"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)
Visualizzazione post con etichetta Bosnia i Herzegovina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bosnia i Herzegovina. Mostra tutti i post

giovedì 30 novembre 2017

Crimini... dopo la guerra


Nell'odierna Norimberga si è consumata l'ennesiam tragedia e l'ennesima beffa ad un sitema ipocrita che, a distanza di 20 anni giudica militari che hanno combattuto una guerra e ai quali si vogliono attribuire colpe di aver ucciso persone.

Se nella ex Jugoslavia avessero giocato a risiko bevendo coca-cola, anziché fare la guerra vera, allora si potevano fare obbiezioni sulle vittime. Al contrario, in tutta la Jugoslavia bosniaci, croati e serbi si sono combattuti in una guerra fomentata dall'esterno e che ha riacceso vecchi odii etnici, funzionali alla spregiudicata poitica americana, alla "estremamente confusa" azione sterna dell'Europa e all'aggressività della NATO.

Il danno fatto da questi esimi protagonisti è stato poi legalizzato dall'ONU che nel tentativo di dare una logica a quanto accaduto, ha sparso fumo negli occhi facendosi carico di perseguire i così detti colpevoli.

La campagna mediatica condotta dagli aggressori esterni, NATO- USA and Company, ha reso normale il fatto che gli unici colpevoli diventassero gli sconfitti dalla surclassante forza dell'Alleanza Atlantica.

Prima di Praljak, che fino a ieri la maggior parte del pubblico neanche conosceva, abbiamo sentito parlare di Milosevic, Mladic, Karadzic, Gotovina e altri di una lunga lista di militari e politici, come i più cattivi di tutti.

Solo marginalmente e grazie alla c.d. contro informazione mediatica, si è sentito parlare di certi Haradinaj, Limaj e pochi altri paramilitari, nomi che adesso nessuno ricorda, ma che sono stati assolti per "mancata presentazione dei testimoni a carico". Nessuno si è chiesto dove siano o che fine abbiano fatto questi testimoni.

Al Tribunale dell'Aja, la Norimberga dei nostri giorni, sembra chiaro che, nonostante la legalità formale fornita dall'ONU, si entra colpevoli e tali si rimane, quando siamo stati nemici del grande fratello occidentale; oppure si viene giudicati per spargere fumo negli occhi e si esce assolti senza clamore mediatico, quando al contrario siamo stati conniventi con il "grande fratello".

Anche a Norimberga qualche nazista fu condannato a 20 anni anziché a morte e qualcuno fu anche assolto per dare una parvenza di imparzialità. 

La differenza principale tra le due "inquisizioni", sta nel fatto che gli americani a Norimberga giudicarono arbitrariamente e poi se ne andarono. All'Aja il Tribunale per i crimine nella Ex Jugoslavia alimenta un sistema che paga stipendi a oltre mille persone, da oltre 20 anni; dove alcuni degli accusati vengono trovati morti in condizioni misteriore, vedi Slobodan Milosevic; altri accusati, dopo anni e anni di processisi, si suicidano in diretta, vedi proprio Slobodan Praljak, aumentando dopo un ventennio, il numero delle vittime dei conflitti Jugoslavi, di cui nessuno darà conto a nessuna Giustizia.


"C’è qualcosa di peggiore di un gravissimo peccato commesso? 
Si, il giudizio severo e duro
senza misericordia su chi ha commesso tale peccato".
(E. Bianchi)


venerdì 4 luglio 2014

Occhio... parecchio occhio...






















Perchè occhio?

I militanti di questo nuovo gruppo terroristico che oramai tutti conosciamo con l'acronimo di ISIS, sembrano più di un gruppo di scalmanati che ammazza persone innocenti con la certezza di andare in paradiso.
Questi sembrano determinati a realizzare il loro progetto neanche così utopico.
Anche se di fatto, almeno per adesso questo nuovo califfato mondiale non esiste, in pratica le cose non stanno proprio così.

In larga misura stanno provvedendo da soli con stragi di innocenti in tutto il Medioriente. 
Sono armati, determinati, ma ancora di più sembrano bene addestrati e ancora meglio equipaggiati.
Capeggiati da un leader che si chiama o si fa chiamare Abu Bakr, come il primo califfo dell'Islam vissuto intorno al 630 d.c.
Questo leader già era cattivo ma è diventato una belva soprattutto dopo essere passato dalle prigioni americane

In misura ancora più larga però gli stanno dando una buona mano le politiche occidentali.

Guardiamo la mappa da destra a sinistra:
Il Pakistan non rappresenta un fronte su cui fare affidamento per rallentare l'avanzata dell' ISIS poiché da sempre è servito da base per i talebani afghani e per ogni sorta di terroristi islamici, incluso lo stesso Osama Bin Laden. 

Il governo fantoccio dell'Iraq, pro americano, non ha resistito un giorno all'avanzata terroristica; cos'altro ci si poteva aspettare da un paese che esce da una guerra durata anni, che è servita solo a destabilizzare un governo e a crearne uno più amico a noi, ma senza efficacia sul proprio territorio?

In Syria, dove la guerra non si può fare per non scatenare la rappresaglia dell'Iran contro Israele, si continua ad alimentare gruppi separatisti con armi a non finire, con il risultato di indebolire il governo locale, che altrimenti riuscirebbe a controllare il proprio territorio;

L'Arabia Saudita che già di per se non è il paese più moderato del Mediooriente, anzi ha sempre appoggiato non ufficialmente movimenti estremisti sunniti, in questo caso inizia addirittura ad avere paura degli estremisti dell'ISIS e della presa che il movimento potrebbe avere in quel paese; oltre a valutare seriamente gli oramai probabili tentativi di incursione in territorio arabico.
Per adesso l'Arabia Saudita ha iniziato a schierare 30.000 soldati alle frontiere con l'Iraq.

In Yemen, come in altri paesi, il governo legittimo è stato deposto da tempo e anche li imperversano movimenti armati in cerca della loro fetta di potere, oltre ai droni americani che via via annientano svariate decine di persone, secondo loro tutti terroristi di Al-Qaeda.
Quanto tempo servirà prima che qualcuno, spontaneamente rivendichi la propria appartenenza all'ISIS?

Torniamo più a nord:
In Afghanistan la situazione la conosciamo bene: dopo anni e anni di presenza della NATO, chi controlla il territorio sono ancora i talebani. Di male in peggio, il governo pro americano del'Afghanistan non avrebbe vita lunga difronte all'insorgere del nuovo estremismo, neanche con i proventi di tutta l'eroina del mondo.

Tralasciamo i paesi minori per parlare della Turchia. Questo paese da un lato si apre alla Comunità Europea, dall'altro è governato da una classe politica coinvolta in scandali finanziari e osteggiata da movimenti interni contrari alla politica attuata. La Turchia in questo momento è tendenzialmente radicata ad un Islam meno moderato e più propenso ad appoggiare movimenti estremisti sunniti.

In Africa:
la Somalia ha già i suoi problemi con gli Shabaab, già appoggiati da Al-Qaeda e tendenzialmente recettivi nei confronti di un radicalismo ancora più estremo.

