"Qui passo gli anni, abbandonato, oscuro, senz'amor, senza vita; ed aspro a forza tra lo stuol de' malevoli divengo: qui di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini divengo..." (G. Leopardi)

lunedì 17 settembre 2012

Sul traffico di organi dell'UCK durante la guerra del Kosovo


Questo video che non si vede, ma che si può vedere su youtube, è un'intervista andata in onda in Serbia sul canale serbo RTS. Si tratta del "testimone chiave" che riferisce in merito al traffico di organi. L'intervista è in lingua albanese con sottotitoli in serbo. 
L'oramai famoso testimone degli espianti illegali di organi, venduti sul mercato nero durante gli anni della guerra in Kosovo, conoscerebbe i fatti avendo preso parte agli espianti personalmente.
Nell'intervista in questione, l'uomo avrebbe descritto il modus operandi degli epianti, in particolare avrebbe descritto un espianto di cuore su un prigioniero, senza anestesia.

Benché alcuni media abbiano riportato la notizia senza porsi domande su chi sia in realtà questo testimone chiave e quali siano le sue motivazioni, per parlare (confessare) dopo così tanto tempo, domande che a noi sorgono spontanee e che a nostro modo di vedere meritano una risposta per avvalorare la testimonianza e rendere il testimone attendibile, si tratta sicuramente di un passo avanti verso la verità, dal momento che fino ad ora, quasi tutti gli organi preposti a fare chiarezza e soprattutto a fare giustizia, avevano la tendenza a farci credere che si trattasse solo di storie inventate. Tra questi le autorità "kosovare indipendenti".

Tanto c'è da fare prima che tutta la verità venga portata alla luce.
Processare e punire i colpevoli del traffico è la prima mossa, ma visto che" è ladro sia chi ruba sia chi tiene il sacco" bisogna anche capire a chi erano destinati gli organi espiantati, come facevano ad arrivare a destinazione e dove.

Di seguito alcuni link a siti che hanno riferito sull'argomento:
http://www.blitzquotidiano.it/video/traffico-organi-kosovo-intervista-choc-cuore-anestesia-1340349/
http://www.tio.ch/Estero/News/698268/Kosovo-traffico-organi-a-tv-testimonianza-agghiacciante

sabato 15 settembre 2012

Aushwitz - Birkenau



 










Visita al campo di concentramento di Aushwitz e Aushwitz-Birkenau sulle tracce dell'olocausto.
Solo alcune foto, nessun commento.

lunedì 10 settembre 2012

Ticinonews - Kosovo: traffico organi, giustizia serba annuncia testimone

Da tempo, ovvero da anni si sente puzza di bruciato. Da anni si continua a parlare del traffico di organi organizzato da guerriglieri dell'UCK durante la guerra del Kosovo. Da anni si parla del coinvolgimento nel traffico di organi dell'attuale primo ministro del Kosovo.

Per anni se n'è parlato con poca intenzione di approfondire, addirittura ostacolando le indagini del Procuratore Carla Del Ponte.

Se ne è parlato il meno possibile e in modo da farle sembrare solo invenzioni di qualche pazzo, almeno fino alla pubblicazione del rapporto di Dick Marty, che ha finalmente costretto la Comunità Europea a dover gestire la questione in modo più approfondito rispetto a quanto abbia fatto l'ONU fino a pochi anni fa.

Finalmente, a distanza di anni, spunta fuori un testimone. Addirittura un testimone kosovaro di etnia albanese.

Sarà il solito "pentito" che non avendo ricevuto la propria parte decide di "cantare le malefatte" proprie e altri? Oppure sarà qualcuno a cui finalmente brucia la coscienza?

Aspettiamo... fiduciosi di vedere un tardivo ma dovuto atto di giustizia.
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Ticinonews
Kosovo: traffico organi, giustizia serba annuncia testimone

Spunta un testimone nell'inchiesta internazionale sulle accuse di traffico illegale di organi umani che sarebbe avvenuto in Kosovo e Albania alla fine degli anni Novanta: la giustizia serba ha annunciato oggi che una persona afferma di avere partecipato al presunto traffico di organi appartenenti a cittadini serbi durante il conflitto.

"Abbiamo una persona che parla di una procedura medica, fatta nel nord dell'Albania, relativa a prelievi di organi su cittadini serbi durante il conflitto del 1998-99 in Kosovo" tra i guerriglieri albanesi del Kosovo e le forze serbe, ha detto il procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic.

