polizia;

In Mauritania, come anche in Honduras i problemi sono dovuti ad allagamenti e smontamenti a seguito alle piogge torrenziali degli ultimi giorni. Almeno 2 morti in Honduras;

Le coste della Cina saranno investite da un uragano nelle prossime ore;

Nelle Filippine e a Taiwan lo stesso uragano ha già causato allagamenti e distruzione, con centinaia di famiglie evacuate;

In Messico ancora si lotta contro le piogge torrenziali degli ultimi giorni che hanno devastato intere aree del paese;

E poi rimane incombente la minaccia americana di iniziare un'altra guerra attaccando la Syria.

Chi sa domani... ?

mercoledì 18 settembre 2013

Syria... chi ha usato le armi chimiche ?

Bene... un passo avanti è stato fatto... 

Per adesso la Syria non verrà bombardata dalle truppe del premio Nobel per la pace Barak Obama.
A quanto sembra la Russia avrebbe presentato, se non prove schiaccianti, almeno documenti che suscitano un dubbio ragionevole sull'uso delle armi chimiche. 
Non che queste armi chimiche non siano mai state usate, ma che potrebbero essere stati i ribelli ad impiegarle.

Questo scenario è di gran lunga il più logico in termini di rapporti di forza tra Al-Assad e ribelli, difronte alle ripetute minacce di rappresaglia da parte degli USA e non per ultimo, visti i precedenti casi analoghi di Bosnia-Herzegovina* e Iraq** dove, pur senza armi chimiche è stato necessario creare una scusa per dare il via alle rappresaglie americane e NATO.

Inoltre sembra che il rapporto ONU sull'uso delle armi chimiche in Syria, come sempre accaduto per altre indagini ONU commissionate in passato, pur non dovendo stabilire responsabilità da parte di Al-Assad o da parte di una delle circa 700 fazioni ribelli, abbia trascurato dei dettagli che ovviamente la Syria, per tramite della Russia, ha puntualizzato sollevando seri dubbi su chi sia il responsabile della strage con queste armi chimiche.

Per fortuna questo scenario di ragionevole dubbio, ha fermato l'unico "illuminato" che non aveva dubbi e che era pronto a bruciare altri (molti) milioni di dollari per bombardare la Syria, autoproclamandosi "salvatore del mondo".

In definitiva l'attacco americano (e non dimentichiamo, fortemente appoggiato dalla Francia, che evidentemente ha preso vigore dopo l'omicidio di Gheddafi e il sovvertimento del Governo libico), è per adesso rinviato ma non scongiurato. Obama sembra ancora fortemente motivato a scatenare l'ennesima guerra giustificando l'attacco con dei non meglio precisati motivi di "sicurezza nazionale", sentendosi minacciato a turno da tutti i paesi non allineati al pensiero americano, nel caso specifico Syria e Iran.



*Il riferimento è alla strage del mercato di Sarajevo del 1995, che secondo molte fonti non è attribuibile ad un razzo serbo ma ad una bomba esplosa nel mercato. Bomba che non poteva essere messa dai serbi dal momento che di serbi nella zona del mercato non ce n'erano più.
(A titolo di esempio si veda l'artico a questo link).

**E' oramai noto a tutti che in Iraq di armi chimiche non ce n'erano e i rapporti della CIA che sostenevano il contrario, si basavano su congetture ed erano completamente privi di elementi probatori.
(A titolo di esempio si veda l'articolo a questo link)


Fonti di stampa sull'argomento armi chimiche in Syria:
http://www.ilgiornale.it/news/esteri/armi-chimiche-russia-accusa-i-ribelli-ispettori-torneranno-951273.html
http://www.agi.it/estero/notizie/201309182055-est-rt10343-assad_ringrazia_mosca_fermato_attacco_selvaggio

sabato 31 agosto 2013

Guerra è quando Obama decide....