Le incursioni di Al-Shabaab in Kenya sono oramai fatti di cronaca piuttosto frequenti, sì da rendere anche quel paese un paese a rischio.

L'Etiopia potrebbe costituire un ostacolo al califfato, ma neanche tanto rilevante vista l'estensione del territorio e la caratteristica tipica delle frontiere africane di essere estremamente permeabili.

Spostandoci verso ovest, c'è il Sud Sudan, uno dei paesi più giovani del mondo, ma anche tra i più poveri e malmessi, praticamente una vittima senza possibilità di replica  

Il Sudan invece, già di per se si caratterizza per essere un paese islamico con tendenze alla guerra e con lotte interne già molto accese nella parte ovest del paese, zona conosciuta come Darfur.

La situazione politica dell'Egitto non è inoltre di buon auspicio. I movimenti estremisti islamici, se pur arginati dal governo militare, non tendono a dissolversi anzi, l'avanzata vittoriosa dell'ISIS, potrebbe dare loro nuovo vigore, almeno in termini di morale.

La zona sahariana è di per se un deserto che non ha padroni ne confini. 
Ci sono paesi come il Ciad che non oppongono nessuna resistenza neanche all'immigrazione clandestina, figuriamoci ad una eventuale avanzata armata. 

Il Niger è uno dei più poveri al mondo, se non il più povero.

Da li si arriva Nigeria, paese che già da anni combatte con i terroristi islamici di Boko Haran che fanno esplodere scuole, assaltano chiese cattoliche e rapiscono giovani donne.

Il Mali sta affrontando il problema terrorismo islamico già da un po' di tempo. Problema che ha già richiesto l'intervento di truppe francesi e dell'ONU.

Risalendo nel Magreb, troviamo la Libya, dove a seguito
dell'omicidio del leader Gheddafi, si vive una situazione fuori controllo, dove il territorio è oramai in preda a movimenti tribali armati fino ai denti, anch'essi recettivi all'eventuale radicalizzazione per ottenere il tanto anelato potere.

Una volta giunti fin qui, i paesi della Costa occidentale non costituirebbero un rilevante problema all'ulteriore allargamento del califfato. Il Marocco, paese islamico moderato e tollerante, da solo non riuscirebbe ad opporre una resistenza efficace.

E alla fine eccoci giunti in Europa:
nonostante una lunga tradizione di guerre, la NATO ha manifestato dei problemi nell'affrontare un nemico non convenzionale come il terrorismo islamico. Ce lo insegna l'esperienza dell'Iraq e dell'Afghanistan.

Va detto che anche in Europa una buona mano ai terroristi islamici gliel'abbiamo sempre data: non dimentichiamoci mai la Bosnia e il Kosovo, dove già negli anni novanta hanno combattuto mujaheddin provenienti da molti paesi Mediorientali, che ora sembrano ricambiare il favore ai guerriglieri siriani.
Ci sono guerriglieri membri dell'ISIS che hanno vissuto in Europa, hanno studiato in Europa e sono addirittura cittadini di paesi europei.

Occhio... perché? 
Perché adesso non ci sono più i cavalieri crociati a difendere l'Europa, i teutonici sul versante orientale e i templari sul fronte spagnolo. Ad oggi, oltre a mancare un esercito comune, non c'è neppure una politica estera adeguata e condivisa, oltre a mancare un attaccamento alle origini religiose europee.

Manca una politica europea che possa far fronte ad una eventuale emergenza come quella che si sta sviluppando in Medioriente. Non dimentichiamo che cosa ha scatenato la "non politica" europea in Ukraina: da un accordo economico e di avvicinamento politico, si è passati all'"obbligatorio" e automatico ingresso nella NATO.
Come era facile immaginare questo tipo di accordo ha suscitato le immediate riserve russe, trascinando il paese nel caos e nella divisione etnica.

Le nostre decisioni in tema di politica estera sono dettate da una classe politica approssimativa, da un'economia spregiudicata che fa l'interesse di pochi e, nella migliore delle ipotesi, quando si tratta di difesa, fa sempre ossequioso riferimento al "fratello maggiore americano".

Il califfato della mappa, non necessariamente deve stabilire dei confini politici che nessuno mai riconoscerebbe. E' sufficiente che crei le condizioni per instaurare il terrore in modo da fare presa sul territorio, fondando la propria autorità sulla paura.

L'effetto della paura derivata dal terrorismo, è in parte già visibile oggi dove in ogni aeroporto passano ore tra perquisizioni, controlli e violazioni della privacy, prima di arrivare all'imbarco di un volo qualunque.

In paesi già invasi dai movimenti terroristici di matrice islamica, la stessa paura c'è quando si cammina per strada, quando si va al supermercato, quando si mandano i figli e le figlie a scuola.

Il riconoscimento politico e un governo ufficiale non contano niente, quando la vita dei cittadini è condizionata dalla paura e il controllo sul territorio è appannaggio di movimenti terroristici.

Quindi... occhio... parecchio occhio...


venerdì 12 aprile 2013

Srebrenica: La menzogna infinita... La verità nascosta

Un libro verità. Documenti la cui esistenza era nota ma mai considerati dai tribunali, un mare di foto e argomentazioni chiare. Cos'altro può servire?
Molti, preferiscono credere a ciò che viene detto in televisione o sui giornali, anziché aprire gli occhi ad una verità così limpida quanto tragica.
Per i più, è molto più semplice guardare la TV seduti in poltrona e credere passivamente a ciò che viene detto, anziché porsi domande e aprire gli occhi alle nostre vergogne e alle nostre colpe. 

Se c'è un libro che consiglio a tutti è proprio questo.



Però attenzione... una volta sbirciata la verità con i vostri occhi... potreste non dimenticarla mai...  

martedì 26 febbraio 2013

Guerra in Syria... Armi dai Balcani e interessi geopolitici

Oramai si combatte da molti mesi in Siria, chi ha ragione e chi ha torto?
La guerra in Syria si combatte tra una parte composta dalle truppe del regime di Bashar Al-Assad, leader che per alcuni si trova legittimamente al potere, per alcuni si tratta di un leader che tiene insieme un paese arretrato, per altri un criminale che detiene il potere con la forza. 
Dall'altra parte ci sono delle fazioni contrarie al regime di Al-Assad, che sui media internazionali rappresentano l'avvento della primavera araba e della voglia di democrazia, mentre per altri osservatori rappresentano movimenti estremisti islamici che nella migliore delle ipotesi, dopo aver sconfitto il regime, combatteranno tra di loro per accaparrarsi un potere più ampio possibile, dichiarandosi combattenti della Jihad, che sicuramente proclamerebbero la sharia, per la gioia di donne e di qualche disgraziato a cui non piace la barba lunga.Così è già successo in Afghanistan dopo la ritirata dell'Armata Rossa, così sta accadendo in Lybia dopo l'omicidio di Gheddafi, così vorrebbe il movimento Al-Shabaab in Somalia e il movimento Boko Haram in Nigeria.
In conclusione questi fautori della democrazia in Syria non li conosce nessuno e nessuno li vuole conoscere. Assumono un ruolo importante al momento in cui la Syria diventa strategica nell'equilibrio geopolitico.