Il procuratore ha precisato che il testimone è "un kosovaro albanese che ha partecipato al conflitto" e che afferma di avere seguito un corso di formazione per il prelievo di organi e di avere preso parte a una di queste operazioni.

Vukcevic ha inoltre sottolineato che il testimone ha "descritto il prelievo del cuore di un prigioniero serbo in un luogo vicino a Kukes (nel nord dell'Albania) alla fine del 1990". In seguito il cuore "è stato venduto sul mercato nero", ha proseguito commentando che la procedura è stata descritta nel dettaglio e che il testimone ha anche riferito del trasporto dell'organo verso l'aeroporto di Tirana.

Il presunto traffico d'organi, già oggetto di indagini condotte alcuni anni fa dalla procuratrice del Tribunale per i crimini di guerra dell'Aja Carla del Ponte e concluse senza alcun risultato, tornò di nuovo a galla alla fine del 2010 dopo un rapporto del relatore del Consiglio d'Europa Dick Marty, approvato nel gennaio del 2011 anche dall'Assemblea di Strasburgo.

Le vittime di questo presunto traffico sarebbero state prigionieri serbi detenuti dagli albanesi dell'UCK (l'ormai disciolto Esercito di Liberazione del Kosovo) presso le loro basi in Kosovo e in Albania.

ATS

lunedì 27 agosto 2012

Verrà un giorno...

Verrà un giorno in cui gli innocenti avranno giustizia e i colpevoli condannati per i loro crimini.

E' però di oggi l'ennesima brutta notizia che arriva dalla Somalia. 
Almeno cinque bambini sono rimasti uccisi nella detonazione di un ordigno inesploso con il quale inconsapevolmente, stavano giocando.

Da quanto si legge negli articoli in inglese di Africa Press News e in italiano su Avvenire.it, il fatto sarebbe avvenuto in una scuola coranica di Balal, località a nord di Mogadiscio.

Il  numero delle vittime non sarebbe ancora chiaro dal momento che nella scuola si trovavano almeno venti bambini e non si sa chi altri.  

Numeri a parte... visto che il numero delle vittime cambia a seconda di chi pubblica la notizia, il fatto tragico è che ancora una volta a fare le spese delle guerre sono bambini.
Bambini innocenti che muoiono a causa dei giochi di potere e delle battaglie religiose.

Pur essendo consapevoli di ribadire fatti ovvi, più che esprimere sconcerto e solidarietà per le vittime, o tanti sentimenti di circostanza, vogliamo puntare il dito contro i responsabili di questo ennesimo, tragico avvenimento.

Su chi ricade la colpa della morte di questi piccoli innocenti? Chi, e in che misura ne è responsabile?

Sicuramente una percentuale della colpa va data a chi ha usato quell'ordigno, una grossa percentuale!
Allo stesso tempo è colpevole chi quell'ordigno lo ha prodotto, dal momento che chi produce armi, sa esattamente quale sarà il loro scopo, ovvero quello di ammazzare qualcuno;
Molta della colpa ricade anche su quelle persone che hanno fatto in modo che quell'ordigno raggiungesse la Somalia, sicuramente lucrandoci sopra, dal momento che la Somalia non produce bombe ma le utilizza solamente, e in quantità.
Colpevoli sono anche i così detti maestri di questa scuola che probabilmente prestano attenzione spasmodica all'insegnamento a memoria del corano, ma non si sono accorti che gli allievi giocavano con qualcosa di molto pericoloso;
Nel mucchio dei colpevoli ci va di diritto anche chi facilità il traffico di armi verso la Somalia, perché senza questi sciacalli non ci sarebbero bombe da far esplodere;
Inoltre, per quanto indirettamente, sono colpevoli anche tutti coloro che da 20 anni fanno finta che in Somalia non ci sia alcuna guerra o "se ne lavano le mani";
Tutti coloro che si intromettono negli affari della Somalia (sia paesi occidentali che paesi islamici) fomentando, ignorando, tollerando o partecipando ad una guerra in atto che non vede la fine, senza una strategia mirata a salvaguardare la popolazione e mirando solamente alla formazione di una qualche istituzione formale, non rappresentativa del popolo. 
Parte della responsabilità per ogni vittima di questa situazione ricade su tutti i politici, rappresentanti di istituzioni civili e militari a livello mondiali, su tutte le persone che rappresentano organi il cui scopo formale è quello di portare la pace e che non hanno fatto abbastanza, in 20 anni, per raggiungere questa pace tanto sospirata.