In attesa che il Premio Nobel per la Pace Barak Obama influisca sulle sorti del mondo decidendo se attaccare la Syria o farsi gli affari propri, gli Stati Uniti con la solita scarsa pubblicità, continuano a mietere vittime in tutto il resto del globo:


Solamente oggi l'attacco di un drone ha ucciso un così definito leader di Al Qaeda che viaggiava su un'auto nella provincia di Bayda in Yemen. (fonte: Corriere della Sera)

Sempre oggi un'altro attacco di un drone ha ucciso almeno altre tre persone, asseritamente terroristi, nel nord del Pakistan. (fonte: ABC News) Tra l'altro sembra che il Pakistan non sia più così accondiscendente nei confronti degli attacchi USA nel proprio territorio.

Tutto questo oggi, e questo è quello che si riesce a sapere liberamente... 

martedì 26 febbraio 2013

Guerra in Syria... Armi dai Balcani e interessi geopolitici

Oramai si combatte da molti mesi in Siria, chi ha ragione e chi ha torto?
La guerra in Syria si combatte tra una parte composta dalle truppe del regime di Bashar Al-Assad, leader che per alcuni si trova legittimamente al potere, per alcuni si tratta di un leader che tiene insieme un paese arretrato, per altri un criminale che detiene il potere con la forza. 
Dall'altra parte ci sono delle fazioni contrarie al regime di Al-Assad, che sui media internazionali rappresentano l'avvento della primavera araba e della voglia di democrazia, mentre per altri osservatori rappresentano movimenti estremisti islamici che nella migliore delle ipotesi, dopo aver sconfitto il regime, combatteranno tra di loro per accaparrarsi un potere più ampio possibile, dichiarandosi combattenti della Jihad, che sicuramente proclamerebbero la sharia, per la gioia di donne e di qualche disgraziato a cui non piace la barba lunga.Così è già successo in Afghanistan dopo la ritirata dell'Armata Rossa, così sta accadendo in Lybia dopo l'omicidio di Gheddafi, così vorrebbe il movimento Al-Shabaab in Somalia e il movimento Boko Haram in Nigeria.
In conclusione questi fautori della democrazia in Syria non li conosce nessuno e nessuno li vuole conoscere. Assumono un ruolo importante al momento in cui la Syria diventa strategica nell'equilibrio geopolitico.

Il fatto è che in Syria si continua a combattere perchè entrambe le parti hanno accesso a rifornimenti bellici:
L'articolo che segue è pubblicato su www.fides.org del 25.02.2013:

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SIRIA - "Si fermi l'invio di armi in Siria": appello di Gregorio III
Damasco (Agenzia Fides)-"Ci appelliamo al mondo intero perché si blocchi l'invio di armi in Siria". È l'appello lanciato, in una dichiarazione inviata all'Agenzia Fides da Sua Beatitudine il Patriarca greco cattolico Gregorio III Laham all'indomani delle esplosioni in un quartiere di Damasco.
Il documento ricorda che il 21 febbraio tre esplosioni successive nel quartiere Mazraa della capitale siriana hanno provocato 53 morti e 235 feriti e gravissimi danni materiali "in particolare ad una scuola e ad un ospedale".
"Chiediamo alla comunità internazionale e ai Paesi più importanti del mondo di sostenere la Siria negli sforzi di dialogo, per arrivare ad una soluzione diplomatica della crisi" afferma il Patriarca.
"Lanciamo dal profondo del nostro cuore, un grido alla coscienza del mondo interno, ai dirigenti degli Stati, in particolare dei Paesi arabi, e delle istituzioni internazionali, ai militanti pacifisti, a Sua Santità il Papa e agli Episcopati del mondo cristiano" continua il messaggio. "Li supplichiamo di ascoltare la nostra voce e le sofferenze del popolo siriano. Nessuno ha il diritto di discolparsi e di negare la sua responsabilità di fronte al massacro, alle distruzioni, alle esplosioni, alle violenze, né di fronte all'odio e al rancore tra i figli della stessa patria". 
Gregorio III Laham si rivolge infine a Stati Uniti e Russia perché "proseguono i loro sforzi sinceri per il dialogo ed una soluzione politica e globale" e "a Sua Santità il Papa e ai responsabili della Santa Sede Apostolica di Roma, perché lancino un'iniziativa diplomatica della Chiesa cattolica basata sulla sua influenza spirituale mondiale". (L.M.) (Agenzia Fides 25/2/2013)
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La domanda che ci dovremmo porre è: da dove arrivano queste armi? Come fanno ad arrivare in Syria? E soprattutto come fanno entrambe le parti a rifornirsi di armi e continuare a combattere senza sosta, nonostante la notevole attenzione dell'ONU e di tutte le superpotenze tra cui America e Russia in prima linea, ma anche Cina, Francia e Inghilterra?