Il fatto è che in Syria si continua a combattere perchè entrambe le parti hanno accesso a rifornimenti bellici:
L'articolo che segue è pubblicato su www.fides.org del 25.02.2013:

- - - - - - - - - -
SIRIA - "Si fermi l'invio di armi in Siria": appello di Gregorio III
Damasco (Agenzia Fides)-"Ci appelliamo al mondo intero perché si blocchi l'invio di armi in Siria". È l'appello lanciato, in una dichiarazione inviata all'Agenzia Fides da Sua Beatitudine il Patriarca greco cattolico Gregorio III Laham all'indomani delle esplosioni in un quartiere di Damasco.
Il documento ricorda che il 21 febbraio tre esplosioni successive nel quartiere Mazraa della capitale siriana hanno provocato 53 morti e 235 feriti e gravissimi danni materiali "in particolare ad una scuola e ad un ospedale".
"Chiediamo alla comunità internazionale e ai Paesi più importanti del mondo di sostenere la Siria negli sforzi di dialogo, per arrivare ad una soluzione diplomatica della crisi" afferma il Patriarca.
"Lanciamo dal profondo del nostro cuore, un grido alla coscienza del mondo interno, ai dirigenti degli Stati, in particolare dei Paesi arabi, e delle istituzioni internazionali, ai militanti pacifisti, a Sua Santità il Papa e agli Episcopati del mondo cristiano" continua il messaggio. "Li supplichiamo di ascoltare la nostra voce e le sofferenze del popolo siriano. Nessuno ha il diritto di discolparsi e di negare la sua responsabilità di fronte al massacro, alle distruzioni, alle esplosioni, alle violenze, né di fronte all'odio e al rancore tra i figli della stessa patria". 
Gregorio III Laham si rivolge infine a Stati Uniti e Russia perché "proseguono i loro sforzi sinceri per il dialogo ed una soluzione politica e globale" e "a Sua Santità il Papa e ai responsabili della Santa Sede Apostolica di Roma, perché lancino un'iniziativa diplomatica della Chiesa cattolica basata sulla sua influenza spirituale mondiale". (L.M.) (Agenzia Fides 25/2/2013)
- - - - - - - - - -

La domanda che ci dovremmo porre è: da dove arrivano queste armi? Come fanno ad arrivare in Syria? E soprattutto come fanno entrambe le parti a rifornirsi di armi e continuare a combattere senza sosta, nonostante la notevole attenzione dell'ONU e di tutte le superpotenze tra cui America e Russia in prima linea, ma anche Cina, Francia e Inghilterra?

In proposito una risposta si potrebbe trovare nell'articolo pubblicato da www.informarexresistere.fr il 25.02.2013:

- - - - - - - - - -

I ribelli siriani ricevono armi dal Kosovo e dalla Bosnia


Il sito Debka, vicino ai servizi segreti militari israeliani, conosce bene tutti i dettagli dei retroscena della politica regionale. Pochi giorni fa ha riferito in merito a una svolta fondamentale nello svolgersi degli eventi in Siria. Secondo gli israeliani, (1) gli estremisti siriani hanno ricevuto un carico di armi pesanti, per la prima volta da quando è iniziata la guerra. I mittenti sono i gruppi del Kosovo e della Repubblica di Bosnia-Erzegovina legati ad al-Qaida. Il pacchetto comprende sistemi anticarro Kornet e Fagot forniti dall’Unione Sovietica all’ex Jugoslavia in passato*. Le armi sono finite nelle mani degli estremisti a causa dei ben noti fatti di sangue. Per quanto riguarda le fonti d’intelligence israeliane, le armi pesanti sono state trasportate dai Balcani alla Siria via mare con l’aiuto della mafia albanese, che opera silenziosamente dietro queste operazioni… Ksenja Svetlova, esperta russa sul Medio Oriente, pensa che fluiscano le armi di contrabbando attraverso il confine tra Turchia e Siria, a dispetto che gli Amici della Siria, ufficialmente, evitino l’invio diretto di armi ai ribelli. (2)
Questa è la prima volta che le forze antigovernative in Siria ricevano un considerevole carico di armi pesanti aggirando il controllo delle agenzie speciali occidentali e arabe (le agenzie d’intelligence straniere hanno semplicemente ignorato la spedizione). La maggior parte delle armi viene inviata al Jabhat al-Nusra, un gruppo islamico legato ad al-Qaida. Dopo aver ricevuto le armi, i gruppi armati di Jabhat al-Nusra azzardano interventi in Libano impegnando Hezbollah nella roccaforte sciita della valle della Bekaa, cercando di farla finita con un alleato di Bashar Assad. Sono diventati abbastanza forti da lanciare offensive in alcune aree della Siria. Le azioni di combattimento vanno avanti con intense attività terroristiche, per esempio, un altro attentato sanguinario ha avuto luogo nel cuore di Damasco, nei pressi della sede del Baath, non lontano dall’ambasciata russa, provocando la morte di decine civili, tra cui molti bambini di una scuola vicina. Secondo le Nazioni Unite, almeno 70 mila persone hanno perso la vita in Siria, a seguito dello scontro tra le forze governative e i ribelli. Due colpi di mortaio sono esplosi nello stadio Tishreen di Damasco, quando gli atleti si stavano allenando. Secondo SANA, un giocatore della squadra di calcio Watbah è stato ucciso, e due suoi compagni sono rimasti feriti.
Gli eventi del Medio Oriente non sono ignorati nella parte musulmana dei Balcani. Le forniture di armi alla Siria non sono un’eccezione. Dopo aver messo a tacere i fucili lì, i movimenti e le organizzazioni radicali islamici hanno iniziato a svolgere le loro attività sotto copertura, ma oggi sono venute alla luce. Il motivo è che gli estremisti si sentivano a loro agio in Europa fino a quando non hanno iniziato a vietargli l’ingresso e la cittadinanza in molti Paesi del continente, spingendoli a recarsi in altri posti. (3) In passato al-Qaida ha sostenuto i suoi sodali in Kosovo e Bosnia, inviando veterani e armi. Ora vuole che i debiti siano pagati. Gli emissari di al-Qaida non hanno intenzione di ridurre le loro attività nei Balcani. Mentre infuriava la guerra in Bosnia-Erzegovina, circa duemila militanti provenienti dai Paesi arabi vi si recarono per gettarsi nella mischia. Alcuni di loro avevano legami diretti con Usama bin Ladin. Dopo la fine della guerra, a seguito degli accordi di Dayton, molti rimasero nel Paese e ne divennero cittadini. L’Arabia Saudita finanziò la moschea re Fahd di Sarajevo, che si crede sia la sede dei militanti wahhabiti. Atti terroristi vengono commessi dagli islamici nella Repubblica. Per esempio, il 23enne Mevlid Jasarevic, proveniva dalla Serbia, dalla regione meridionale del Sangiaccato, per sparare con il fucile presso l’ambasciata degli Stati Uniti di Sarajevo, ferendo gravemente un poliziotto. Una bomba è esplosa alla stazione di polizia del distretto di Bugojno, uccidendo un poliziotto e ferendone sei. Fu opera di un locale militante wahhabita.
Naturalmente, l’occidente è ben consapevole di tali attività. Un rapporto della NATO dedicato alle minacce islamiche in Europa, parla di un gruppo basato in Bosnia-Erzegovina denominato  Gioventù attiva islamica – AIY. I mujahidin bosniaci istruiscono al terrorismo i membri del gruppo, sulle tecniche di manipolazione degli esplosivi, per esempio. All’inizio di questo febbraio, radicali albanesi hanno dichiarato la costituzione del “Movimento islamico per l’Unità” o LISBA, considerato in occidente come il primo Partito davvero fondamentalista nei Balcani. Il partito è registrato e si sta preparando alle elezioni parlamentari del Kosovo. LISBA ha un leader pubblico, Arsim Krasniqi, anche se Fuad Ramiqi è ampiamente indicato come la figura dominante. È noto per essere legato alla rete fondamentalista musulmana europea guidata dall’islamista Tariq Ramadan, una celebrità mediatica, e dal predicatore dell’odio del Qatar Yusuf al-Qaradawi. Ha legami con il più moderato Partito dell’Azione Democratica SDA in Bosnia-Erzegovina, e con organizzazioni simili in Macedonia. Ramiqi ha protestato contro il divieto alle ragazze di portare il velo (hijab) nelle scuole pubbliche del Kosovo. (4)
Questa è solo la cima dell’iceberg. La radicalizzazione della popolazione in Kosovo è aggravata  dalla disoccupazione totale e dalla diffusa criminalità. L’auto-proclamata indipendenza del Kosovo, sostenuta dall’occidente, ha dato ben poco alla gente comune, non c’è da sorprendersi che sia vulnerabile alla propaganda islamista. Alcuni kosovari sono legati al contrabbando di armi, si comportano come istruttori sul loro uso in Siria, arricchendo la propria esperienza in combattimento. Flussi di droga già inondano l’Europa. In futuro, si potrà aggiungervi la riesportazione delle competenze belliche per difendere i diritti dei musulmani europei. La politica dell’occidente in Siria è miope. Perdendo il controllo sugli eventi in questo Paese, in realtà, offre rifugio ai terroristi, e si affaccia la prospettiva di far riversare in Europa un furioso terrorismo. I focolai dell’estremismo islamico, apparsi con la complicità dell’occidente nella ex Jugoslavia, vengono di nuovo scatenati dall’influenza degli eventi in Medio Oriente. L’Europa sembra essere minacciata da un grande incendio…