Ognuno di questi individui, centinaia se non migliaia, dovrebbe sentirsi responsabile per queste ennesime vittime innocenti, ma ognuno ha almeno una frase che lo giustifica, che lo scusa, che lo assolve davanti al mondo.

Verrà un giorno però, prima o poi, in cui oltre che con le chiacchiere, ognuno sarà chiamato a fare i conti con la propria coscienza. 

Per adesso, aggiungiamo "+5" all'infinito elenco di vittime innocenti, provocate da gente senza scrupoli. 

martedì 21 agosto 2012

Virus Stuxnet: India nel "fuoco" incrociato di Usa e Iran


Sembra difficile da credere ma è assolutamente possibile. Il cyber-spazio come campo di battaglia per le nuove guerre tecnologiche. 

Non si tratta più di film di fantascienza ma di cruda realtà. 

L'articolo che segue pubblicato su net1news entra nel merito di un mondo virtuale ma dai risvolti estremamente reali.
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Virus Stuxnet: India nel "fuoco" incrociato di Usa e Iran

Tra gli esperti di cyber-sicurezza, Stuxnet è ritenuto come il virus informatico più sofisticato e la prima arma virtuale di distruzione di massa. «Stuxnet è come un missile intelligente. Rispetto a esso, la vecchia generazione di virus e di trojan, i programmi pirata, sembrano bombe grezze», dice Shantanu Ghosh, esponente di Symantec, una società di sicurezza informatica. «E’ in grado di provocare enormi danni alle infrastrutture digitali». La ragione che spiega il motivo per cui Stuxnet, catturato dai ricercatori di sicurezza informatica nel 2010, ha acquistato, da almeno un anno, questa temibile reputazione, è che la società di cyber-sicurezza Kaspersky crede che Stuxnet sia il prodotto non di alcuni singoli, ma di centri di ricerca che fanno capo a stati. Offrono motivi plausibili di aver progettato questo virus sia gli Stati Uniti sia Israele, perché il malware sembra essere stato realizzato con l’obiettivo di disabilitare e provocare confusione all’interno del programma nucleare iraniano, prendendo di mira diversi componenti prodotti da Siemens, usati dalle macchine all’interno dei centri di ricerca dove viene portato avanti il programma. Anche se né gli Stati Uniti né Israele non hanno ammesso la propria responsabilità nella progettazione e nella diffusione del virus, i rapporti sostengono che Stuxnet ha colpito al fine di far deragliare il cammino iraniano verso il nucleare. Questo attacco è stato seguito da Duqu, un virus rintracciato l’anno scorso, che era stato progettato per carpire informazioni da computer in Iran e in molti altri paesi del Medio Oriente. Qualche mese fa l’Iran è stato colpito da Flame, che si ritiene, quasi certamente, essere frutto del lavoro di agenzie statali.

Stuxnet, Duqu e Flame hanno agito come, appunto, eccellenti missili guidati. Come è solito in ogni attacco portato con armi "intelligenti", puntuali sono gli “effetti collaterali”: e, infatti, sembra che siano in circolazione altre armi virtuali difficili da controllare e governare. Gli esperti di sicurezza informatica ritengono che ci sono diverse versioni di questi programmi dannosi, e, sfortunatamente, non tutti sono sotto il controllo dei soggetti che li hanno creati. Recentemente, il Pakistan ha respinto le accuse dell’India, che lo accusava, attraverso i suoi funzionari, di aver attuato un attacco informatico contro Mumbai. Senza voler entrare nella questione, che è molto complessa e richiederebbe un altro contesto, qui ci limitiamo a rilevare che il 19 luglio 2011 il Computer Emergency Response Team for India aveva segnalato la prima infezione di Stuxnet in India. Ma era troppo tardi. Kaspersky calcola che a settembre dello stesso anno, Stuxnet avevainfettato più di 80.000 computer in India. Un’altra società di sicurezza informatica, ESET, riporta la notizia che il virus ha infettato anche alcuni computer degli Stati Uniti. «A fine dell’anno, l’India è risultato il terzo paese più infettato da Stuxnet, dopo l’Iran e l’Indonesia. L’India è, anche, l’ottavo paese più colpito da Duqu. Abbiamo anche trovato un server di comando e di controllo per Duqu in Mumbai», afferma Shantanu Ghosh. In estrema sintesi: verosimilmente è in atto una cyber-war tra l’Iran e altri paesi e l’India è stata presa nel fuoco incrociato.