In proposito una risposta si potrebbe trovare nell'articolo pubblicato da www.informarexresistere.fr il 25.02.2013:

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I ribelli siriani ricevono armi dal Kosovo e dalla Bosnia


Il sito Debka, vicino ai servizi segreti militari israeliani, conosce bene tutti i dettagli dei retroscena della politica regionale. Pochi giorni fa ha riferito in merito a una svolta fondamentale nello svolgersi degli eventi in Siria. Secondo gli israeliani, (1) gli estremisti siriani hanno ricevuto un carico di armi pesanti, per la prima volta da quando è iniziata la guerra. I mittenti sono i gruppi del Kosovo e della Repubblica di Bosnia-Erzegovina legati ad al-Qaida. Il pacchetto comprende sistemi anticarro Kornet e Fagot forniti dall’Unione Sovietica all’ex Jugoslavia in passato*. Le armi sono finite nelle mani degli estremisti a causa dei ben noti fatti di sangue. Per quanto riguarda le fonti d’intelligence israeliane, le armi pesanti sono state trasportate dai Balcani alla Siria via mare con l’aiuto della mafia albanese, che opera silenziosamente dietro queste operazioni… Ksenja Svetlova, esperta russa sul Medio Oriente, pensa che fluiscano le armi di contrabbando attraverso il confine tra Turchia e Siria, a dispetto che gli Amici della Siria, ufficialmente, evitino l’invio diretto di armi ai ribelli. (2)
Questa è la prima volta che le forze antigovernative in Siria ricevano un considerevole carico di armi pesanti aggirando il controllo delle agenzie speciali occidentali e arabe (le agenzie d’intelligence straniere hanno semplicemente ignorato la spedizione). La maggior parte delle armi viene inviata al Jabhat al-Nusra, un gruppo islamico legato ad al-Qaida. Dopo aver ricevuto le armi, i gruppi armati di Jabhat al-Nusra azzardano interventi in Libano impegnando Hezbollah nella roccaforte sciita della valle della Bekaa, cercando di farla finita con un alleato di Bashar Assad. Sono diventati abbastanza forti da lanciare offensive in alcune aree della Siria. Le azioni di combattimento vanno avanti con intense attività terroristiche, per esempio, un altro attentato sanguinario ha avuto luogo nel cuore di Damasco, nei pressi della sede del Baath, non lontano dall’ambasciata russa, provocando la morte di decine civili, tra cui molti bambini di una scuola vicina. Secondo le Nazioni Unite, almeno 70 mila persone hanno perso la vita in Siria, a seguito dello scontro tra le forze governative e i ribelli. Due colpi di mortaio sono esplosi nello stadio Tishreen di Damasco, quando gli atleti si stavano allenando. Secondo SANA, un giocatore della squadra di calcio Watbah è stato ucciso, e due suoi compagni sono rimasti feriti.
Gli eventi del Medio Oriente non sono ignorati nella parte musulmana dei Balcani. Le forniture di armi alla Siria non sono un’eccezione. Dopo aver messo a tacere i fucili lì, i movimenti e le organizzazioni radicali islamici hanno iniziato a svolgere le loro attività sotto copertura, ma oggi sono venute alla luce. Il motivo è che gli estremisti si sentivano a loro agio in Europa fino a quando non hanno iniziato a vietargli l’ingresso e la cittadinanza in molti Paesi del continente, spingendoli a recarsi in altri posti. (3) In passato al-Qaida ha sostenuto i suoi sodali in Kosovo e Bosnia, inviando veterani e armi. Ora vuole che i debiti siano pagati. Gli emissari di al-Qaida non hanno intenzione di ridurre le loro attività nei Balcani. Mentre infuriava la guerra in Bosnia-Erzegovina, circa duemila militanti provenienti dai Paesi arabi vi si recarono per gettarsi nella mischia. Alcuni di loro avevano legami diretti con Usama bin Ladin. Dopo la fine della guerra, a seguito degli accordi di Dayton, molti rimasero nel Paese