*Il missile anticarro Fagot è un’arma che risale al 1970, difficilmente costituirà un serio problema per i carri armati siriani, quasi tutti dotati di corazze reattive. Riguardo al missile Kornet, Debka sparge disinformazione, come al solito, poiché non è mai stato esportato in Jugoslavia, ma in Turchia sia. (NdT)
(1) Debka
(2) Zman
(3) Iimes.ru
(4) Weekly Standard
La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
Tratto da:
I ribelli siriani ricevono armi dal Kosovo e dalla Bosnia | Informare per Resistere
- - - - - - - - - - 

Trarre delle conclusioni ci porterebbe inevitabilmente ad affrontare un'analisi dai risvolti troppo ampi per poche righe. A quali paesi fa comodo il conflitto? A chi interessa l'avvento al potere di estremisti islamici camuffati da rivoluzionari? A chi fa comodo mantenere al potere Al-Assad?

Nel quadro geopolitico globale ogni paese ha i propri interessi: ogni superpotenza ha interesse a mantenere o stabilire le proprie aree di influenza, il proprio controllo sulle risorse, il controllo su governi allineati o non allineati.

Nello stesso contesto contano anche i criminali che dal traffico di armi traggono vantaggi economici e gli estremisti che vogliono una moschea in più e una chiesa in meno.

L'unica cosa che appare chiara è che la guerra che si combatte all'interno dei confini syriani, fa gli interessi strategici di molti altri paesi, oltre a fare la fortuna di altrettanti criminali senza scrupoli che trafficano e commerciano armi.
Altrettanto certo è che del popolo della Syria non interessa niente a nessuno, l'importante è che continui a combattere in modo che nessuna delle parti in lotta prevalga sull'altra.

sabato 17 dicembre 2011

Politica americana e legami con il terrorismo?

Pur sedendo sempre e comunque dalla parte del torto, visto che tutti gli altri sbandierano la ragione in termini diametralmente opposti dai nostri;
Pur senza alcuna pretesa di essere letti da qualcuno;
Fa piacere vedere che anche altre e ben più autorevoli persone, si siedano coraggiosamente dalla stessa parte nostra.

L'articolo che segue è pubblicato per intero sul sito www.globalresearch.ca.
Affronta un tema tabù, ovvero la cooperazione tra Stati Uniti ed Al-Qaeda, attraverso un ragionamento basato su fatti e su fonti propriamente elencate.

L'articolo originale in lingua inglese risponde al seguente link: www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25829 e abbraccia una serie eventi che vanno dalla guerra in Bosnia a quella nel Kosovo per finire a quella fatta alla Libya.

Di seguito riportiamo una parte dell'articolo tradotto in italiano come è stato pubblicato sul sito it.calameo.com/read/00104163399165ba0304f.
Max
- - - - 

L'alleanza Stati Uniti-Al Qaeda: Bosnia, Kosovo ed ora Libia. Washington è collusa con i terroristi
del Prof. Peter Dale Scott

Fonti: Global Research, 29 luglio, 2011
The Asia-Pacific Journal Vol 9, Issue 31 No 1, August 1, 2011
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25829

Traduzione di Dario Gregorutti

(...) Bosnia
Gli interventi di Clinton in Bosnia e Kosovo sono stati presentati come umanitari. Ma entrambe le parti avevano commesso atrocità in quei conflitti, e anche Washington, come i media occidentali, ha minimizzato le atrocità musulmane a protezione dei suoi interessi.

La maggior parte degli americani sono consapevoli del fatto che Clinton ha inviato le forze Usa in Bosnia per far rispettare gli accordi di pace di Dayton, dopo aver ben pubblicizzato le atrocità serbe, come il massacro di migliaia di musulmani a Srebrenica. Grazie ad un'azione energica da parte della ditta di pubbliche relazioni Ruder Finn, gli americani hanno sentito molto sul massacro di Srebrenica, ma molto meno sulle decapitazioni e altre atrocità, che l'hanno preceduto, commesse da parte dei musulmani e che hanno contribuito alla vendetta serba.

Una delle principali ragioni per l'attacco serbo a Srebrenica è stato quello di rispondere agli attacchi armati provenienti dai villaggi vicini: "fonti di intelligence hanno detto che queste molestie hanno fatto scattare l'attacco serbo contro i 1.500 difensori dentro l'enclave musulmana." Il generale Philippe Morillon, comandante delle truppe Onu in Bosnia-1992-1993, ha testimoniato all'ICTY (Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia) che le forze musulmane stanziate a Srebrenica "hanno ingaggiato attacchi durante le vacanze ortodosse distruggendo villaggi e massacrando tutti gli abitanti. Questo ha creato un livello di odio straordinario nella regione "

Secondo il Prof. John Schindler:

Tra maggio e dicembre 1992, le forze musulmane hanno ripetutamente attaccato i villaggi serbi intorno a Srebrenica, uccidendo e torturando i civili, alcuni sono stati mutilati e bruciati vivi. Anche gli amministratori per Sarajevo hanno dovuto ammettere che le forze musulmane a Srebrenica ... hanno assassinato oltre 1.300 serbi ... e hanno fatto pulizia etnica in una vasta area.