e ne divennero cittadini. L’Arabia Saudita finanziò la moschea re Fahd di Sarajevo, che si crede sia la sede dei militanti wahhabiti. Atti terroristi vengono commessi dagli islamici nella Repubblica. Per esempio, il 23enne Mevlid Jasarevic, proveniva dalla Serbia, dalla regione meridionale del Sangiaccato, per sparare con il fucile presso l’ambasciata degli Stati Uniti di Sarajevo, ferendo gravemente un poliziotto. Una bomba è esplosa alla stazione di polizia del distretto di Bugojno, uccidendo un poliziotto e ferendone sei. Fu opera di un locale militante wahhabita.
Naturalmente, l’occidente è ben consapevole di tali attività. Un rapporto della NATO dedicato alle minacce islamiche in Europa, parla di un gruppo basato in Bosnia-Erzegovina denominato  Gioventù attiva islamica – AIY. I mujahidin bosniaci istruiscono al terrorismo i membri del gruppo, sulle tecniche di manipolazione degli esplosivi, per esempio. All’inizio di questo febbraio, radicali albanesi hanno dichiarato la costituzione del “Movimento islamico per l’Unità” o LISBA, considerato in occidente come il primo Partito davvero fondamentalista nei Balcani. Il partito è registrato e si sta preparando alle elezioni parlamentari del Kosovo. LISBA ha un leader pubblico, Arsim Krasniqi, anche se Fuad Ramiqi è ampiamente indicato come la figura dominante. È noto per essere legato alla rete fondamentalista musulmana europea guidata dall’islamista Tariq Ramadan, una celebrità mediatica, e dal predicatore dell’odio del Qatar Yusuf al-Qaradawi. Ha legami con il più moderato Partito dell’Azione Democratica SDA in Bosnia-Erzegovina, e con organizzazioni simili in Macedonia. Ramiqi ha protestato contro il divieto alle ragazze di portare il velo (hijab) nelle scuole pubbliche del Kosovo. (4)
Questa è solo la cima dell’iceberg. La radicalizzazione della popolazione in Kosovo è aggravata  dalla disoccupazione totale e dalla diffusa criminalità. L’auto-proclamata indipendenza del Kosovo, sostenuta dall’occidente, ha dato ben poco alla gente comune, non c’è da sorprendersi che sia vulnerabile alla propaganda islamista. Alcuni kosovari sono legati al contrabbando di armi, si comportano come istruttori sul loro uso in Siria, arricchendo la propria esperienza in combattimento. Flussi di droga già inondano l’Europa. In futuro, si potrà aggiungervi la riesportazione delle competenze belliche per difendere i diritti dei musulmani europei. La politica dell’occidente in Siria è miope. Perdendo il controllo sugli eventi in questo Paese, in realtà, offre rifugio ai terroristi, e si affaccia la prospettiva di far riversare in Europa un furioso terrorismo. I focolai dell’estremismo islamico, apparsi con la complicità dell’occidente nella ex Jugoslavia, vengono di nuovo scatenati dall’influenza degli eventi in Medio Oriente. L’Europa sembra essere minacciata da un grande incendio…

*Il missile anticarro Fagot è un’arma che risale al 1970, difficilmente costituirà un serio problema per i carri armati siriani, quasi tutti dotati di corazze reattive. Riguardo al missile Kornet, Debka sparge disinformazione, come al solito, poiché non è mai stato esportato in Jugoslavia, ma in Turchia sia. (NdT)
(1) Debka
(2) Zman
(3) Iimes.ru
(4) Weekly Standard
La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
Tratto da:
I ribelli siriani ricevono armi dal Kosovo e dalla Bosnia | Informare per Resistere
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Trarre delle conclusioni ci porterebbe inevitabilmente ad affrontare un'analisi dai risvolti troppo ampi per poche righe. A quali paesi fa comodo il conflitto? A chi interessa l'avvento al potere di estremisti islamici camuffati da rivoluzionari? A chi fa comodo mantenere al potere Al-Assad?

Nel quadro geopolitico globale ogni paese ha i propri interessi: ogni superpotenza ha interesse a mantenere o stabilire le proprie aree di influenza, il proprio controllo sulle risorse, il controllo su governi allineati o non allineati.

Nello stesso contesto contano anche i criminali che dal traffico di armi traggono vantaggi economici e gli estremisti che vogliono una moschea in più e una chiesa in meno.

L'unica cosa che appare chiara è che la guerra che si combatte all'interno dei confini syriani, fa gli interessi strategici di molti altri paesi, oltre a fare la fortuna di altrettanti criminali senza scrupoli che trafficano e commerciano armi.
Altrettanto certo è che del popolo della Syria non interessa niente a nessuno, l'importante è che continui a combattere in modo che nessuna delle parti in lotta prevalga sull'altra.

lunedì 20 agosto 2012

Scenario geopolitico e questione Mediorientale

Il neo eletto Presidente egiziano Mohammed MORSI si recherà in Iran per una visita ufficiale già fissata per il 30 Agosto in occasione di un meeting dei così detti "paesi non allineati". E' la prima volta che un leader egiziano si reca in visita all'Iran dal 1979 ed è un ulteriore segno di cambiamento in chiave islamica per l'Egitto e un potenziale indicatore di cambiamento della politica egiziana in politica estera. 

I rapporti tra i due paesi sono rimasti tesi sin dal lontano '79, anno della rivoluzione islamica in Iran (paese a maggioranza sciita) e anno in cui l'Egitto (fino ad oggi a maggioranza sunnita) siglò un trattato di pace con Israele. (A riguardo sembra interessante l'articolo del 19(08/2012, pubblicato da www.ilpost.it)

Contemporaneamente è difficile ignorare le dichiarazioni fatte nel giorno che segna la fine del Ramadan, dalla guida spirituale dell'Iran, l'Ayatollah Kamenei, che è tornato a parlare di Israele definendolo il tumore che affligge i popoli islamici (vedasi l'articolo relativo ad un'agenzia ANSA, pubblicato da www.unita.it)

In aggiunta, sembra che l'Iraq, paese in cui gli Stati Uniti hanno speso uomini, mezzi e denaro, in una guerra durata anni per liberare il paese dalla dittatura di Sadam Hussein, stia agevolando l'Iran nell'aggiramento delle sanzioni internazionali, commercializzando petrolio iraniano e favorendo l'ingerenza iraniana nel proprio tessuto economico, in particolare nel controllo di diverse banche, che permetterebbero all'Iran di svolgere operazioni finanziarie internazionali, possibilità che doveva essere interdetta proprio dalle sanzioni internazionali. (vedasi a proposito l'articolo pubblicato sul sito Voce della Russia, che a sua volta cita fonti del New York Times).

In un quadro del genere diventa evidente che la morsa attorno allo stato di Israele diventa sempre più stringente. Situazione che, nonostante la crisi economica, non può essere ignorata ancora a lungo neanche da Stati Uniti & Co. (Arabia Saudita e Turchia comprese da un punto di vista strategico e di alleanze). 

Questa attenzione occidentale alla questione mediorientale fa automaticamente tornare alla memoria i recenti progetti militari occidentali contro l'Iran, minati dalla situazione caotica della Syria, altro paese che potrebbe essere interessato ad un eventuale conflitto, mantenendo buoni rapporti con l'Iran nonostante i disordini interni, e anche dai rapporti tra Iran ed Egitto, da oggi in vai di ridefinizione e probabilmente in via di stabilizzazione. 