L'ex ambasciatore statunitense in Croazia Peter Galbraith in seguito ha ammesso in un'intervista che l'amministrazione statunitense era a conoscenza di "piccoli numeri di atrocità" commesse dagli stranieri mujaheddin in Bosnia, ma ha respinto tali atrocità come "nell'insieme delle cose, una questione marginale."

Altre fonti rivelano che Washington ha dato tacita luce verde alla Croazia per l'armamento e l'aumento della presenza musulmana a Srebrenica. Ben presto aerei C-130 Hercules - alcuni dei quali, ma non tutti, iraniani - hanno paracadutato armi ai musulmani, in violazione dell'embargo internazionale che gli Stati Uniti ufficialmente rispettavano. I mujaheddin arrivati erano perlopiù arabo-afghani. Molti dei lanci e alcuni dei mujaheddin erano invece a Tuzla, a 70 chilometri da Srebrenica.

Secondo The Spectator (Londra), il Pentagono usava altri paesi come la Turchia e l'Iran in questo flusso di armi e guerrieri:

Dal 1992 al 1995, il Pentagono ha assistito con il trasporto migliaia di elementi islamici mujaheddin ed altri dall'Asia centrale all'Europa, per farli combattere a fianco dei musulmani bosniaci contro i serbi. .... Come parte della ricerca del governo olandese sul massacro di Srebrenica del luglio 1995, il professor Wiebes Cees dell'Università di Amsterdam ha redatto una relazione dal titolo 'Lo spionaggio e la guerra in Bosnia', pubblicato nell'aprile 2002. In essa egli dettaglia l'alleanza segreta tra il Pentagono e gruppi radicali islamici del Medio Oriente, e gli sforzi fatti per aiutare i musulmani della Bosnia. Nel 1993 c'era una grande quantità di armi di contrabbando attraverso la Croazia per i musulmani, organizzato da agenzie clandestine di Stati Uniti, Turchia e Iran, in associazione con una serie di gruppi islamici che comprendeva mujaheddin afgani ed i filo-iraniani Hezbollah. Armi acquistate da Iran e Turchia, con il sostegno finanziario dell'Arabia Saudita, sono state trasportate dal Medio Oriente in Bosnia - ponti aerei con i quali, puntualizza Wiebes, gli Stati Uniti sono stati 'molto coinvolti' .

Il resoconto dettagliato di Cees Wiebes è basato su anni di ricerche e documenti sia sulle responsabilità americane sia sulle vigorose smentite americane:

Alle 17.45 il 10 febbraio 1995, il capitano norvegese Ivan Moldestad, un pilota d'elicottero del distaccamento norvegese (NorAir), stava sulla porta del suo alloggio temporaneo alle porte di Tuzla. Era buio, e improvvisamente udì il suono delle eliche di un aereo di trasporto che si avvicina, ma era inequivocabilmente un quadri-motore Hercules C-130. Moldestad ha notato che l'Hercules era stato scortato da due caccia, ma non poteva dire con precisione il loro tipo a causa del buio. Ci sono stati altri avvistamenti di quel volo notturno segreto alla Tuzla Air Base (TAB). Anche una sentinella che era di guardia al di fuori dell'unità medica norvegese delle Nazioni Unite a Tuzla ha sentito e visto le luci dell'Hercules e dei caccia a reazione di accompagnamento. Altri osservatori delle Nazioni Unite, facendo uso di attrezzature di visione notturna, hanno visto l'aereo cargo e gli aerei da combattimento in questione. Le relazioni sono state immediatamente trasmesse al Combined Air Operations Center della NATO (CAOC) di Vicenza e il UNPF Deny Flight Cell a Napoli. Quando Moldestad ha telefonato Vicenza, gli dissero che non c'era nulla nell'aria quella notte, e che egli doveva essersi sbagliato. Quando Moldestad insistette, la connessione fu interrotta.

I voli segreti ed i lanci notturni di armi dai C-130 da carico su Tuzla hanno causato grande agitazione all'interno dell' UNPROFOR e nella comunità internazionale nei mesi di febbraio e marzo 1995. Quando è stato chiesto a un generale britannico egli ha risposto con grande certezza alla questione dell'origine delle forniture segrete tramite la TAB (Tuzla Air Base): “Sono stati gli americani a fornire le armi. Non c'è dubbio su questo. E società private americane sono state coinvolte in queste consegne.” Questa non è stata una risposta sorprendente, perché questo generale ha avuto accesso ad informazioni raccolte da un'unità del Servizio British Special Air (SAS) a Tuzla. L'aereo era arrivato nel raggio delle attrezzature speciali di visione notturna di questa unità, e gli inglesi videro l'atterraggio. È stata la conferma che una operazione clandestina americana aveva avuto luogo, nella quale sono state fornite armi, munizioni e apparecchiature di comunicazione militare all'Esercito della Bosnia-Erzegovina (ABiH). Queste operazioni notturne hanno portato molta costernazione in seno all'ONU e alla NATO, e sono state oggetto di innumerevoli congetture.

Wiebes menziona la possibilità che i voli dei C-130, alcuni dei quali si dice siano decollati da una base dell' Air Force USA in Germania, erano in realtà controllatati dalle autorità turche. Ma il coinvolgimento degli Stati Uniti è stato rintracciato tra le elaborate manovre di insabbiamento, per il fatto che i velivoli AWACS degli Stati Uniti o quelli con equipaggio statunitense, che avrebbero dovuto fornire una registrazione dei voli segreti, sono stati ritirati dal servizio nei momenti importanti.

Una sintesi esaustiva della relazione di Wiebes è stata pubblicata sul Guardian:

Il rapporto olandese rivela come il Pentagono ha stretto un'alleanza segreta con i gruppi islamici in un'operazione stile Iran-Contra.

Gli Stati Uniti, i gruppi di intelligence turca e iraniana hanno lavorato con gli islamisti in quello che il rapporto olandese chiama il "condotto della Croazia". Armi acquistate da Iran e Turchia e con il finanziamento dall'Arabia Saudita sono state fatte affluire in Croazia inizialmente dalla compagnia aerea ufficiale iraniana, Iran Air, e successivamente da una flotta “in nero” di velivoli C-130 Hercules.

Nel rapporto si dice che furono trasportati anche combattenti mujaheddin, e che gli Stati Uniti erano "molto coinvolti" nelle operazioni in flagrante violazione dell'embargo. I servizi segreti britannici hanno ottenuto documenti che provano che anche l'Iran ha organizzato consegne di armi dirette in Bosnia.

L'operazione è stata promossa dal Pentagono, piuttosto che dalla CIA, che è stata cauta nell'usare gruppi islamisti come canale per le armi, e nel violare l'embargo. Quando la CIA ha cercato di mettere il proprio personale sul terreno in Bosnia, gli agenti sono stati minacciati dai combattenti mujaheddin e dagli iraniani che li addestravano.

Le Nazioni Unite hanno incaricato l'intelligence americana di monitorare l'embargo, un fatto che ha permesso a Washington di manipolarlo a piacimento.

Nel frattempo il Centro Al-Kifah a Brooklyn, che nel 1980 aveva sostenuto la lotta "arabo-afghana" in Afghanistan, ha rivolto la sua attenzione alla Bosnia.

Il bollettino in lingua inglese di Al-Kifah, Al-Hussam (La Spada), ha cominciato a pubblicare aggiornamenti regolari sulle azioni jihad in Bosnia .... Sotto il controllo degli accoliti di Sheikh Omar Abdel Rahman, il bollettino ha incitato aggressivamente i simpatizzanti musulmani ad aderire alla jihad in Bosnia e in Afghanistan.... La filiale bosniaca di Al-Kifah a Zagabria, in Croazia, ospitata in un moderno edificio a due piani, era evidentemente in stretta comunicazione con il quartier generale dell'organizzazione a New York. Il vice direttore dell'ufficio di Zagabria, Hassan Hakim, ha ammesso di ricevere tutti gli ordini ed i finanziamenti direttamente dall'ufficio principale di Al-Kifah negli Stati Uniti, in Atlantic Avenue, controllato dallo sceicco Omar Abdel Rahman.

Uno degli istruttori di Al-Kifah, Rodney Hampton-El, ha collaborato a questo programma di sostegno al reclutamento guerrieri da basi militari USA come Fort Belvoir, anche addestrandoli nel New Jersey a diventare combattenti. Nel 1995 Hampton-El fu processato e condannato per il suo ruolo (insieme al capo di al-Kifah, lo sceicco Omar Abdel Rahman) nel complotto per far saltare punti nevralgici di New York. Al processo, Hampton-El ha testimoniato come gli furono personalmente dati migliaia di dollari per questo progetto dal principe ereditario saudita Faisal, nell'ambasciata saudita a Washington.

Circa in quel periodo, Ayman Al-Zawahiri, oggi leader di al Qaeda, venne in America per raccogliere fondi nella Silicon Valley, dove fu ospitato da Ali Mohamed, un agente doppiogiochista degli Stati Uniti veterano delle Forze Speciali dell'Esercito degli Stati Uniti, che era stato grande istruttore presso la moschea di Al-Kifah. Quasi certamente la raccolta fondi di Al-Zawahiri è stata a sostegno dei mujaheddin in Bosnia, che secondo a quanto è stato riferito era all'epoca la sua preoccupazione principale. ("L'edizione asiatica del Wall Street Journal ha riportato che, nel 1993, Bin Laden capo di Al-Qaeda aveva nominato lo sceicco Ayman Al-Zawahiri, secondo in comando, a dirigere le sue operazioni nei Balcani").

Il dettagliato rapporto di Wiebes e le nuove notizie basate su di esso, confermano le precedenti accuse mosse nel 1997 da Sir Alfred Sherman, consigliere di Margaret Thatcher e co-fondatore dell'influente istituto di destra e nazionalista Centre for Policy Studies, secondo cui "Gli Stati Uniti hanno incoraggiato e facilitato l'invio di armi ai musulmani attraverso l'Iran e l'Europa dell'Est - un fatto che all'epoca era negato da Washington, di fronte a prove schiaccianti" Questo faceva parte delle sue tesi:

La guerra in Bosnia è stata una guerra americana in tutti i sensi. L'amministrazione americana ne ha aiutato l'avvio, l'ha mantenuta, ed ha impedito che la guerra finisse presto. In effetti tutte le indicazioni sono che intende continuare la guerra in un prossimo futuro, non appena i suoi protetti musulmani saranno armati ed addestrati.

In particolare, Sherman accusa il segretario di Stato Lawrence Eagleburger, di aver istruito, nel 1992, Warren Zimmerman, ambasciatore americano a Belgrado, a convincere il presidente bosniaco Izetbegovic a rinnegare il suo accordo per preservare l'unione bosniaco-croata-serba, e invece accettare aiuti americani per l'indipendenza dello stato bosniaco.

lunedì 11 luglio 2011

Olanda condannata per la strage di Srebrenica...

La sentenza d'appello di qualche giorno fa ha ribaltato il precedente verdetto della Corte Internazionale dell'Aja del 2008.

In quello'occasione era stata negata ogni responsabilità riguardo al massacro di Srebrenica da parte del Contingente Olandese ONU posto a protezione dell'enclave bosniaca durante il conflitto del 1995.

La sentenza di appello ha condannato lo Stato olandese al risarcimento dei familiari di tre delle vittime della strage, affermando che le truppe olandesi non potevano non sapere che i civili consegnati al Generale Ratko Mladic andavano incontro a morte certa.

Ironicamente la sentenza giunge quasi in concomitanza con la ricorrenza della strage di Srebrenica dell'11 Luglio 1995.

Finalmente un primo atto di giustizia che sicuramente non sminuisce le responsabilità di Mladic, esecutore del massacro, ma onora la verità dei fatti e non la verità costruita e passata alla storia. 
La responsabilità di un massacro di 8000 civili non può stare e non sta nelle mani di un solo uomo. 

Questa sentenza riconosce finalmente la responsabilità dei "caschi blu" olandesi. Non è che un primo passo verso la verità e la giustizia poiché l'iniziativa delle così dette "Madri di Srebrenica" (associazione dei parenti delle vittime della strage), ha da molto tempo intrapreso una battaglia legale per contestare la non imputabilità dell'ONU e per portare davanti al Tribunale la stessa istituzione che ha mal organizzato e mal gestito la protezione dell'enclave di Srebrenica durante la guerra di Bosnia.

sabato 28 maggio 2011

Rekom, la verità sulle guerre in ex Jugoslavia | Osservatorio Balcani e Caucaso

"...Decine di migliaia di persone nei Balcani stanno firmando per sostenere il progetto della Rekom, un'iniziativa regionale volta ad accertare i fatti avvenuti durante i dieci anni di guerre in ex Jugoslavia..."

"...Nelle intenzioni dei proponenti, Rekom sarà una commissione regionale inter-statale, sostenuta economicamente dai diversi governi, che metteranno a disposizione le informazioni sugli eventi bellici in loro possesso..."

"...Rekom darà voce alle vittime con momenti di ascolto pubblico e confronto. Non saranno prese in considerazione solo le vittime di crimini di guerra, ma anche quelle che hanno sofferto per la guerra in senso lato, dagli sfollati a chi è dovuto fuggire all'estero per sfuggire alla coscrizione obbligatoria..."


Articolo completo su: Rekom, la verità sulle guerre in ex Jugoslavia Osservatorio Balcani e Caucaso

From: www.balcanicaucaso.org

venerdì 27 maggio 2011

Colpevoli e Innocenti


L’arresto del Generale Ratko Mladic, come già al tempo l’arresto di Radovan Karadzic, ci fa riflettere e fare alcune considerazioni.