Nonostante l'argomento trattato presenti molti ulteriori aspetti e lasci spazio a innumerevoli spunti di approfondimento, è certo che la politica internazionale e la pace in Medioriente, sono ad oggi più che mai legati ad un filo.
Max

martedì 5 giugno 2012

Crisi siriana e disinformazione mediatica

Per nessun uomo al mondo è possibile essere sempre presente ovunque succeda qualche cosa.
Se così fosse non ci sarebbe bisogno di giornali e telegiornali, non ci sarebbe bisogno di "coraggiosi inviati speciali" e cronisti vari.

L'antico e sacrosanto scopo dei media era quello di fornire informazioni veritiere e scevre di opinioni personali, politicamente motivate o mediate da interessi personali.
L'antica informazione si fondava sulla conoscenza dell'argomento trattato, una conoscenza profonda maturata sui libri, non una conoscenza superficiale raccattata su internet o frutto dell'immaginazione. 
Il vecchio scopo dei media è stato distrutto da una generazione di cronisti arrivisti e in cerca di gloria, da gente asservita alla classe politica che produce consenso su cose che non hanno senso, persone il cui unico scopo è indirizzare l'opinione pubblica in base a mode e correnti del momento solo per vendere qualche copia in più. 

Con questo tipo di pseudo informazione, è facile fraintendere, è facile confondere tra ragione e torto, tra buoni e cattivi... ed è altrettanto facile credere ad un sacco di bugie o mezze verità.

La cronaca della crisi siriana è un tipico esempio di informazione superficiale asservita a qualche visione politica e agli interessi di qualche stato che in realtà fomenta la destabilizzazione del paese. La maggior parte delle notizie sulla Syria giungono da fonti che non sono neanche vicine alla crisi e da fonti di dubbia attendibilità.

Noi tendiamo più a ritenere attendibili notizie come quelle dell'articolo che segue, dove le fonti sono citate e vivono a contatto con la realtà siriana. Non a caso non rispecchiano ciò che ci viene propinato dai maggiori media mondiali.
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ASIA/SIRIA

Damasco (Agenzia Fides) - "La pace in Siria potrebbe essere salvata se tutti dicessero la verità. Dopo un anno di conflitto, la realtà sul terreno è lontana dal quadro che impone la disinformazione nei mass media occidentali": lo dice una testimonianza inviata a Fides dal Vescovo francese Philip Tournyol Clos, Archimandrita greco-cattolico melchita, che ha visitato nei giorni scorsi la Siria, recandosi in diverse città, come Damasco, Aleppo e Homs. 
A Homs, definita "città martire", "le forze di opposizione hanno occupato due quartieri, Diwan Al Bustan e Hamidieh, dove vi sono tutte le chiese e vescovadi", racconta a Fides l'Archimandrita. "Lo spettacolo per noi - continua - è la desolazione assoluta: la chiesa di Mar Elian è semi distrutta e quella di Nostra Signora della Pace è ancora occupato dai ribelli. Le case dei cristiani sono gravemente danneggiate dagli scontri e completamente svuotate dai loro abitanti, fuggiti senza prendere nulla. Il quartiere di Hamidieh è ancora rifugio inespugnabile di gruppi armati indipendenti l'uno dall'altro, dotati di armi pesanti e finanziati da Qatar e Arabia Saudita. Tutti i cristiani (138.000) sono fuggiti a Damasco e in Libano, altri si sono rifugiati nelle campagne circostanti. Un sacerdote è stato ucciso e un altro è stato ferito da tre proiettili nell'addome. Ancora un paio vivono lì, ma i cinque vescovi hanno dovuto rifugiarsi a Damasco e in Libano". 
Il leader cristiano continua: "Nella capitale si temono autobombe e attentati di attentatori suicidi islamisti, attratti dal desiderio del paradiso, che cullano il sogno della fine del regime alawita. Attualmente si sta tentando di destabilizzare il paese tramite l'opera sanguinosa di avventurieri che non sono siriani. Anche l'ex ambasciatore di Francia, Eric Chevallier, ha segnalato tali informazioni, che sono state sempre rifiutate, mentre molte informazioni continuano a essere falsificate per alimentare la guerra contro la Siria", denuncia il Vescovo a Fides. A Damasco nelle scorse settimane vi sono stati terribili attentati che si sono conclusi con un bilancio: di 130 morti (di cui 34 cristiani), 400 feriti e molte case danneggiate. "La costernazione era generale, il dolore indescrivibile", nota l'Archimandrita, ricordando che "il popolo siriano è un popolo semplice e giocoso". Sui cristiani il Vescovo dice: "I cristiani vivono in pace, condividendo la sofferenze di tutti, ma sono pronti ad ammettere di non essersi mai sentiti così liberi in passato e a ricordare il pieno riconoscimento dei loro diritti, datogli dal presente governo".
Mons. Philip Tournyol Clos racconta la chiave di lettura di leader cristiani e musulmani siriani, che affermano: "I nemici della Siria hanno arruolato i Fratelli Musulmani al fine di distruggere le relazioni fraterne che esistevano tradizionalmente tra musulmani e cristiani Eppure, ad oggi, non ci riescono: hanno provocato una reazione contraria e le due comunità sono unite più di prima". I soldati siriani infatti, continuano a trovarsi di fronte combattenti stranieri, mercenari libici, libanesi, militanti dei paesi del Golfo, afgani, turchi. "I militanti sunniti salafiti - dice il Vescovo - continuano a compiere crimini sui civili, o a reclutare combattenti con la forza. Gli estremisti fanatici sunniti stanno combattendo orgogliosamente una guerra santa, soprattutto contro gli alawiti. Quando i terroristi vogliono controllare l'identità religiosa di un sospetto, gli chiedono di citare le genealogie risalenti a Mosè. E chiedono di recitare una preghiera che gli alawiti hanno rimosso. Gli alawiti non hanno alcuna possibilità di uscirne vivi". (PA) (Agenzia Fides 4/6/2012)