Adesso che i due criminali di guerra sono in “gabbia” e le indagini terminate, che cosa rimane da fare tranne che condannarli e chiudere per sempre il capitolo guerra di Bosnia!!

Non è così semplice:
Prima di essere condannarti, i due “boia dei balcani” andranno giudicati e giudicati non significa istituire un altro processo di Norimberga come dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Oggi serve che qualcuno porti delle prove davanti al Tribunale. Le prove le doveva cercare un pool di investigatori a disposizione della Procuratore internazionale dell’ICTY e ad oggi non si può dire che gli sia mancato il tempo.

A Norimberga i nazisti portati davanti alla corte erano condannati a priori, la fortuna di pochi poteva essere una condanna a 20 anni anziché la pena di morte. Insomma, dopo oltre mezzo secolo, possiamo dire senza paura di essere in errore, che il processo di Norimberga contro i nazisti non fu esattamente un processo equo o che desse la piena possibilità di difendersi.

All’Aja Mladic verrà giudicato da una delle istituzioni più garantiste al mondo. Come è successo per altri incriminati illustri, il Tribunale per i Crimini della ex Yugoslavia (ICTY), garantisce il diritto alla difesa, il rispetto delle condizioni di salute e tutte le garanzie che si devono ad un imputato in ogni paese civile.

Tutto questo è bene per l’accusato e per l'andamento del processo stesso, altrimenti sarebbe meglio finire ammazzati senza processo come è capitato a Mussolini nel 1945 a Giulino di Mezzagra o a Che Guevara nel 1965 in Bolivia. E’ bene dare la possibilità di difendersi e di riferire su fatti già pretenziosamente dati alla storia sotto una luce diversa. E' sempre positivo conoscere i fatti sotto punti di vista diversi, ad esempio per come sono conosciuti dall’accusato.

Facciamo alcuni esempi:
storicamente è già noto a tutti che Mladic ha massacrato 7500 civili a Srebrenica durante la guerra di Bosnia. Alcuni non sanno che la responsabilità politica di quell’evento è dell’allora presidente bosniaco Radovan Karadzic, ma i più non sono al corrente, perché se ne parla poco o non se ne parla affatto, che a protezione di Srebrenica c’era un contingente olandese di caschi blu delle Nazioni Unite che non ha riportato vittime a differenza della popolazione civile che fu massacrata.

Ciò che si dice ancora meno è che il comando dei caschi blu, era a conoscenza del fatto che Mladic avrebbe attaccato la città di Srebrenica, avendo ricevuto un ultimatum in merito e anziché organizzare le difese come in altre epoche facevano i militari, o cercare di mediare una qualche specie di tregua per evacuare i civili, compito anche questo dei militari o del Segretario Generale dell’ONU, il comando abbia deciso di ritirare il contingente di pace abbandonando la popolazione civile, ignara dell’amaro destino che li attendeva.

Con tutto questo voglio dire che in un processo dove si cercherà di provare la responsabilità di Mladic, che è sicuramente molto elevata, si dovrebbero valutare anche le responsabilità, non solo morali visto che con la coscienza ognuno fa i conti nel suo intimo, ma anche materiali di tutti gli individui coinvolti che pur sapendo non hanno agito o che sapevano e hanno agito come se non sapessero.

Tutti i morti di Srebrenica e in generale tutte le vittime della guerra di Bosnia, cercano giustizia ed è un dovere morale di tutti noi popoli civili dare loro giustizia.

Giustizia significa quindi giudicare il principale imputato e materiale esecutore dei massacri, ma significa anche dare ad ognuna delle persone coinvolte la giusta percentuale di responsabilità in quello che è accaduto; una piccola percentuale potrebbe ricadere su spregiudicati segretari di stato di paesi stranieri, un’altra piccola percentuale di responsabilità su capi di stato o di governo di paesi civili, un’altra piccola parte sui contingenti militari impiegati e i loro mandati e...perché no, una minuscola percentuale di colpa sulle vittime stesse.

Giustizia si fa valutando tutti i fatti in maniera obbiettiva e senza segreti, dando ad ognuno ciò che si merita in termini di ragione o torto, condanna o assoluzione, in base a leggi e criteri condivisi e con una mano sulla coscienza da parte di chi giudica. 

Un processo proforma dove, la rabbia verso l’imputato è il sentimento prevalente, un Tribunale davanti al quale l’imputato appare come l’unico imputato e l’unico colpevole, non produce “giuste sentenze”, ma più facilmente “ingiuste vendette”.

Dimenticavo.... quanto detto comporta l’esistenza di un mondo perfetto. E’ molto più probabile che Mladic giunga alla fine dei giorni molto prima che il processo a suo carico giunga ad una sentenza, così come è avvenuto per Slobodan Milosevic.

giovedì 26 maggio 2011

Arrestato in Serbia il Genrale Ratko MLADIC

Sembra confermata la notizia dell'arresto del Generale Ratko Mladic ad opera della Polizia serba.

L'arresto sarebbe avvenuto oggi. Mladic è accusato di genocidio e crimini di guerra e del massacro di circa 7500 civili a Srebrenica, durante la guerra di Bosnia.

Dovrà essere giudicato dal Tribunale Internazionale per i Crimini della ex Yugoslavia dove è già in corso il processo all'altro grande accusato per i crimini commessi durante la guerra di Bosnia Radovan Karadzic.

Ratko Mladic era latitante da circa 10 anni, ad oggi il criminale di guerra (o presunto tale) più ricercato al mondo. L'arresto è destinato a avere ripercussioni in varie questioni internazionali.

Senza dubbio è un passo avanti per l'ingresso della Serbia nella Comunità Europea, dal momento che  adesso decadono le ragioni che fino ad oggi spingevano l'Olanda ad ostacolare l'integrazione serba. L'Olanda in particolare ma anche il Belgio, consideravano l'arresto di Mladic come un passo fondamentale e necessario per l'inizio dei negoziati di ingresso nella Comunità da parte della Serbia.

Per contro l'arresto di Mladic susciterà quasi sicuramente il risentimento di quella parte della popolazione serba che considera Mladic come un patriota e un servitore della Patria. Si tratta sicuramente di una minoranza, ma una parte della popolazione serba mantiene vivo l'interesse sulle questioni della guerra degli anni '90, in particolare sull'invasione della NATO e lo smembramento della Yugoslavia.

Indirettamente l'arresto eccellente potrebbe avere ripercussioni anche sui negoziati tra Pristina e Belgrado per la questione Kosovo, negoziati tutt'ora in corso con la mediazione della Comunità Europea.

venerdì 25 febbraio 2011

In Viaggio con Mamma...


Dalla Dalmazia all'Herzegovina. 
Attraverso Croazia e Bosnia, destinazione Medjugorje.

Da Ancona a Split (Spalato in italiano) sono 10 ore di traghetto. Con una buona sistemazione in cabina, il mare calmo e una buona colazione prima di attraccare, diventa un viaggio piuttosto piacevole e riposante.