Source: www.fides.org

giovedì 31 maggio 2012

Syria: Il sottile confine tra ragione e torto

C'è polemica sulla decisione di Russia e Cina di non avallare iniziative di ingerenza nelle questioni syriane che, a nostro modo di vedere, rimangono fatti interni e quindi ad esclusiva gestione del governo syriano.

E' chiaro che un aiuto sia doveroso nei confronti dei rifugiati e della persone che scappano dai combattimenti e questo aiuto nessuno lo nega, pur con i soliti metodi insufficienti che la Comunità Internazionale riesce ad adottare.

Perché quelli che scappano dalla Syria sono in prevalenza musulmani moderati e cristiani?
Perché queste due minoranze vengono combattute dai movimenti di rivolta?

C'è una sola risposta a queste domande, ovvero che i movimenti che tutti noi vogliamo assimilare alla "primavera araba", sono in prevalenza gruppi armati integralisti che stanno tentando di eliminare il governo di Bashar Al-Assad per accaparrarsi il potere a loro volta. 

Cose già viste, cose già fatte. In Afghanistan ad esempio, dal 1978 in poi, dopo il ritiro delle truppe russe, si è assistito a lotte interne tra i vari gruppi di guerriglieri, a battaglie per il potere che in ultima istanza hanno portato alla ribalta quelli che oggi conosciamo come i talebani. 

Che guadagno ne ha tratto la popolazione? Dopo aver vissuto in un paese relativamente libero retto da una monarchia, la gente si è trovata a dover subire la legge della "Sharia" e un'ingerenza internazionale fine a se stessa che dura oramai da anni.
E' forse questo che tutti noi occidentali auspichiamo per la Syria? 
A nostro modo di vedere non è sicuramente un risultato invidiabile.

Nonostante tutto sembra che l'occidente, dovendo scegliere tra il vecchio governo di Al-Assad e gruppi combattenti anonimi di fondamentalisti, sia propenso a favorire questi ultimi, fornendo non solo la oramai necessaria copertura mediatica, ma anche addestramento e armamento per i guerriglieri (notizie apparse su più fonti aperte nei giorni scorsi relative a guerriglieri addestrati in occidente).