Da Split ho sbagliato strada e anziché l’autostrada mi sono ritrovato sulla litoranea in direzione Dubrovnik. Poco male, traffico scarso e fondo stradale abbastanza buono, ci siamo goduti alcuni scorci da cartolina della costa dalmata. Mare blu e il suggestivo paesaggio con vista sulle isole della costa croata.

Poi dalla Croazia alla Bosnia Herzegovina e finalmente la meta del nostro “pellegrinaggio”… Medjugorje !!! Luogo dove la Santa Vergine è apparsa per la prima volta il 24 Giugno del 1981 a sei ragazzi del luogo.

Da quella data le apparizioni sono state frequenti e sulla collina dove la Santa Vergine si è rivelata, è stata costruita una statua a testimonianza della santità del luogo.

Il cammino per raggiungere la collina è abbastanza duro, un percorso di pietre che dal paese si inerpica per più di un chilometro fino al luogo delle apparizioni, oramai metà di migliaia di pellegrini ogni anno.

Ho comprato un bastone da trekking per Mamma e in un tempo sorprendentemente buono siamo arrivati a destinazione. La giornata è limpida ma ventosa e la temperatura intorno ai 7°C. Abbastanza per non sentire freddo, soprattutto durante la “scalata” verso la collina.

Medjugogje è un paesino dell’Herzegovina che ad oggi sembra un cantiere. La stagione turistica non è ancora iniziata e sembra che tutti gli abitanti siano intenti a costruire o ristrutturare qualche cosa, tanti sono i cantieri e i mezzi d’opera in circolazione.

Al centro del paese sorge la moderna chiesa dell’apparizione. Struttura capiente ma che si riempie facilmente di fedeli anche in questa stagione, per assistere alla messa celebrata  in varie lingue e da molti sacerdoti provenienti da ogni dove con il loro seguito di pellegrini.


Un ampio spazio sul retro della chiesa ospita un numero incredibile di panche e posti a sedere oltre ad un maxi schermo. Testimonianza che durante la stagione dei pellegrinaggi, l’interno della chiesa non è sufficiente per ospitare tutti i pellegrini che vi si riuniscono.

Al di fuori dal comprensorio della chiesa e all’esterno del cortile, il paese di Medjugorje sembra vivere di attività commerciali tra piccole pensioni, nessuna delle quali di lusso ma tutte molto accoglienti e gestite da persone ospitali; ristoranti e soprattutto negozi di souvenir religiosi di ogni genere e in tutte le lingue. 
I prezzi sono comunque contenuti sia per i souvenir religiosi, sia per le sistemazioni in Hotel e anche per mangiare.


La nostra sistemazione all'Hotel "Pax" da Ivan è stata una buona soluzione ad un prezzo veramente ottimo e con una splendida e amichevole ospitalità. 


Medjugorje è sicuramente un luogo da visitare per i credenti di fede cattolica. Per me è stata anche la prima occasione per fare una bella vacanza con Mamma.

“Tutto bene”.

martedì 18 gennaio 2011

Kravice Water Falls


Kravice è una località della Bosnia Herzegovina.

Circa 30 minuti di strada da Mostar, si raggiunge agevolmente in macchina.

Aperta campagna, la zola è nota per le omonime cascate e attrae molta gente in estate per l'ampia area verde circostante. 

Le cascate somo bellissime d'estate e altrettanto belle e impetuose d'inverno.

Bella visita, io ci sono andato il 29 Dicembre del 2010.

martedì 4 gennaio 2011

Sarajevo e la Storia

Qualche giorno fa sono stato a Sarajevo. Nonostante i segni dell'ultima guerra siano ancora visibili in alcune zone, la città è tornata all'antico splendore e ancora di piu' con tanti centri commerciali e nuove costruzioni.

La città vecchia, ricostruita e ristrutturata, ha il suo fascino e testimonia la passata dominazione ottomana.

Ma la cosa che per me è stata piu' emozionante, è sicuramente stare in piedi nel marciapiede, in quell'angolo di strada di fronte al Ponte Latino, dove Gavrilo Princip, il 24 Giugno del 1914, giorno di San Vito, sparo' uccidendo l'Arciduca Francesco Ferdinando, in visita alla città di Sarajevo, amministrata dall'Austria-Ungheria.

La morte di Francesco Ferdinando a Sarajevo, per mano del dissidente Gavrilo Princip (nella foto), è l'evento che storicamente facciamo coincidere con l'inizio della prima guerra mondiale.

Proprio a questo ho pensato quando per pochi minuti mi sono fermato nello stesso medesimo angolo di strada, con la stessa prospettiva sul panorama circostante che aveva Princip quel giorno del 1914.

In quel luogo in un momento diverso, è iniziata una delle piu' terribili guerre che la storia ricordi....

venerdì 31 dicembre 2010

Mostar



Sono stato a Mostar !! Nella regione dell'Herzegovina, nell'odierna Bosnia i Herzegovina, regione dove negli ultimi anni si sta sviluppando ulteriormente la coltivazione della vite e dove si produce un ottimo vino, sia rosso che bianco. 

Mostar è una città di circa 100.000 abitanti attraversata dal fiume Neretva, a meno di 30 chilometri da Medjugorje, famosa meta di pelligrinaggi religiosi fono dal 1981.

Insediamento antico, ha visto il suo maggior sviluppo durante la dominazione ottomana della zona. 

Il famoso Ponte Vecchio di Mostar, fu finito di costruire negli ultimi anni del 1500. Al suo posto sorgeva un ponte di ferro che fu ricostruito ad opera dei cittadini di Mostar in un ponte di pietra, con il benestare e l'aiuto dei turchi (ottomani), specialmente per la progettazione.

Il ponte di pietra venne poi distrutto da colpi di artiglieria durante la guerra di Bosnia nel 1993 e ricosctruito negli anni a seguire (ultimato nel 1997) con finanziamenti dell'UNESCO di cui Mostar è patrimonio artistico mondiale.

Durante la guerra di Bosnia, la città di Mostar fu prima assediata dalle truppo serbe, che diedero vita ad un'aspra lotta contro l'alleanza croata e musulmana.

L'alleanza così composta riusci a respingere gli attacchi serbi e allontanarli dalla città, con il relativo esodo delle popolazioni di etnia serba. Questo fu solo il preludio ai futuri scontri tra le due fazioni dell'allenanza musulmano-croata che iniziarono una dura lotta tra loro.

Ad oggi la città di Mostar è un luogo pacifico e meraviglioso nonostante le due principali etnie croata e musulmana, vivano prevalentemente separate sui dui lati del fiune Neretva. La popolazione serba compre circa il 4% del totale, ma il ritorno di questa etnia è ancora difficoltoso.

L'accoglienza che ho avuto a Mostar, da parte della gente è stata incredibile. Persone gentili nei modi che non fanno mai mancare un sorriso. Questo unito alla bellezza di una città antica, costruita in pietra e legno, con i tetti di pietra tipici dell'Herzegovina, attraversata da impetuosi corsi d'acqua che si insinuano tra le costruzioni e i ponti, fa si che il soggiorno sia piacevole e rilassante.

Mostar... una visita bellissima !!!