La demonizzazione dell'attuale governo/regime syriano a cui sistematicamente assistiamo su tutti i principali media mondiali, potrebbe rivelarsi, ad un occhio più critico, esattamente come la rappresaglia di Milosevic nel Kosovo nel 1998 (non la guerra in Bosnia fino al 1995, ma esclusivamente la rappresaglia contro i gruppi paramilitari dell'UCK nel Kosovo), che alla fine ha scatenato l'indole guerresca della NATO.

Potrebbe trattarsi di un atto di antiterrorismo del regime, al fine di ristabilire (o stabilire) la legalità in zone agitate da movimenti fondamentalisti, che come si legge su fonti aperte ma più dirette, come quella che segue, combattono contro il regime legalmente in carica e si scagliano anche contro minoranza inermi come cristiani e musulmani moderati.

Va precisato che quando parliamo di regime legalmente in carica, ci riferiamo alla genesi del regime di Bashar Al-Assad e alle motivazioni per cui la Syria ha il suo modello di governo che, per essere legale e legittimo, non necessariamente deve essere la copia fedele del modello di democrazia occidentale o americana. 

In conclusione va detto che in larga maggioranza tutti noi tendiamo a dare per scontato quello che leggiamo sui nostri media, ovvero che il regime di Al-Assad sta massacrando popolazioni civili, senza chiederci come stanno le cose in realtà, o almeno senza che nessuno si metta ad indagare sulle motivazioni del regime in carica per tanta violenza.

Nel frattempo quelli che scappano dal paese sono minoranze religiose che con il governo legittimo vivevano tranquille e ora sono fortemente minacciate dai movimenti dissidenti. 
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ASIA/SIRIA - Cristiani sequestrati: dopo Houla, sono possibile bersaglio di vendetta

Beirut (Agenzia Fides) - I cristiani siriani sono un possibile bersaglio della vendetta di gruppi armati e di miliziani islamici sunniti che vogliono vendicare il massacro di Houla. E sono vittime privilegiati di sequestri. Quanto dicono famiglie di profughi siriani fuggite dall'area di Homs è confermato da fonti di Fides nella Chiesa siriana. 
Come riferito all'Agenzia Fides dalla Caritas Libano, famiglie impaurite di profughi siriani continuano a varcare il confine. Si tratta di musulmani alawiti e di cristiani, soprattutto coloro che erano impiegati in uffici pubblici. Giungono per la maggior parte da villaggi nell'area di Homs, come Qusayr e altri. I cristiani preferiscono fuggire perché vengono considerati "vicini al regime o protetti dal regime di Bashar al-Assad". Con il prolungarsi della violenza e dopo episodi come il massacro di Houla, attribuito per ora all'esercito siriano - anche se le versioni sono discordanti - aumenta anche il desiderio di vendetta dei miliziani, nelle file dell'opposizione, contro i civili "sostenitori del regime". Se i miliziani sunniti cercano di vendicare i propri cari uccisi, il bersaglio sono gli alawiti (minoranza a cui appartiene Assad) ma anche i cristiani. 
Una famiglia greco cattolica siriana, giunta in Libano da Qusayr, racconta a Fides di aver lasciato il villaggio a causa di combattimenti fra esercito e ribelli, ma soprattutto per la piaga dei sequestri: molti cristiani vengono prelevati da uomini mascherati, alcuni con accento locale, altri no. I sequestratori chiedono ingenti riscatti. Uno dei loro parenti cristiani - raccontano i profughi - è stato ucciso, altri rapiti e torturati perchè "non allineati con i rivoluzionari". Anche il padre e il cugino del sacerdote cattolico p. Issam Kassouha sono stati rapiti nei giorni scorsi e poi, fortunatamente, rilasciati. "Non sappiamo se i terroristi erano militanti sunniti in cerca di vendetta o criminali che vogliono approfittare del caos, colpendo i più deboli", spiegano i profughi. "Se avverranno altri massacri come quello di Houla, i cristiani potranno pagare un alto prezzo", concludono. (PA) (Agenzia Fides 30/05/2012)


Source: www.fides.org